Il Battesimo dei bambini

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Ogni anno, la festa del battesimo di Gesù ci invita a riflettere sul nostro battesimo che ci ha resi figli di Dio. Per mezzo del sacramento del battesimo Dio ha posto in noi il sigillo della nostra appartenenza a Lui. Il catechismo insegna che il battesimo conferisce la grazia santificante che altro non che  “la vita di Dio in noi”. Proprio per questo siamo suoi figli.
Questo dovrebbe riempirci di grande gioia. Vorrei orientare questa riflessione sull’importanza del battesimo dei bambini.
Non v’è dubbio che teologi pastoralisti e famiglie si interrogano in merito al fatto che molti ragazzi e giovani abbandonano la fede e la pratica sacramentale, nonostante l'educazione cristiana ricevuta in parrocchia e in famiglia.
Sull’altro versante, sono molti, anche tra coloro che si professano cristiani praticanti, che si interrogano sul senso del battesimo conferito ai neonati. Ma perché battezzare un bambino? Si obietta anche che il battesimo dei bambini sarebbe un attentato alla loro libertà, in quanto è contro la loro dignità di persona imporre loro per il futuro degli obblighi religiosi che essi, in seguito, potrebbero essere, forse, portati a rifiutare. Sarebbe quindi meglio conferire il sacramento a una età, in cui siano in grado di impegnarsi liberamente.

Se da una parte una tale obiezione potrebbe risultare fondata, dato che l’adesione alla fede rientra nell’ambito della libertà di ciascuno, è da dire che il battezzato tale libertà la esercita personalmente: infatti ogni anno egli può confermare in scienza e coscienza la propria fede nella grande Veglia pasquale, rinnovando anche l’impegno della testimonianza cristiana nella vita di ogni giorno.
 
Pertanto battezzare i bambini non solo è corretto, ma è la cosa più naturale da fare! Non conosco nessun genitore che contratti con il proprio figlio in merito a ciò che possa essere per lui più utile e confacente. Qualunque genitore compie decisamente ciò che stima essere bene per il proprio figlio. Ci mancherebbe!

Mi viene spesso in mente, a tal proposito, un ricordo lontano: la fuga degli ebrei dall’Egitto, l’Esodo di cui da conto la Sacra Scrittura. Quando dopo molte peripezie (ricordate le 10 piaghe d’Egitto?) il Faraone disse a Mosè: Prendi il tuo popolo e lascia l’Egitto (cfr. Es 13,17-14, 14), cosa pensate che abbiano fatto i genitori dei piccoli ebrei? Certamente non sono stati a discutere, a contrattare, a ragionarci sopra …. Nessun genitore dei bambini ebrei avrà detto loro: “Senti: vuoi venire con noi, o vuoi rimanere ancora schiavo qui in Egitto? Vorrai raggiungerci quandolo crederai opportuno tu? ".

Non mi è difficile immaginare che i genitori di quei bambini abbiano detto: “Partiamo! Siamo finalmente liberi. Facciamo presto e andiamo prima che il Faraone ci ripensi”. Ben sapendo che l’Esodo sarebbe stata sì una agognata liberazione, pur tra infinite incognite!
A posteriori dovettero prendere atto che per giungere nella Terra Promessa ci vollero 40 anni! Eppure dalla schiavitù scapparano e portarano con sé i propri figli sapendo che sarebbe stata per tutti la liberazione e la salvezza. Avranno capito quei fanciulli che cosa stava accadendo? Capito o no, resta il fatto che nessun fanciullo sia rimasto in Egitto sotto la schiavitù del Faraone.
 
Trovo in questo racconto biblico una fortissima analogia con il sacramento del Battesimo conferito agli infanti. Il genitore che crede assicura al bimbo, anche inconsapevole, “il meglio per lui”: la liberazione dal peccato originale, la gioia di essere figli di Dio, fratelli di Gesù Cristo, membri della Chiesa.
 
Scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1250:  La pura gratuità della grazia della salvezza si manifesta in modo tutto particolare nel Battesimo dei bambini. La Chiesa e i genitori priverebbero quindi il bambino della grazia inestimabile di diventare figlio di Dio se non gli conferissero il Battesimo poco dopo la nascita …”
 
Certo è che i genitori debbono credere al sacramento del battesimo come a un bene grande per cui il bambino non ne debba essere privato! Il ragionamento, dobbiamo dirlo con chiarezza, non sta nel fatto che battezzando i bimbi da piccoli si potrebbe influenzare la libera scelta dell’individuo! Una tale considerazione è assolutamente illusoria: non esiste una libertà umana così pura, da poter essere immune da qualsiasi condizionamento. Occorre ricordare che ciò vale anche per la scelta di non battezzare. Ogni scelta o non scelta dei genitori in qualsiasi ambito di vita influenza in qualche maniera i più piccoli. Ma ciò rientra nella normalità di vita di ogni famiglia, nella responsabilità educativa dei genitori che cercano di dare sempre il meglio ai proprio figli.
 
Gli adulti, quindi ritengono un bene o no ammettere il proprio figlio al battesimo?
E’ questo l’interrogativo portante! L'amicizia e la vita di Dio sono ritenute dai genitori un bene per il proprio figlio? Se poi il giovanotto o la signorina, volteranno le spalle alla fede ricevuta nel battesimo, i genitori non dovranno mai pentirsi di non aver procurato al proprio figlio quella che per essi era ritenuta la dote migliore, la fede.
 
Ma, purtroppo, credo che il battesimo sia considerato da molti ancora come un atto sociale; una specie di appartenenza a un club che non aggiunge nulla di essenziale alla persona. 
Rimane la tranquillità di aver adempiuto un rito tradizionale nella famiglia e nella stessa cultura occidentale. I più sono contenti perché … hanno fatto contenti i nonni!
 
Il battesimo è davvero un'altra cosa! 
Ha più spazi aperti e una realtà più profonda. Con il battesimo Gesù introduce il battezzato nella sua famiglia, in cui Dio è Padre. Il battesimo fa muovere verso la vita di Dio, verso la sua luce e la sua grazia. Il battesimo unisce alla vita di Gesù risorto.  Lo si fa attraverso la preghiera e i segni della Chiesa, che ci vengono dalla più antica tradizione.
 
Il battesimo non è davvero l'appartenenza a un club. È l'ingresso in una famiglia; è la partecipazione alla vita di un popolo: il Popolo di Dio. Ed è bello ciò che ne deriva: se con il battesimo tutti facciamo parte della famiglia di Dio vuol dire non solo che Dio ci è Padre, ma se è Padre di tutti … tutti tra noi siamo fratelli. Infatti non  lo preghiamo: Padre nostro?
 
Ma c’è un ulteriore passaggio da compiere. Durante la celebrazione del sacramento del battesimo il sacerdote si rivolge espressamente ai genitori al padri e alla madrina del battezzando e chiede degli impegni precisi. E alla fine del rito il sacerdote afferma: Voi genitori “siete, per il vostro bambino, i primi testimoni della fede con la parola e con l’esempio”!
Quale grande impegno l'impegno nei confronti del battezzato per aiutarlo a conoscere e valorizzare la sua condizione di figlio di Dio! E’ proprio qui che noi adulti ... facciamo cilecca!
 
Un’ultima osservazione: mi sembra che oggi il battesimo dei bambini sia eccessivamente ritardato. Quando si è consapevoli e convinti della vita di Dio che è acquisita mediante il battesimo, non c'è motivo di rimandarlo. 
Se la Chiesa oggi chiede più preparazione per ricevere i sacramenti, non è mossa da alcun desiderio di organizzare una corsa ad ostacoli. Lo fa per aiutare a prendere decisioni veramente importanti con la massima consapevolezza.

 

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