Pentecoste
la notte e lo Spirito

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La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei”. (Gv 20,19-23).

Inizia così il testo del vangelo che si proclama nella domenica di Pentecoste.

 

“La sera di quello stesso giorno”… Il sopraggiungere della oscurità amplifica le ombre.  E amplifica altresì i timori. Infatti, è preferibile la luce del giorno alla solitudine interminabile della notte.


 “… Il primo dopo il sabato”. Il giorno era iniziato con un sussulto insperato. Alcune donne era giunte, correndo, per annunciare ai discepoli che il sepolcro di Gesù era vuoto. Allo scoramento del sabato era sopraggiunto lo sconcerto.


 “…Mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei”. Coloro che si sentono minacciati dalla paura detestano le tenebre. Le porte chiuse rendono difficile l’accesso ai malvagi, ma anche a coloro che vorrebbero recare lieti annunzi.


Ma il messaggero di luce giunse nella notte. Il popolo di Israele meditava con frequenza nelle notti sante in cui brillava la salvezza di Dio. I discepoli temevano il sopraggiungere dei nemici.

Invece venne un Amico che recò loro tre doni.


1. “Pace a voi”. Il suo primo dono fu la pace. Apparentemente non si trattava di una novità. Quel saluto evocava la larga speranza del popolo. Ma quell’Amico che recava il dono della pace era passato per la valle della morte. Recava con sé, pertanto, la novità di una  “pace risorta” che  Egli aveva fatto sua per sempre.


2. Il secondo segno era impresso nelle mani trafitte dai chiodi e nel costato trafitto da una lancia. Il Signore non rimproverò i discepoli che l’avevano abbandonato nell’ora della passione e della morte. I segni di quelle ferite erano il segnale del suo trionfo e della sua vita riacquistata.


3. Il terzo dono fu la consegna del mandato missionario. L’Amico sapeva di essere stato inviato dal Padre. E ora affidava la sua stessa missione a coloro che l’avevano abbandonato nell’ora della prova suprema. La fedeltà dell’Amico è stata più forte della fuga del codardo e del tradimento del vile.


Ricevete lo Spirito Santo! 

“Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.

In verità in questo si riassume il più grande dei doni.


Ricevete lo Spirito Santo”. L’alito che da la vita! Il vento che trasporta i semi. Lo Spirito che aveva alitato la missione del Messia. Tutto questo aveva lasciato in eredità a coloro che lo avevano seguito nel suo cammino.  Il suo stesso Spirito.

 

La missione del perdono.  Il Maestro aveva già perdonato i discepoli che lo avevano abbandonato. Egli ha fortemente desiderato che essi avessero imparato la lezione del perdono. Il perdono che veniva da Dio e che essi averebbero dovuto annunciare e promuovere sulle strade del mondo. 


L’autorità di chi rimette i peccati. Il Signore aveva per i suoi amici un’ultima prova della sua srtima  nei loro confronti. Non erano più servi, ma amici. E doveva accegttare ed esercitare l’autorità di colui che aiuta a discernere la serietà della colpa e della conversione.


Signore Gesù, la notte di Pasqua
è stata la notte apportatrice di salvezza della tua grazia.
Che il tuo Spirito ci aiuti a camminare nel tuo ricordo
e a essere testimoni della tua misericordia  edel tuo mperdono.
Amen.