Omelia nell'Ottava del Natale «Vergine Madre, figlia del tuo Figlio»

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+ Dal Vangelo secondo Luca 2,16-21
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo. ++++ Parola del Signore +++++
 

 

Il primo giorno dell’anno porta con sé tre ricorrenze:
L’ottava del Natale con l’imposizione del nome al Bambino di Betlemme: “Gli posero nome Gesù, che significa Salvatore, Signore nostra salvezza.
La solennità della Madre di Dio. E’ il maggior titolo di gloria di Maria, Madre di quel Bambino che è nel contempo uomo e Dio; risale ai primi tempi della comunità cristiana. La Chiesa affermò la verità di fede della maternità divina di Maria nel concilio di Efeso del 431.
La Giornata mondiale della Pace e la benedizione del Nuovo Anno 2018. Per iniziativa di Paolo VI, dal 1968 il 1° di gennaio si celebra la giornata mondiale della Pace. Egli espresse il vivo desiderio “che ogni anno questa celebrazione si ripetesse come augurio e come promessa - all'inizio del calendario che misura e descrive il cammino della vita umana nel tempo - che sia la Pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia”.
 
Otto giorni dopo il Natale del Signore, la Liturgia della solennità dell'inizio dell'anno ci conduce ancora una volta davanti alla mangiatoia di Betlemme, dove è deposto il bambino appena nato: figlio di Maria perché da lei partorito, figlio di Giuseppe secondo la legge (cf. Gal 4,7), figlio che solo Dio poteva darci, e per questo concepito grazie alle energie dello Spirito santo (cf. Lc 1,35).
Il racconto è molto sintetico. Appena gli angeli si furono allontanati dopo aver dato l’annuncio «Oggi è nato per voi un Salvatore, Cristo Signore», i pastori si dissero l’un l’altro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Essi, dunque, si misero in viaggio «andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia».
 
L’annuncio della nascita del Messia dato dagli angeli ai pastori ha veramente illuminato i loro cuori; la Parola che proclamava il compimento della promessa li ha fatti accorrere verso il luogo di quella nascita, dove essi trovano tutto secondo la parola dell’angelo: “Maria, Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia”. E quel bambino deposto in un umile giaciglio, avvolto in fasce fu riconosciuto dai pastori come il Messia.
Quelli che hanno visto sono diventati subito testimoni e incominciarono a narrare la novità di quella nascita a quanti incontravano, trasmettendo insieme alla buona notizia anche la loro meraviglia, il loro stupore e la loro gioia per un’azione compiuta da Dio in modo così nascosto e umile, eppure così evidente agli occhi della fede.

La Madre di Gesù conservava in se stessa tutte queste cose meditandole nel suo cuore ponendo se stessa e tutta la sua vita in sintonia con quanto Dio le aveva detto e stava operando nella storia del suo popolo mediante quel Bambino che lei stessa aveva generato. L’evangelista Luca conclude annotando che i pastori, dopo aver visto il bambino se ne tornarono ai loro greggi “glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro” [dall’angelo]. Infatti dopo aver parlato con Maria e Giuseppe della visione di Angeli avuta e di quanto essi avevano detto del Bambino, informarono anche altre persone, le quali restarono stupite per le loro parole. L’annunzio dall’angelo li aveva spinti a comunicarlo a tutti unitamente a quanto essi avevano potuto constatare di persona. Il brano del Vangelo si conclude con un versetto che porta a termine la presentazione dell'identità di Gesù. "Quando furono compiuti gli otto giorni della sua circoncisione, il suo nome fu chiamato Gesù, quello chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo".
 
Il nome di Gesù!
 
Il Santo Nome di Gesù fu sempre onorato e venerato nella Chiesa fin dai primi tempi, ma solo nel secolo XIV cominciò ad avere culto liturgico. Gli studiosi di lingue semitiche vi ravvisano due significati. Il primo è costituito dall’invocazione: “Signore salvaci!”. Il secondo è: “Il Signore è la salvezza”.
“Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione gli fu messo nome Gesù”.
Il Verbo di Dio facendosi carne è entrato a far parte di un popolo. La circoncisione segna e realizza l’appartenenza del Verbo fatto carne al popolo d’Israele: Egli è secondo la carne membro del popolo ebreo. Ma questo popolo possiede una sua precisa identità, indicata dalla circoncisione. Il testo evangelico descrive con semplicità anche l'avvenimento dell'imposizione del nome accaduto nell’ottavo giorno della Nascita. È descritto così: “Gli fu messo nome Gesù”. Quale straordinario mistero! È il Figlio di Dio, Dio stesso che viene chiamato per nome per la prima volta. L’uomo ha messo il nome a Dio! Nel linguaggio biblico il «nome» indica la vera essenza e la specifica funzione di una persona, ne manifesta la realtà intima e profonda.
L'apostolo Paolo ha espresso con queste parole la grandezza del nome di Gesù: “Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra (Fil 2,9-10).

