Omelia nella IV domenica di Pasqua
«Cristo Risorto è il Bel Pastore»

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BUON PASTORE, BASILICA DI AQUILEIA

 


+  Dal Vangelo secondo Giovanni 10, 27-30

 

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». <<< + >>>

 

 

Da quattro settimane stiamo vivendo il grande tempo della Pasqua. Si tratta di una continua, lunga, solenne celebrazione cominciata la domenica di Resurrezione e che terminerà con la Pentecoste. È come una scuola che la Chiesa offre al popolo di Dio, attraverso la Parola di salvezza, per entrare nel mistero della Resurrezione: capolavoro d’amore di Dio. E questa è l’importanza delle domeniche di Pasqua: assimilare, con l’aiuto della Parola di Dio, quanto è avvenuto dopo la Resurrezione di Gesù. Gli Atti degli Apostoli rispondono al desiderio di conoscere quello che è accaduto dopo la Risurrezione di Cristo e testimoniano la vita della Chiesa ancora neonata, formata da un piccolo gruppo di persone credenti. 

Domenica scorsa il Vangelo ci ha condotto in Galilea “sul mare di Tiberìade” tra i pescatori; oggi ci parla di pastori. Due categorie assai significative per gli insegnamenti di Gesù che invita i suoi discepoli a essere pescatori di uomini e pastori di anime.

 

In tutti e tre i cicli liturgici la IV Domenica di Pasqua presenta un brano del capitolo 10 del vangelo secondo Giovanni, in cui Gesù parla di sé come pastore del grande ovile dell’umanità. La figura del pastore attribuita al Signore Gesù è nota: la nostra memoria corre spontanea al salmo 22, che ogni cristiano conosce. “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla.”

Il tema del pastore è presente anche nei vangeli sinottici (cfr. Mc 6,34; Mt 9,36; 10,6; 18,12-14; Lc 15,4-7).


In verità il Vangelo non presenta il pastore “buono”. Il termine originale è “bello” (kalòs). Perciò Gesù dice: “Io sono il bel pastore”. Non si tratta tanto di una bellezza fisica, quanto di una bellezza dell’essere. L’aggettivo greco kalòs indica ciò che è vero, ideale e modello di perfezione. È il fascino dell’essere o dell’animo umano. È la bellezza della verità. La verità che conosce la strada e la mèta. Cristo è il bel pastore perché ci conduce verso pascoli fertili, verso ideali stupendi, dai grandi orizzonti. Egli è il pastore ideale annunziato nelle Scritture. La bellezza del Pastore sta nell'amore con cui stabilisce con ognuna delle sue pecore una relazione diretta e personale di intensissimo amore. Questo significa che l'esperienza della sua bellezza si fa lasciandosi amare da lui, consegnandogli il proprio cuore perché lo inondi della sua presenza, e corrispondendo all'amore così ricevuto con l'amore che Gesù stesso ci rende capaci di avere. 


Pur senza addentrarci in una articolata e complessa contestualizzazione storica del capitolo 10 e – in specie – del breve testo che la liturgia della Parola proclama in questa IV domencia di Pasqua, vale la pena di focalizzare il riferimento alle pecore che ha offerto a Gesù l’occasione per indicare, tramite immagini eloquenti, il rapporto che i credenti hanno con lui: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono». Da una parte dunque Gesù conosce le sue pecore, dall’altra esse ascoltano la sua voce e lo seguono. Questa conoscenza consiste in un rapporto di amore molto personale e profondo in forza del quale Gesù conduce i suoi verso la salvezza. L’ascolto della sua parola da parte delle pecore significa che i credenti in lui entrano in profonda sintonia con i valori che hanno ispirato la sua vita. Dall’ascolto deriva spontaneamente la sequela che consiste in una vita conforme a quella del Maestro.

 

La conoscenza che Gesù ha delle sue pecore viene poi ulteriormente specificata: «Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano». L’espressione «dare la vita» indica l’amore che lo ha portato a morire sulla croce (cfr. 15,13) e di riflesso la vita nuova che egli dà a chi crede in lui. Chi riceve questa vita non può perdersi: se è autentico, il legame con Gesù da parte di coloro che credono in lui è inscindibile.

 

Il Signore conosce le sue pecore. Il rapporto con il Bel Pastore è un rapporto di reciproca conoscenza. Non una conoscenza intellettuale, ma di comunione di amore. È fondamentale lasciarsi conoscere da Gesù e desiderare di conoscere Cristo; questo consentirà di riconoscerne la sua presenza viva nella storia dell’umanità e della nostra storia personale. Solo chi sperimenta questa circolarità di conoscenza incontra il Cristo ed è pronto a lasciarsi avvolgere dal suo amore pero seguirlo lungo quella unica via che garantisca la salvezza.
La conoscenza del Signore passa attraverso l’ascolto della Parola e la Parola accolta riempie di gioia.

 

Sono tre i verbi da ricordare: ascoltare, conoscere, seguire. Sono verbi ricorrono assai sovente negli scritti biblici. In essi si riflette la relazione del Maestro con i discepoli. In essi si riassume il cammino e la ricchezza dell’esperienza cristiana.

