Omelia nella 23 domenica per annum
«Effatà», cioè: «Apriti!»

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+ Dal Vangelo secondo Marco 7,31-37
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». +++++
 
 
La liturgia della Parola della XXIII domenica del tempo ordinario dell'anno liturgico invita ad avere il coraggio dell’ascolto e annuncio della Parola di Dio. Soprattutto oggi, in un mondo senza Dio, in un mondo che pensa di poter fare a meno di Dio, un mondo che vive come se Dio non esistesse. In effetti la crisi morale e antropologica che oggi soffriamo è inseparabilmente unita alla «crisi di  Dio», alla sua assenza dallo spazio umano e culturale camuffata da una religiosità vuota. Tutto cambia se Dio c’è o  non c’è! Purtroppo viviamo secondo un cliché: Dio non c’è; e se c’è non interessa. E’ questo il grande e principale problema del nostro tempo: la mancanza di una sana antropologia che non può essere costruita al di fuori di Dio e men che meno contro di lui. In questa assenza di Dio si fonda la crisi della nostra cultura; in questa assenza di Dio la società soffre una profonda crisi morale, una grave caduta e perdita di riferimenti e valori morali. 
 
Il Vangelo dell'effatà, presenta uno dei 18 episodi di miracoli raccontati dall'evangelista Marco. Narra, infatti, di un sordo che parlava con difficoltà. Nel testo greco il sostantivo usato per indicare il sordomuto indica “uno che parla a stento”. Quindi più propriamente un sordo dalla nascita la cui voce non era mai stata educata proprio a causa della sua sordità. In pratica, però, un uomo quasi prigionie­ro del silenzio. Non sappiamo se il sordomuto conoscesse Gesù. In effetti furono altri che lo hanno condotto al Signore e gli hanno chiesto di imporre le sue mani. La storia include una dialettica interessante. Possono essere molti che ci conducono al Signore, ma la nostra salvezza dipende solo di lui.  Il sordomuto aveva una capacità molto limitata di comunicare con gli altri. E questa disabilità limitava la possibilità di godere la vita. Gesù dovette risvegliare i suoi "sensi" in modo che egli potesse ritrovare il "senso" della vita.
 
L'Evangelista Marco, molto preciso anche se scarno ed essenziale, narra esattamente cosa avvenne. Merita anticipare che l’incontro di Gesù con il malato avvenne in terra pagana: “Di ritorno dalla regione di Tiro, Gesù passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapoli”. Costui era un pagano, sordo all’ascolto della rivelazione del Dio di Israele e quindi incapace di rispondergli; ma anche per lui, come per ogni essere umano, vi è una promessa di salvezza da parte di Dio. A Sidone, dunque, gli portarono un sordomuto.  Gesù lo prese con sé e lo portò in disparte e con segni ben chiari, gli indicò quello che aveva intenzione di fare: gli toccò con le dita le orecchie, gli unse la lingua ed infine pronunciò la parola chiave: "effatà"! e gli ridonò, con la salute, la libertà e la gioia di udire per apprendere a ben parlare. Toccando le zone malate di codesto fratello Gesù lo sanò e lo fece sentire amato, accettato, infondendo in lui la speranza in una vita migliore. Colui che è la Parola di Dio ha reso l'uomo capace di ascoltare parole umane per riguadagnare la capacità di esprimersi.
 
La parola di Gesù ha la stessa forza creatrice di Dio di cui parla il libro della Genesi e questo provoca ammirazione e stupore tra le gente. Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è colui che ha fatto e continua a fare bene ogni cosa. Nell’avventura dell’uomo nella sua relazione con Dio l’uomo cerca Dio per bisogno mentre Gesù cerca l’uomo per amore, nell’amore, per amarlo.“Solo un buon amore rende buona la vita”, diceva Sant’Agostino. Il gesto di Gesù è come un sacramento dell’amore di Dio che significa la pienezza che egli da.
 
Il racconto evangelico si conclude con un commento vibrante: : «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». Ed è proprio questa la risposta che l'azione di Gesù suscita nelle persone, stupite al vedere udire i sordi e i muti parlare senza difficoltà.
  «Fa udire i sordi!». Gesù fa udire i sordi. In terra di pagani Gesù guarisce il sordomuto. Egli ora può udire il Signore mentre i suoi discepoli sembrano sordi al suo messaggio. Anche oggi Egli è in grado di farci udire la sua Parola. Dalla divina Parola dipende la vita e la fede. Ma è necessario che noi ci accostiamo a Lui e ci lasciamo toccare da Lui.
  «Fa parlare i muti!». Sia colui che era sordomuto, sia persone che erano presenti, pieni di stupore hanno lodato il Signore. Anche oggi, chi ascolta con fede la Parola di Dio deve annunciare il suo messaggio con diligenza e speranza. L’evangelizzato deve convertirsi in evangelizzatore.
 
