Omelia nella 1 domenica per annum
«Nel battesimo del Signore il nostro battesimo»

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  Dal Vangelo secondo Matteo 3,13-17
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».  <<< + >>>
 
Nella domenica seguente la solennità dell’Epifania, prima del tempo ordinario, la Chiesa celebra il Battesimo del Signore.
Il Vangelo di questa domenica costringe a compiere un lungo balzo nel tempo: solo qualche giorno fa abbiamo ammirato con emozione i Magi inginocchiati ad adorare il Bambino Gesù in braccio a sua Madre, ed ecco che sono già trascorsi trent’anni!
Su tutto questo tempo i Vangeli stendono un velo di silenzio; non raccontano praticamente nulla, a parte l’episodio di Gesù al Tempio di Gerusalemme a 12 anni. Poi ancora silenzio fino a che non ritroviamo Gesù sulle rive del fiume Giordano, in mezzo alla gente che ascolta Giovanni Battista.

E come l’Epifania, anche il battesimo è innanzitutto il racconto di una teofania, ossia la manifestazione dell’identità di Gesù e ci fa contemplare la missione di Cristo dagli inizi della sua vita pubblica al compimento dei suoi trent’anni di vita.

Se il Natale e l'Epifania servono soprattutto a renderci capaci di vedere, ad aprirci gli occhi e il cuore, la festa del Battesimo di Gesù introduce nella quotidianità della vita. Infatti tramite il Battesimo, Gesù si è unito a noi; il Battesimo è per così dire il ponte che Egli ha costituito tra sé e noi, la strada tramite la quale diventa a noi accessibile.
L’iconografia rappresenta la scena: Gesù è nelle acque del Giordano ed è battezzato da Giovanni, l’ultimo dei profeti, che dopo aver ammesso la sua indegnità lo indica come l’annunciatore del Regno.
Presso le grandi religioni l’acqua dei fiumi ha sempre assunto un simbolismo di purificazione: il Nilo, il Gange, l’Eufrate, il Tigri ... Con il loro fluire continuo permettono le abluzioni rituali. Il Giordano ─ che con i suoi 150 km unisce la Galilea con il Mar Morto ─ fu il fiume scelto da Gesù per la sua purificazione puramente rituale, in quanto il Cristo Signore non aveva bisogno di purificazione. Egli, infatti, fu “in tutto simile a noi fuorché nel peccato”.
 
Con la celebrazione del battesimo del Signore si conclude il tempo del Natale e inizia il tempo ordinario, quel lungo tempo della nostra quotidianità, ricca della speranza accesa dal Figlio di Dio e feconda di opere, che rispecchiano la fede in Lui.
Tutti gli evangelisti pongo all’inizio della vita pubblica di Gesù il battesimo nel Giordano annettendo all’episodio un’importanza fondamentale.
 
Il racconto evangelico di Matteo ci conduce sulle rive del fiume Giordano per assistere a una nuova epifania e rivelazione della divinità di Cristo. Il battesimo, infatti, ha costituito l’introduzione solenne di Gesù al ministero e alla vita pubblica mediante la sua consacrazione come Messia in una teofania trinitaria. Da quel momento fu una continua epifania: della sua umanità e della sua divinità.
Nel Battesimo nel Giordano Gesù è stato manifestato come il missionario di Dio, inviato dal Padre e dallo Spirito perché in Lui l'umanità si riconosca nella sua figliolanza con Dio.
Nella festa liturgica del Battesimo del Signore, infatti, si manifesta in Gesù l'umanità redenta; viene presentato il Figlio di Dio, l'amato. Nel fiume Giordano è rivelato Chi è il Figlio di Maria che è nato a Betlemme; Chi è l’adorato dai pastori e l’omaggiato dai Magi.
 
Gesù volle essere battezzato da Giovanni. Dalla Galilea, dove aveva trascorsi trent’anni della sua vita terrena, venne al Giordano confondendosi tra le folle che accorrevano per ricevere il lavacro penitenziale confessando i propri peccati. È evidente che il Messia non aveva bisogno di questo segno perché non aveva necessità di conversione; per questo Giovanni avrebbe voluto evitare a tutti i costi che Gesù si facesse battezzare da Lui, ben sapendo che proprio Gesù Cristo era ed è l'unico Salvatore. Tuttavia l’uno e l’altro accettano i piani di Dio su di loro e sul mondo. Il battesimo di Gesù è il momento della rivelazione di un Profeta credente e di un Messia obbediente.
 