Ascoltare la voce del Signore! I discepoli hanno faticato per credere al Risorto. Anche noi, come loro, attraversiamo il prato della nostra vita incontrando ostacoli e dovendo continuamente affidarci al Signore, per scoprire se siamo credenti davvero. Mediante l’ascolto dimostriamo di appartenere a Cristo e alimentiamo il nostro rapporto di conoscenza e di amore. In tal modo diventiamo discepoli del Signore.

 

Cari Amici

Con la similitudine del pastore e del gregge l’evangelista Giovanni illustra il rapporto che Gesù instaura con coloro che credono nella sua Parola, inserendoli nel rapporto che egli stesso ha con il Padre.

L'ascolto è il nostro primo impegno. La Parola di Dio è insostituibile nella vita del cristiano. Senza la Parola la vita del cristiano langue; conduce alla apatia, all’indifferenza e alla mancata testimonianza.

La fonte della fede, l'origine della fede è l'ascolto. Fides ex auditu!

Così, con l’ascolto, si suscita, si educa si fortifica e si rafforza il dono della fede. Ascolto della Parola che Gesù ci rivolge svelando il Padre. Questo ascolto ci permette di mettere il Vangelo a fondamento delle nostre scelte. Sta all'uomo ascoltare la voce del Cristo che giunge ancora a noi attraverso la Chiesa che ce ne ripete e consegna la Parola; sta all'uomo lasciarsi incontrare dal Cristo e non sottrarsi alla sua presenza amica, non sottrarsi al suo amore che salva, sta all'uomo lasciarsi raggiungere da Lui.

 

Chi incontra Cristo, lo conosce e si lascia avvolgere dal suo amore lo segue per quella stessa via che lui ha percorso, così come le pecore, alla voce del pastore che le chiama, lo seguono. La sequela di Cristo è ardua perché è fatta anche di dolore e di croce, ma è l'unica che garantisca la salvezza. Salvezza per la quale Cristo ha compiuto il supremo sacrificio della vita con la sua morte in Croce. Il suo stile di pastore attento, vigilante, sicuro, forte e responsabile è quello di non far smarrire nessuno, anzi aggregare le pecore sbandate e senza guida di altri ovili.

 

Impossibile non chiedersi oggi: chi conduce la mia vita? Su quali pascoli? Quale pastore voglio seguire? Il mondo sembra impazzito a corre dietro a tanti differenti pastori che spesso hanno nomi suadenti: mode, tecniche, filosofie, new age, e altre stranezze ancora...

Solo Gesù offre la sua vita per amore delle sue pecore. Gesù è l'unico pastore che ama ciascuno, che conosce e valorizza personalmente. Egli non ama per avere un tornaconto come fanno i mercenari. Il suo amore senza condizioni è vero e serio: Gesù sceglie di donare la sua vita, non vi è costretto, lo desidera e lo fa', perché davvero ama... L’interesse di Gesù è il bene di ciascuno; il suo unico desiderio è che ciascuno possa pascolare in prati erbosi e dissetarsi a sorgenti d'acqua. Egli è morto per indicare a ciascuno la strada, ha donato la sua vita per quella di ognuno. Anche noi, a sua immagine, siamo chiamati ad amare! Vivere da pecore significa prendere sul serio le parole di Gesù, riferirsi a lui nelle scelte quotidiane, amare e amarci come lui ci ha chiesto, insomma vivere da risorti, da salvati. Chi si abbandona all'Amore così umano di Gesù, entra nell'infinita esperienza di Dio. Questo è Lui solo, Lui solo è il "buon Pastore".


Coraggio amici! Scegliamo Gesù come pastore, il Vangelo come metro di giudizio, l'amore autentico come percorso per arrivare a Dio.

 

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In questa domenica del Bel Pastore tutta la Chiesa prega per le vocazioni di speciale consacrazione. Questo significato più specifico della vocazione al ministero per i fratelli, deve suscitare nel nostro cuore almeno tre sentimenti:

   di preghiera, perché non manchi mai la presenza della ministerialità del sacerdozio sacramentale;

   di simpatia e affetto verso il grande dono del sacerdozio nelle nostre comunità;

  di invito alla possibilità di diventare ministri dell’Eucarestia, annunciatori della Parola di salvezza, ministri di perdono e di misericordia in mezzo al popolo che Dio ama.

 

S. Agostino scriveva: "Dio voglia che non manchino ai nostri giorni buoni pastori; Dio non permetta che ne rimaniamo privi; la sua misericordiosa bontà li faccia germogliare e li costituisca a capo delle chiese. Certo, se vi sono delle buone pecore, vi saranno anche buoni pastori; perché dalle buone pecore si formano i buoni pastori". (Discorso sui Pastori. 46, 29-30; CCL 41, 555-557)

 

E vogliamo bene ai nostri sacerdoti!

Chiediamo loro ciò che di più prezioso hanno: Cristo.

Ricorda l’amato Papa Francesco: “Il sacerdoer è unto per il popolo. Nessuno è escluso dal suo cuore, dalla sua preghiera e dal suo sorriso. Con sguardo amorevole e cuore di padre accoglie, include e quando deve correggere, è sempre per avvicinare”.

E aiutiamo i nostri sacerdoti a camminare nella serenità del Vangelo sostenuti dalla nostra preghiera, dalla nostra amicizia e fraternità

 

Dio onnipotente e misericordioso,

guidaci al possesso della gioia eterna,

perché l’umile gregge dei tuoi fedeli

giunga con sicurezza accanto a te,

dove lo ha preceduto il Cristo, suo pastore. 

 

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