Cari amici,
Il miracolo che Gesù ha compiuto va ben oltre quella, pur importante, guarigione fisica; esso è stato un dono di luce, un invito a uscire dalla sordità, dalla durezza del cuore per aprirsi alla visione di Dio, all'ascolto e all'accoglienza della sua Parola, che è, poi, lo stesso Figlio, Cristo Gesù, il Redentore.
 
L’insegnamento che traiamo da questo episodio biblico, richiamato anche nel rito del battesimo, è che, nella prospettiva cristiana, l’ascolto è prioritario.
   Effatà! ha esclamato il Maestro, sugli orecchi sordi dell’anonimo ammalato.
   Effatà! ha esclamato il sacerdote per ognuno di noi, alla fine del rito battesimale. Al fonte battesimale, con questo gesto, è iniziata la nostra storia personale: siamo stati guariti dalla sordità e dal mutismo; siamo stati inseriti nella grande famiglia della Chiesa. Siamo diventati uditori della Parola (Rahner) e abbiamo ricevuto il dono di poter ascoltare e trasmettere la parola di Dio.
Effatà! ripete incessantemente Gesù a tutti, perché tutti noi possiamo ascoltare e parlare con Dio, entrare in comunicazione con Lui, contemplarlo nella fede e sperimentare, già qui in terra, la comunione con Padre, nel Figlio e per mezzo dello Spirito. Il Signore lo sa che le nostre orecchie devono essere aperte per ascoltare la Parola e la nostra lingua deve essere sciolta dal nodo che impedisce l'annuncio di salvezza.
 
Solo in Cristo Gesù sono definitivamente vinte le sordità interiori, e, in Lui, è risanata la povertà più grande dell'uomo: la tragica solitudine, di chi vive lontano da Dio, o come se Lui non ci fosse. Lui che, invece, è amore che si dona.
"Apriti"! Gesù vuole pronunciare, anche su ciascuno di noi il suo Effatà; vuole liberarci da ogni sordità.
 
Effatà! è una parola di autorità che Gesù pronuncia anche sulle nostre chiusure che ci rendono sordi e muti dinanzi alla grazia...
   Apriti a Dio che chiama a realizzare la vita nell’incontro personale con Cristo;
   Apriti alla Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura
   Apriti ad ascoltare e ad accogliere gli insegnamenti del Vangelo esposti nel Catechismo della Chiesa Cattolica;
   Apriti al magistero della Chiesa, del Papa, dei Vescovi, dei Pastori;
   Apriti a dire la tua fede con tutta la tua vita!
   Apriti per trovare la pace, l'amore, la bellezza.
 
Aprirsi per ascoltare! Ascoltare per annunciare!
Ascoltare è la parola ripetuta 1100 volte nell'Antico Testamento.
Ascoltare Dio che ci parla, anche quando i nostri orecchi non sono nelle condizioni fisiche di sentire, perché egli parla al cuore e alla mente dell'uomo. Egli chiede la decisione dell'uomo di accogliere la sua parola per farla diventare vita e pratica di comportamento.
 
Questo è il miracolo e ciò che dobbiamo chiedere al Signore: potere e sapere ascoltare. Solo chi accoglie la Parola di Dio vedrà il bene, capi­rai la verità e il senso di ciò che accade. Se riusciremo a fare questo diverremo uomini e donne capaci di ricevere, di lasciarci nutrire di tutto ciò che occorre per vivere e vivere bene. Inoltre questo ci darà la capacità diventare annunciatori, evangelizzatori, testimoni.
Sì; perché all'ascolto deve corrispondere un concreto e fattivo impegno nell'annuncio.
"Signore, aprici all'ascolto della tua parola".
 
O Padre, che scegli i piccoli e i poveri
per farli ricchi nella fede ed eredi del tuo regno,
aiutaci a dire la tua parola di coraggio
a tutti gli smarriti di cuore,
perché si sciolgano le loro lingue
e tanta umanità malata,
incapace perfino di pregarti,
canti con noi le tue meraviglie.


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