Corpus Domini
L'Eucaristia centro della vita cristiana

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 Dal Vangelo secondo Giovanni 6,51-58 
I
n quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». 
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».+++

 
Gesù ha creato un'atmosfera speciale in quella cena d'addio che ha condiviso con i suoi alla vigilia della sua passione e morte. Sapeva che sarebbe stata l'ultima. Infatti, non si sarebbe più seduto alla mensa con loro fino alla festa finale con il Padre. E volle lasciare ben impresso nella loro memoria ciò che sempre caratterizzò la sua vita: passione per Dio e totale dedizione verso tutti.

Quella notte visse tutto con tanta intensità che, quando distribuì il pane e il vino, pronunciò parole che sarebbero rimaste memorabili: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
E Paolo aggiunge: «Fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». (1Cor 11,25)

Per Gesù, quello, è stato il momento della verità. In quella cena ha riaffermato la sua decisione di andare fino in fondo nella sua fedeltà al piano di Dio. Avrebbe dato la sua vita senza pensare a se stesso. Si sarebbe fidato nel Padre lasciando tutto nelle sue mani.
 
Il gesto narrato nel Vangelo continua anche oggi. Ogni giorno il pane viene spezzato, poiché l’Eucarestia è la memoria del sacrificio della Croce. Ogni giorno questo pane viene donato: ogni giorno viene fatto a ciascuno di noi il dono dell’Unigenito, e così diventiamo partecipi della sua stessa Vita divina. Tutto questo accade ogni volta che riceviamo il Corpo eucaristico del Signore.

Celebrare l’Eucarestia, infatti, è a un tempo e inseparabilmente il memoriale del sacrificio di Cristo e il santo banchetto in cui comunichiamo al santo mistero del Corpo e Sangue del Signore. Cibandoci di Lui, sotto la specie del pane e del vino, cresce la nostra unione al Cristo.
 
Celebrare l'Eucaristia è fare memoria di questo Gesù, registrando in noi come egli visse fino alla fine per riaffermare in noi l’opzione di vivere seguendo le sue orme. Prendere nelle nostre mani le nostre vite e i nostri impegni per cercare di viverli fino alle conseguenze ultime.
 
Celebrare l'Eucaristia è, soprattutto, dire come lui: Questa mia vita non voglio viverla esclusivamente per me. Non voglio monopolizzarla solo per il mio interesse. Voglio camminare su questa terra riproducendo in me qualcosa di ciò che Cristo ha vissuto. Senza chiudermi nel mio egoismo; contribuendo con la mia piccolezza a costruire un mondo migliore.
 
È facile rendere l'Eucaristia una cosa molto diversa da quella che è. Basta andare in chiesa per adempiere a un obbligo, dimenticando ciò che Gesù ha vissuto nell'ultima cena. Basta ricevere la comunione, pensando solo al nostro benessere interiore. Basta lasciare la chiesa senza mai decidere di vivere in modo più generoso e oblativo.
 
Ma in questo giorno è doverosa anche una riflessione più amara. I sociologici della religione e i teologi pastoralisti lo evidenziano con dati inconfutabili: i cristiani delle nostre chiese occidentali abbandonando la messa domenicale. La celebrazione eucaristica non è più in grado di nutrire la loro fede o di vincolarli alla comunità di Gesù. La cosa sorprendente è che stiamo lasciando che la Messa "si perda" senza che questo fatto provochi una qualche reazione tra noi.
L'Eucaristia non è il centro della vita cristiana?
Come possiamo rimanere passivi e incapaci di prendere qualsiasi iniziativa? Perché rimaniamo così silenziosi e immobili? Perché noi credenti non esprimiamo la nostra preoccupazione con più forza e dolore?
 
Accogliamo in questo giorno l’invito che S. Ambrogio rivolgeva ai suoi fedeli: “Accostatevi a Lui e saziatevi: Egli è pane. Accostatevi a Lui e bevete: Egli è sorgente. Accostatevi a Lui e rischiaratevi: Egli è luce. Accostatevi a Lui e diventate liberi: Dove c’è lo spirito del Signore, là c’è la libertà. Accostatevi a Lui e liberatevi dai lacci: Egli è perdono dei peccati. Vi domandate chi Egli sia? Ascolta quello che dice Egli stesso: Io sono il pane della vita. Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.” (Sant’Ambrogio, Commento al salmo 118/2, ed. Biblioteca Ambrosiana Milano e Città Nuova Editrice 1987, pagg. 268-269).

Signore Gesù Cristo,
che nel mirabile sacramento dell'Eucaristia
ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua,
fa' che adoriamo con viva fede
il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue,
per sentire sempre in noi i benefici della redenzione.
 
 
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