Con diverse allusione evangeliche san Gregorio di Nazianzo scrive: “Il Battista non accetta la richiesta, ma Gesù insiste. «Sono io che devo ricevere da te il battesimo» (cfr. Mt 3, 14), così dice la lucerna al sole, la voce alla Parola, l'amico allo Sposo, colui che è il più grande tra i nati di donna a colui che è il primogenito di ogni creatura, colui che nel grembo della madre sussultò di gioia a colui che, ancora nascosto nel grembo materno, ricevette la sua adorazione, colui che percorreva e che avrebbe ancora precorso, a colui che era già apparso e sarebbe nuovamente apparso a suo tempo”. (Disc. 39)
I santi Padri commentano spesso altre due immagini: i cieli aperti e la discesa dello Spirito in forma di colomba. In primo luogo Gesù apre di nuovo il paradiso che il peccato di Adamo aveva chiuso. E Gesù è la nuova terra che emerge dal diluvio e sulla quale può posarsi lo Spirito di Dio.
 
Matteo è molto sobrio nel presentare la scena del battesimo del Giovane Rabbi di Nazaret. Tutta l’attenzione è concentrata su che cosa viene detto di Gesù e soprattutto da chi è detto. Una voce scese dal cielo: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
 
«Questi è il Figlio mio». La voce è una parola di riconoscimento e insieme di rivelazione. È un momento di grande solennità: Dio stesso indica in Gesù il Figlio prediletto. Nel corso del suo ministero Gesù sarà nuovamente proclamato come figlio da Dio stesso nella trasfigurazione; egli stesso affermerà la sua filiazione divina davanti al sommo sacerdote (14,62) e sarà riconosciuto come «Figlio di Dio» dal centurione romano subito dopo la sua morte (15,39). Questo titolo ha dunque un rapporto diretto con la “messianicità” di Gesù. Figlio: termine carico di pathos! In Gesù ci è rivelata la paternità di Dio e la figliolanza umana. Dio non è lontano. Gesù è suo figlio. E tutti coloro che lo accettano come Signore e Salvatore si rallegrano di essere figli nel Figlio.
  «L’amato». In greco agapetos significa letteralmente «unico». Dio Padre pone nel Figlio tutta la sua fiducia. Gesù è il figlio unico/amato che rivela il volto del Padre; è il profeta pieno di Spirito che dice la parola e l’intenzione di Dio; è il re che annuncia un regno e invita uomini e donne liberati dal male a partecipare della regalità, è il servo che accetta di immergersi nel dolore e nella morte perché tutti abbiano la vita.
«In lui ho posto il mio compiacimento». La frase richiama l’investitura del Servo di JHWH predestinato a una morte violenta per ricondurre a Dio il suo popolo peccatore. Ma l’espressione offre anche l'immagine di un Dio che trova felicità. Il Messia ricolmo di Spirito Santo, viene presentato a Israele e all'intera umanità quale Figlio amatissimo, in cui il Padre trova tutta la sua compiacenza. Nelle antiche religioni era impensabile un Dio amorevole. Gli uomini non si sono mai sentiti amati dagli dei. Non ispiravano fiducia senza timore. Anche il più familiare come il dio Pan infondeva il timor "panico" tra i pastori e i loro greggi.
 
Cari Amici,
Il Battesimo di Gesù ricorda soprattutto il nostro Battesimo ed è occasione propizia per ripensare la propria appartenenza a Cristo nella fede della Chiesa di Dio e un evidente invito a riscoprire il dono del battesimo che abbiamo ricevuto: l'atto fondamentale con cui i cristiani sono divenuti tali.
Ecco allora qualche domanda:
      Che cosa è cambiato nella nostra vita con l'ingresso in essa di Dio. 
      Che cosa significa in realtà per me essere battezzato?
      Che cosa significa per me il Battesimo?"
Se siamo onesti dobbiamo rispondere che in realtà non significa gran che. Non lo comprendiamo bene.
Eppure anche a ciascuno di noi, quel giorno, il Padre ha dichiarato il suo amore: «Tu sei il Figlio mio, l’amato». È il sigillo della nostra i­dentità. Il nome di ciascuno è «a­mato per sempre». Dio ama ognuno come ha a­mato Gesù, con quella in­tensità, con la medesima emozione, con l'identica speranza. L'iniziazione battesimale non è un rito magico: è una professione di fede nel mistero di Dio, nella sua rivelazione storica in Gesù Cristo, nelle mediazioni sacramentali provvidenti ed ecclesiali, nella vita eterna. Essere battezzati significa professare l'incontro con Gesù Cristo, la grazia di far parte dei seguaci di Colui che si offre a noi come Messia, l’Amato da Dio, il Figlio prediletto del Padre. I battezzati sono del Signore; hanno per eredità lo stesso destino di Gesù.
 