Agire nel nome di Gesù è una chiara referenza cristiana, e lo sarà sempre; chi lo ha fatto ha scoperto il segreto della forza. E d’altra parte è stato il Maestro stesso a invitarci a pregare nel nome di Gesù: “Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò” (Gv 14, 13-14). I discepoli, stanchi e amareggiati per aver lavorato tutta la notte senza aver pescato nulla, gettarono le reti nel nome di Gesù e trovarono una quantità enorme di pesce che le reti quasi si strappavano.
All’inizio del nuovo anno potremmo ripetere ciò che pronunciò Pietro: «nel nome di Gesù il Nazareno!» (At 3, 6) e affidare le opere e i giorni dell’anno 2016 al nome di Gesù. Ricorda Papa Francesco: “Coloro che si lasciano salvare da Lui [Gesù] sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (EG 1). Benediciamo nell’intimo del nostro cuore questo santo nome! Lodiamolo, ringraziamolo, invochiamolo. In lui solo c’è salvezza e conforto e speranza. Davvero la felicità che cerchiamo, la felicità che tutti abbiamo diritto di gustare ha un nome, un volto: quello di Gesù di Nazareth!
 
 Sotto la protezione di Maria santissima Madre di Dio
 
Iniziamo l’anno nuovo anche nel nome della Madre di Gesù e nostra. Celebrare la maternità di Maria come Madre di Dio e madre nostra all’inizio di un nuovo anno significa ricordare una certezza che accompagnerà i nostri giorni: siamo un popolo con una Madre, non siamo orfani! Scrive il Papa Paolo VI: “Nel ricomposto ordinamento del periodo natalizio Ci sembra che la comune attenzione debba essere rivolta alla ripristinata solennità di Maria Ss. Madre di Dio; essa, collocata secondo l'antico suggerimento della Liturgia dell'Urbe al primo giorno di gennaio, è destinata a celebrare la parte avuta da Maria in questo mistero di salvezza e ad esaltare la singolare dignità che ne deriva per la Madre santa... per mezzo della quale abbiamo ricevuto... l'Autore della vita …” (Marialis cultus 5).

“Dio mandò il suo Figlio... nato da donna”. Il fatto che Dio che si sia fatto uomo e si sia lasciato chiamare per nome ha potuto accadere perché una donna, dal cuore puro, consentì che accadesse. “Nato da donna”: in queste due parole è circoscritto tutto il mistero della sua maternità di Maria.
Maria è la madre di Dio, la “Teotokos”, la “Dei Genitrix”. Nella prima comunità cristiana, mentre cresceva tra i discepoli la consapevolezza che Gesù è il Figlio di Dio, risultava sempre più chiaro che Maria è la Theotokos, la Genitrice di Dio. La Chiesa definirà la verità della maternità divina di Maria nel concilio di Efeso del 431, e il popolo dei fedeli l’accoglierà con grande giubilo.

Proclamando Maria "Madre di Dio" la Chiesa afferma che Ella è la "Madre del Verbo incarnato, che è Dio". Infatti Maria è la Madre di Gesù, il “nato da donna” (Gal 4, 4); è la madre del Redentore; è la madre spirituale di tutti gli uomini proprio perché madre del Figlio che, per volontà di Dio, è nostro fratello; è il grembo dell’umanità redenta. Il mistero della sua divina maternità, che oggi celebriamo, contiene in misura sovrabbondante quel dono di grazia che ogni maternità umana porta con sé, tanto che la fecondità del grembo è sempre stata associata alla benedizione di Dio. La Madre di Dio è la prima benedetta ed è Colei che porta la benedizione; è la donna che ha accolto Gesù in sé e lo ha dato alla luce per tutta la famiglia umana.

Se è proprio dei saggi e dei sapienti invocare il nome di Gesù, chi si affida alla mediazione della Vergine Santa fa l’esperienza della sua potente intercessione. La celebrazione della solennità di Maria Santissima Madre di Dio all’inizio dell’anno è un invito a rianimare la nostra devozione a Maria per porre con fiducia la nostra vita nelle sue mani materne. Lei brilla sul nostro cammino segno di consolazione di sicura speranza, come afferma il Concilio. Di consolazione perché sappiamo di essere sempre accompagnati dall’amore fedele e forte di una Madre; di speranza perché Lei è mediatrice di tutte le grazie e intercede per noi finché non raggiungiamo la meta del paradiso.

Maria Santissima, Madre di Dio, ci benedica, come la mamma benedice i suoi figli che devono partire per un viaggio. Un nuovo anno è come un viaggio: con la luce e la grazia di Dio, possa essere un cammino di pace per ogni uomo e ogni famiglia. San Bernardo assicura: “Ricordati o piissima Vergine Maria che non si è mai udito dire che nessuno che sia ricorso alla tua protezione sia stato da te abbandonato”.
Con tutta la Chiesa mentre acclamiamo Maria come Madre di Dio, preghiamo con tutto il popolo pellegrinante in terra: Santa Maria, prega per noi!
 
