Ubi Petrus ibi Ecclesia

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"Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa" (Mt 16, 18).

Il 29 giugno, solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, è marcato dalla a scena accaduta nella regione di Cesarea di Filippo, quando Gesù chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?".

E prima della risposta forte e chiara di Pietro - non avrebbe potuto essere altri che lui! - "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente", il Maestro definì la figura che nel corso dei secoli e fino alla fine dei tempi sarebbe stata il fondamento della Chiesa, istituzione nata dall'amore di Dio per gli uomini e sacramento di salvezza.


Il popolo cristiano, sostenuto dalle fonti della Rivelazione, della Scrittura e della Tradizione, così come dalla testimonianza dei Santi Padri, ha sempre sostenuto la convinzione che nasce dalla fede che "dove è Pietro la è la Chiesa". Il che significa che questo stesso popolo conosce con certezza il percorso che porta alla salvezza, guidato dalla Chiesa e dal Papa. Quello stesso popolo cristiano, semplice e coerente finirà per dare i successori di Pietro il nome di Vicario di Cristo, cioè, colui che fa le veci di Cristo.


Il Papa, da San Pedro all’attuale Papa Francesco, è la ferma sicurezza di cui gode la Chiesa contro le tempeste di ogni genere che ha subito e subirà fino alla fine del mondo. Il Papa, "perpetuo e visibile fondamento dell'unità", che accompagna e guida la Chiesa sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, è la migliore garanzia perché questa creazione divina che è la Chiesa sempre esca vittoriosa, anche se i poteri dell'inferno, del male, del mondo, si scagliano contro di essa.


Le parole di Gesù - 'Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle' - ci dicono molto chiaramente che la missione di Pietro, del Papa, è quello di custodire tutto il gregge del Signore, senza eccezione e cercare anche le altre pecore che non sono nell’ovile, perché l'amore di Dio è offerto a tutti e non solo alcuni.


Che cosa si aspetta da noi un giorno così denominato come il “Giorno del Papa”?

Preghiera, amore e rispetto.

Viviamo questa consegna coniata nella Chiesa dall’antico slogan: "cum Petro et sub Petro". Sì, in lui vediamo Cristo stesso. Quindi tutti i Papi - 266 fino ad oggi – meritino la considerazione propria di un figlio di Dio che ama la Chiesa.


Sono da rifuggire quei calcoli umani e niente affatto coerenti che potrebbero indurre a dire “questo Papa sì, questo Papa no!”. Il Papa è sempre "il dolce Cristo in terra", come lo chiamava S. Caterina da Siena, una donna Dottore della Chiesa che ha vissuto alcuni momenti davvero drammatici e al contempo molto emozionanti. Se il Papa, nelle parole di questa Santo è il dolce Cristo in terra, noi ameremo il Papa, pregheremo per lui, lo seguiremo "chiunque egli sia". Mai opporremo un Papa all’altro.


Ci congratuliamo con il Papa Francesco in questa importante celebrazione. Tutti i cristiani siano vicini al Papa e al suo Magistero seguendolo tramite la radio e la televisione. Ma soprattutto ascoltandolo e leggendo i suoi Insegnamenti. Attraverso i mezzi della comunicazione sociale e i social network abbiamo l'opportunità di conoscere anche la predicazione quotidiana del Papa Francesco nelle sue omelie di Casa Santa Marta, così piene di amore per Dio, di freschezza, il buon senso e di amore per la Chiesa.


E lo stesso dovremmo dire in merito alle udienze del mercoledì e della preghiera mariana del mezzogiorno nel giorno di domenica. Non possiamo dire di amare il Papa se non ascoltiamo le sue parole e non le mettiamo in pratica. E’ troppo facile dire: “Papa Francesco ti volgiamo bene”, ma non siamo disposti a osservare ciò che egli insegna.

 

E facciamo al Papa il dono che egli sempre chiede: “Non dimenticatevi di pregare per me”.