Il ricordo del battesimo del Signore e del nostro battesimo ci orienta
     all'esperienza della gloria al fine di saper interpretare la croce;
     all’esperienza della luce per saper camminare nella notte;
    all’esperienza della bellezza per poter trasfigurare il momento della disperazione;
    all’esperienza di Dio per instaurare tutta la storia in Lui;
    all’esperienza della vita per attraversare la frontiera della morte.
 
Così il Battesimo è l'arcobaleno di Dio sulla nostra vita, la promessa del suo grande amore per noi, la porta della speranza e nello stesso tempo il segno che ci mostra come si fa ad essere un uomo.
 
Anche su ciascuno di noi è sceso con forza lo Spirito Santo che purifica, rinnova e trasforma. La gran parte di noi ha ricevuto il sacramento del battesimo da piccolo. A volte si discute sull'età in cui riceverlo. Ma il Battesimo è un dono che ci viene dato e precede ogni nostra scelta; è una grazia data da Dio. Ricorda al riguardo il Catechismo della Chiesa Cattolica: “La pura gratuità della grazia della salvezza si manifesta in modo tutto particolare nel Battesimo dei bambini. La Chiesa e i genitori priverebbero quindi il bambino della grazia inestimabile di diventare figlio di Dio se non gli conferissero il Battesimo poco dopo la nascita”. (1250)
 
È il Signore che ci accoglie nella sua famiglia: la famiglia dei figli di Dio! È bello ed esaltante pensare che, anche su ciascuno di noi, un giorno, si sono aperti i cieli e Dio ci ha accolti come figli. Infatti c'è una correlazione stretta tra il Battesimo di Cristo e il nostro Battesimo. Al Giordano si aprirono i cieli a indicare che il Salvatore ci ha dischiuso la via della salvezza grazie proprio alla nuova nascita "dall’acqua e dallo Spirito" (Gv 3,5) che si realizza nel Battesimo. In esso noi siamo inseriti nel Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa di Dio, moriamo e risorgiamo con Lui, ci rivestiamo di Lui.
 
Dal battesimo di Cristo discende e deriva il nostro battesimo, segno efficace della grazia istituito da Gesù Cristo, mediante il quale ciascuno realizza l'universale chiamata alla santità ed è inviato nel mondo a render visibile Cristo il Figlio di Dio redentore dell'uomo e della storia. Il Battesimo è la radice e il motivo principale del nostro ruolo attivo nella Chiesa di Dio e nella nostra missione di cristiani nel mondo. Questa vocazione è rafforzata e confermata ― come indica il nome ― dal sacramento della Confermazione, è alimentata dalla preghiera, dalla parola di Dio e dall'Eucaristia. Data l'importanza e il significato del battesimo nella vita cristiana e nell'opera della evangelizzazione è necessario recuperare il valore di questo Sacramento.
 
Purtroppo sono tantissimi i cristiani battezzati che non vivono concretamente questo sacramento impegnandosi a seguire la strada del Vangelo e a rendere una coraggiosa testimonianza cristiana. Rinati dall'acqua e dallo Spirito Santo, sappiamo di essere figli amati, oggetto della compiacenza di Dio, fratelli di tanti altri fratelli, investiti di una grande missione, per testimoniare e annunziare a tutti gli uomini l'amore sconfinato del Padre. Siamo fieri e felici del nostro battesimo!
E accogliamo volentieri l’invito di papa Francesco che sollecitava: “Chi di voi ricorda il giorno in cui è stato battezzato? Per quelli che non ricordano la data del loro Battesimo, do un compito da fare a casa: cercare tale data e custodirla bene nel cuore”. (Angelus, 1 gennaio 2015).
Facciamo in modo che si noti – audacemente – che abbiamo ricevuto il battesimo. Auguriamoci che l’acqua del nostro battesimo “non si asciughi” nel nostro agire quotidiano. Che le persone che ci conoscono possano dire: questo è un uomo o una donna di fede, una persona che ama Dio e il prossimo come Cristo ha insegnato, che segue le orme di Cristo sulla strada degli uomini.
 
Oggi si aprono anche per noi i cieli perché ci sentiamo dire: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
 
Padre d’immensa gloria,
tu hai consacrato con potenza di Spirito Santo
il tuo Verbo fatto uomo,
e lo hai stabilito luce del mondo
e alleanza di pace per tutti i popoli;
concedi a noi che oggi celebriamo
il mistero del suo battesimo nel Giordano,
di vivere come fedeli imitatori
del tuo Figlio prediletto,
in cui il tuo amore si compiace.

 
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