La liturgia, elemento costitutivo e riferimento essenziale per la catechesi

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La liturgia, elemento costitutivo
e riferimento essenziale
per la catechesi

L’evento non è di quelli che fanno molta notizia: ma dal 22 al 2t6 agosto si sta celebrano a Trieste la 62a Settimana Liturgica Nazionale organizzata dal Centro di Azione Liturgica (CAL). Il tema in programma “Dio educa il suo popolo. La liturgia, sorgente inesauribile di catechesi”. Da teologo pastoralista e catecheta sono sempre stato un appassionato divulgatore della funzione educativa delle celebrazioni liturgiche in quanto"professione di fede in atto" (RdC 117) che,come tali, diventano la prima e necessaria fonte da cui i fedeli possono attingere uno spirito e una conoscenza veramente cristiana della loro fede. Il Catechismo della Chiesa Cattolica scrive che “la liturgia si attesta quale catechesi integrale, perché deposito della fede celebrata e comunicata per mezzo dei segni sacramentali (1124).
In questo orizzonte propongo ai miei amici alcune personali riflessioni sul tema.


cap-se si considera ora la natura stessa della catechesi, le sue esigenze e i suoi obiettivi, non è difficile cogliere l'importanza di un suo riferimento alla liturgia, proprio in funzione dei suo compito essenziale di educazione della fede in vista della sua maturazione.


La liturgia, contesto vitale per la catechesi

Anzitutto, il significato centrale della liturgia nell'esperienza di fede della Chiesa fa sì che la catechesi, pur nella diversità delle sue realizzazioni, non possa non riferirsi alla liturgia come fonte di ispirazione, come appoggio della propria testimonianza, come contesto celebrativo cui riferirsi. E' per questo che l'esercizio della catechesi deve tener presente l'anno liturgico come sfondo celebrativo in cui si inserisce e l'organico dei sacramenti come vertice espressivo del proprio itinerario di fede: “La catechesi conserva sempre un riferimento ai Sacramenti. [ ... ] la vita sacramentale si impoverisce e diviene ben presto un ritualismo vuoto, se non è fondata su una seria conoscenza del significato dei Sacramenti. E la catechesi diventa intellettualistica, se non prende vita nella pratica sacramentale” (CT 23).

Il processo di crescita nella fede appare sempre strutturato sacramentalmente, legato a momenti celebrativi che ne esprimono il significato profondo: confessare la propria fede è rendersi conto che il Padre chiama, nomina e rende l'uomo partecipe della propria vita tramite suo Figlio nello Spirito Santo: è l'opera del battesimo. Confessare la propria fede è permettere al Signore di trasformare "un cuore di pietra in un cuore di carne" (cf Ez 36,26) nel suo Spirito, per ritrovare l'amore del Padre: è ciò che si celebra nel sacramento della riconciliazione. Confessare la propria fede è ringraziare il Padre per il Figlio morto e risuscitato nello Spirito nella comunione con i fratelli: è quanto viene espresso nell'Eucaristia. Infine, confessare la propria fede è vivere come Chiesa dello Spirito che il Signore ci ha inviato per manifestare al mondo l'amore del Padre: ciò si realizza nella cresima.

Questo riferimento essenziale alla liturgia non va però enfatizzato o assolutizzato, quasi che la liturgia fosse l'unica realizzazione della sacramentalità della Chiesa, o dimenticando la centralità della vita cristiana come culto spirituale. Affermare che la liturgia è lo scopo e la fonte della catechesi, o che ogni catechesi deve avere la liturgia come norma strutturante essenziale, significa esasperare unilateralmente un rapporto che pur deve rimanere sempre vivo e complementare.

La celebrazione, momento essenziale del processo catechetico

D'altra parte, l'azione catechistica non può prescindere dal linguaggio *totale+della celebrazione e dei simbolo. La catechesi ha bisogno, come esigenza intrinseca del suo dinamismo, del momento celebrativo-simbolico. Alcune considerazioni possono rafforzare la fondatezza di questa istanza.

