Rimanere in Cristo per raggiungere l'unità dei cristiani

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Il tema scelto per la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani si ispira al testo di san Giovanni 15, 1-17: «Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto».

Queste parole di Gesù ai suoi discepoli furono pronunciate nel contesto del suo addio e come testamento. Questo desiderio espresso da Gesù nel quadro del suo addio ai discepoli nell'Ultima Cena, manifesta e prefigura l'unità che desidera per la sua Chiesa, perché se resteranno uniti a lui, come il tralcio alla vite, quell'unità produrrà frutti abbondanti, essendo, inoltre, per il mondo un riflesso dell'unità del Dio Uno e Trino. Ecco perché l'unità della Chiesa è importante, perché Dio non è diviso ma è una perfetta unità e comunione del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

 

L'unità della Chiesa non è il risultato della nostra pianificazione e del nostro consenso, o degli accordi che possiamo raggiungere tra le confessioni cristiane, anche se certamente questa ricerca di accordi è necessaria per avvicinarci all'unità che Cristo vuole per la sua Chiesa. 

 

Affinché questi impegni siano efficaci e producano frutti, è necessario che siano vissuti e realizzati dai loro protagonisti per quello che sono realmente, come opera dello Spirito Santo. Pertanto, l'ecumenismo spirituale è così importante e dovrebbe essere valutato come il vero fondamento del lavoro ecumenico che i cristiani di tutte le confessioni svolgono per raggiungere l'unità.

 

Così lo hanno inteso e proposto i grandi pionieri dell'ecumenismo

Il frutto del lavoro per l'unità è legato alla fede in Cristo e alla permanenza in Lui: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla». (Gv 15 , 5). 

 

La comunione con Cristo esige la comunione con gli altri. Doroteo di Gaza visse nel VI secolo e fu discepolo del non più famoso, ma ugualmente grande, Barsanufio di Gaza. Doroteo è uno dei punti di riferimento per chi si occupa di direzione spiritual Rappresentante del monachesimo palestinese, il suo influsso in altre tradizioni si fece sentire soprattutto per mezzo di Teodoro Studita, il grande riformatore del monachesimo bizantino. del VI secolo, che lo mette in questo modo: «Immaginate che per terra vi sia un cerchio, ovvero una linea circolare tracciata con il compasso a partire da un centro. Si chiama centro il punto che sta proprio in mezzo al cerchio. Prestate attenzione a ciò che vi dico. Immaginate che questo cerchio sia il mondo, che il punto centrale del cerchio sia Dio e che le linee che dalla circonferenza arrivano al centro siano i cammini o i modi di vivere degli uomini. Poiché dunque i santi, nel desiderio di avvicinarsi a Dio, avanzano verso l’interno, nella misura in cui avanzano si avvicinano a Dio e gli uni agli altri; e quanto più si avvicinano gli uni agli altri, tanto più si avvicinano a Dio. Immaginate allo stesso modo la separazione. Quando, infatti, si allontanano da Dio e si ritirano verso l’esterno, è chiaro che quanto più si ritirano e si allontanano da Dio, tanto più si allontanano gli uni dagli altri, e quanto più si allontanano gli uni dagli altri, tanto più si allontanano anche da Dio. Ecco, tale è la natura dell’amore. Nella misura in cui siamo lontani e non amiamo Dio, nella stessa misura ciascuno di noi prende le distanze dal prossimo; se invece amiamo Dio, quanto più ci avviciniamo a Dio attraverso l’amore per lui, tanto più siamo uniti all’amore del prossimo, e quanto più siamo uniti al prossimo, tanto più siamo uniti a Dio».

 

Un'immagine che rende bene il processo di ricerca dell'unità della Chiesa e delle confessioni cristiane. 
Possa questo esempio aiutarci a muoverci verso l'unità desiderata dal Signore.

 

Mi rendo conto che, forse, per la maggioranza dei nostri cristiani questo appare un tema “lontano e distante”, niente affatto coinvolgente, roba da addetti ai lavori … Non è così! Cristo Gesù ci ha invitato a pregare perché tutti siano una cosa sola e ci ha lasciato questo impegno come testamento prima della sua passione e morte.

Tutti possiamo e dobbiamo pregare per il cammino ecumenico delle Confessioni cristiane, in modo che l’unità visibile della Chiesa possa essere raggiunta fino alla sua pienezza. 

 

E allora la spiritualità e l'approccio costante a Dio vissuti e ricercati da tutti i cristiani, possano condurci a riconoscerci fratelli; e la solidarietà reciproca, frutto della permanenza nell'amore di Dio, ci aiuti a superare i conflitti tra i cristiani perché «tutti siano una cosa sola» – «ut omnes unum sint!».

 

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