Cari Amici
Per molti una delle prime parole pronunciate il primo dell’anno sarà: Auguri! Ricorda il Direttorio su pietà popola e liturgia: “I fedeli sono anch’essi coinvolti nel clima festoso del Capo d’anno e scambiano con tutti gli auguri di “buon anno”! Ma essi devono saper dare a tale consuetudine un senso cristiano e farne quasi un’espressione di pietà. I fedeli infatti sanno che l’“anno nuovo” è posto sotto la signoria di Cristo e perciò, scambiandosi gli auguri, lo pongono anch’essi, implicitamente o esplicitamente, sotto il dominio di Cristo, a cui appartengono i giorni e i secoli eterni(116).
 
 Ti benedica il Signore e ti custodisca
 
Anche la Bibbia ci rivolge all'inizio del nuovo anno l’espressione di un provvidenziale augurio: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Questa benedizione fu affidata da Dio, tramite Mosè, ad Aronne e ai suoi figli, cioè ai sacerdoti del popolo d’Israele. È un triplice augurio pieno di luce, che promana dalla ripetizione del nome di Dio, il Signore, e dall’immagine del suo volto.

In questa formula di benedizione Dio mostra il suo volto benevolo. È il Dio materno che si china amorevolmente proprio su di me. È un benedire rende presente e operante in noi la benevolenza di Dio e la sua forza che salva, libera dal male e ci avvia al bene. La benedizione più grande ed efficace di Dio è Gesù, la benedizione data per sempre che Dio mai più ritirerà dalla storia dell’uomo. Già il suo nome, dato al Bambino otto giorni dopo la nascita, ricorda che egli è il Salvatore donato da Dio all’umanità. Lasciamo che questo nome risuoni su di noi. Benediciamolo nell’intimo del nostro cuore: lodiamolo, ringraziamolo, invochiamolo. In lui solo c’è salvezza. In lui è la nostra pace.
 
Iniziando un nuovo anno, avvertiamo acuta e profonda la necessità dell’aiuto di Gesù che salva. Pur tuttavia sembra aumentare di anno in anno il numero dei discepoli di Gesù che vivono totalmente distaccati da Lui.
Si dicono cristiani, ma nel loro cuore non c’è il mistero di Cristo Gesù.
Si dicono cristiani, ma sono vuoti, senza alcun contenuto di verità e di sapienza dell'evento di Gesù Signore.
Sono cristiani solo di nome, spenti di conoscenza soprannaturale.
Sono cristiani senza Cristo, senza verità, senza Vangelo, senza luce, senza gioia.
Riconoscere Gesù come nostro Signore, cioè come unico riferimento e misura delle nostre scelte e speranze, è garantire il cammino sicuro di un anno.
 
 
 Giornata mondiale per la Pace
 
Otto giorni dopo il Natale, quando la Chiesa, come la Vergine Madre Maria, mostra al mondo il neonato Gesù, Principe della Pace, celebriamo la Giornata Mondiale della Pace. Il Santo Padre Francesco per la 51.ma giornata mondiale della pace ha scelto il tema: «Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace». Il Messaggio per la 51.ma Giornata mondiale della pace è tutto dedicato a migranti e rifugiati. Ha toni accorati e un linguaggio tagliante, che non aggira i problemi, ma li affronta in maniera diretta, Papa Francesco mette in guardia contro la “retorica” di chi “fomenta la paura dei migranti a fini politici” seminando “violenza, discriminazione razziale e xenofobia”, ed esorta le nazioni ad approvare i patti globali Onu per migrazioni sicure e per i rifugiati di cui si discuterà nel 2018.
P apa Francesco sollecita «uno sguardo contemplativo, capace di accorgersi che tutti facciamo parte di una sola famiglia, migranti e popolazioni locali che li accolgono, e tutti hanno lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale, come insegna la dottrina sociale della Chiesa. Qui trovano fondamento la solidarietà e la condivisione». Il Santo Padre suggerisce anche «quattro pietre miliari per l’azione», ovvero quattro concetti, quattro parole utili a tessere strategie efficaci, in grado di offrire a «richiedenti asilo, rifugiati, migranti e vittime di tratta una possibilità di trovare quella pace che stanno cercando:.«accogliere, proteggere, promuovere e integrare».

Buon Anno
 
Vorrei far giungere a ogni uomo e ogni donna la benedizione di Dio. Lo faccio con l’antica formula contenuta nella Sacra Scrittura:
«Ti benedica il Signore e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace»
(Nm 6,24-26).

La Vergine Maria, che oggi veneriamo con il titolo di Madre di Dio, ci aiuti a contemplare il volto di Gesù, Principe della Pace.
Ci sostenga e ci accompagni in questo nuovo anno.

“Felice Anno Nuovo 2018”, tempo di grazia del Signore!
 
Padre buono,
che in Maria, vergine e madre,
benedetta fra tutte le donne,
hai stabilito la dimora
del tuo Verbo fatto uomo tra noi,
donaci il tuo Spirito,
perché tutta la nostra vita

nel segno della tua benedizione
si renda disponibile ad accogliere il tuo dono.


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