  • La liturgia utilizza con abbondanza il linguaggio simbolico. Ora, il simbolo è un mezzo espressivo fondamentale nella vita umana, specialmente in rapporto alle esperienze più profonde e significative. Solo per mezzo di simboli o gesti simbolici si riesce a esprimere e a comunicare la profondità e la ricchezza di quelle esperienze che coinvolgono tutta la persona, anima e corpo, coscienza e subcoscienza. Il simbolo è propriamente il linguaggio del mistero per mezzo della sua carica evocatrice e rivelatrice. E' il veicolo ideale, indispensabile, per l'espressione e la comunicazione dell'esperienza religiosa.
  • Un altro elemento costitutivo della liturgia, insieme al simbolo, è il linguaggio della celebrazione e della festa. Ora, la festa, con la celebrazione che ne costituisce il cuore, ha un significato fondamentale nell'esistenza umana, in particolare per quanto riguarda la sua dimensione religiosa.

La festa è, anzitutto, affermazione dei valori. L'uomo ha bisogno della festa, di questo tempo “messo da parte”, per esprimere il significato e il valore della vita, per affermare le cose che veramente contano (l'amore, l'amicizia, la famiglia, la patria, la speranza, la salvezza, ecc.).
La festa inoltre risponde all'esigenza di vivere la comunione e l'appartenenza sociale. La festa è tempo di incontro, di scambio, di comunicazione, di riscoperta delle proprie radici e della propria identità di gruppo. Essa ha lo scopo di codificare nel rito il fluido di comunione che unisce i membri di un gruppo. Permette di esprimere e stimolare la comunione in una forma profonda e sentita, impossibile nei gesti della vita ordinaria.
La festa è anche anticipo di un futuro sognato. I gesti tipici della festa (abiti speciali, regali, banchetti, spreco, trasgressione dì alcune regole sociali, ecc.) sono espressione anticipata del mondo diverso, alternativo, che gli uomini desiderano e sognano.
In una parola: festa e celebrazione sono il modo privilegiato di celebrare la vita e di proclamarne il senso profondo: esse hanno sempre perciò qualcosa di religioso e costituiscono un modo privilegiato dì espressione religiosa.

Di qui la connessione stretta che deve esistere tra celebrazione e catechesi, in quanto approfondimento e maturazione di esperienze di fede. L'intimo legame che intercorre tra esperienza e celebrazione ci permette di formulare una specie di legge strutturale della comunicazione religiosa: quello che non è celebrato non può essere colto nella sua profondità e nel suo significato per la vita. Anche la fede, perché diventi esperienza significativa e dimensione interpretativa dell'esistenza, ha bisogno di venire celebrata. La catechesi non può fare a meno perciò di momenti celebrativi e rituali: senza celebrazione della fede non c'è comunicazione né maturazione della fede.
Orbene, nelle sue realizzazioni concrete, la catechesi introduce in forme svariate la dimensione celebrativa: riti liturgici, celebrazioni ad hoc, paraliturgie, ritualizzazioni, momenti di preghiera, ecc. Molti itinerari catechetici includono nel proprio processo il momento celebrativo come ingrediente essenziale, come per esempio, nella nota versione amplificata del metodo della revisione di vita: vedere, giudicare, agire e celebrare.

La catechesi liturgica, forma non esclusiva di catechesi

Un'ultima considerazione: se la catechesi ha necessariamente una dimensione liturgica, ciò non vuol dire che ogni forma o momento di catechesi debba avere necessariamente uno stile o andamento di tipo liturgico. Non esiste solo la catechesi liturgica: ci sono tante possibilità di autentica comunicazione della fede che possono caratterizzare lo svolgimento dell'azione catechistica: il dialogo, l'insegnamento, la riflessione di gruppo, la discussione, la lettura di documenti, ecc. Aver sottolineato l'importanza del rapporto tra liturgia e catechesi non deve significare una assolutizzazione del linguaggio liturgico né un restringimento delle modalità espressive della comunicazione religiosa.