Amoris lætitia - Capitolo 6°
Alcune prospettive pastorali

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Il capitolo 6 della Lettera Apostolica Amoris lætitia si rivolge soprattutto a chi (preti, religiosi e laici) opera nella pastorale familiare e contiene suggestioni interessanti sia per quanto riguarda l’accompagnamento delle coppie al matrimonio e nei primi anni di vita matrimoniale, sia per quanto concerne l’attenzione alle famiglie ferite, anticipando quanto sarà sviluppato e ripreso nel capitolo 8.
 
Papa Francesco sollecita a «elaborare proposte più pratiche ed efficaci che tengano conto sia degli insegnamenti della Chiesa sia dei bisogni e delle sfide locali». Il Papa considera varie prospettive pastorali che mirano a formare famiglie solide e fruttuose secondo il disegno di Dio. Il capitolo utilizza ampiamente le relazioni finali dei due Sinodi e le catechesi di Papa Francesco e Papa Giovanni Paolo II. Si ribadisce che le famiglie non devono essere solamente evangelizzate, ma esse stesse dovrebbero anche evangelizzare.
 
L’Esortazione Amoris lætitia ribadisce che le famiglie sono soggetto e non solamente oggetto di evangelizzazione. Sono esse, anzitutto, a essere chiamate a comunicare al mondo il “Vangelo della famiglia” come risposta al profondo bisogno di famigliarità iscritto nel cuore nella persona umana e della stessa società. Certo, hanno bisogno di un grande aiuto in questa loro missione. Il Papa parla, anche in questa prospettiva, della responsabilità dei ministri ordinati. E sottolinea con franchezza che a loro “manca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali delle famiglie” (202).
 
Il Papa si dispiace "che ministri ordinati spesso non hanno la formazione necessaria per affrontare i complessi problemi che devono affrontare le famiglie" (202). Da un lato, la formazione psico-affettiva dei seminaristi deve essere migliorata «che dovrebbero accedere a una formazione interdisciplinare più ampia sul fidanzamento e sul matrimonio e non solo alla dottrina». Se da una parte bisogna migliorare la formazione psico-affettiva dei seminaristi e coinvolgere di più la famiglia nella formazione al ministero, «è salutare la combinazione di tempi di vita in seminario con altri di vita in parrocchia».
Dal canto loro le famiglie hanno bisogno di essere maggiormente coinvolte nella formazione al ministero (cfr 203); e dall'altro, “si potrebbe anche attingere all'esperienza della grande tradizione orientale di uomini del clero sposati" (202).

Dal n. 205 al n. 215 dell’esortazione, il Papa suggerisce come guidare i fidanzati, «risorsa preziosa per le parrocchie», nel cammino di preparazione al matrimonio, aiutandoli a scoprire la bellezza e la ricchezza della scelta matrimoniale con nuovi itinerari che siano «vera esperienza di partecipazione alla vita ecclesiale e approfondiscano i diversi aspetti della vita familiare… per iniziare con una certa solidità la vita familiare».

Dal n.217 il Papa sottolinea la necessità, o meglio, l’urgenza di accompagnare gli sposi nei primi anni della vita matrimoniale, «avvicinando le coppie attraverso il Battesimo, la Comunione dei figli, la benedizione delle case». «Desidero insistere – continua il Papa – sul fatto che una sfida della pastorale familiare è aiutare a scoprire che il matrimonio non può intendersi come qualcosa di concluso ma c’è un progetto da realizzare insieme con pazienza, comprensione, tolleranza, generosità…» anche in alcune situazioni complesse e in particolare nelle crisi, sapendo che «ogni crisi nasconde una buona notizia che occorre saper ascoltare affinando l’udito del cuore».
 
Il Papa si confronta anche con la questione della paternità responsabile; e anche con certe situazioni e crisi complesse, sapendo che "ogni crisi ha una lezione da insegnare a noi; abbiamo bisogno di imparare ad ascoltare con l'orecchio del cuore" (232). Alcune cause di crisi sono analizzate, tra i quali un ritardo nella maturazione affettiva (cfr 239).

Guardando al preoccupante l’aumento dei divorzi e ad altre difficoltà che minano la storia delle famiglie, il Papa osserva che ogni crisi “nasconde una buona notizia che occorre saper ascoltare affinando l’udito del cuore”. Di qui, l’incoraggiamento a perdonare e sentirsi perdonati per rafforzare l’amore familiare, e l’auspicio che la Chiesa sappia accompagnare tali situazione in modo “vicino e realistico”. Il dramma del divorzio “è un male che cresce in modo molto preoccupante”. Quali indicazioni? Occorre prevenire tali fenomeni, tutelare i figli affinché non ne diventino “ostaggi”. Realisticamente occorre anche riconoscere che, di fronte a violenze, sfruttamento e prepotenze, la separazione è inevitabile e anche può essere “moralmente necessaria”.
 
Affrontando pastoralmente la situazione di separati, divorziati e divorziati risposati, l’Amoris lætitia ribadisce che occorre discernimento ed attenzione, soprattutto verso coloro che hanno subito ingiustamente la scelta del coniuge.
 
Il Pontefice sottolinea, tra l’altro, l’importanza della recente riforma dei procedimenti per il riconoscimento dei casi di nullità matrimoniale e della responsabilità affidata ai Vescovi. Il testo richiama la sofferenza dei figli nelle situazioni conflittuali e dice chiaramente: “Il divorzio è un male, ed è molto preoccupante la crescita del numero dei divorzi. Per questo, senza dubbio, il nostro compito pastorale più importante riguardo alle famiglie è rafforzare l’amore e aiutare a sanare le ferite, in modo che possiamo prevenire l’estendersi di questo dramma nella nostra epoca(246).
 
Soprattutto i divorziati non risposati vanno incoraggiati ad accostarsi all’Eucaristia, “cibo che sostiene”, mentre ai divorziati risposati va detto che non devono sentirsi scomunicati, anzi vanno accompagnati con “grande rispetto”: prendersi cura di loro all’interno della comunità cristiana non significa indebolire il valore e l’indissolubilità del matrimonio, ma esprimere la carità.
 
L'Esortazione Amoris lætitia sottolinea l'importanza della recente riforma delle procedure di annullamento del matrimonio. Si mette in evidenza la sofferenza dei bambini in situazioni di conflitto e conclude: "Il divorzio è un male e il crescente numero di divorzi è molto preoccupante. Quindi, il nostro più importante compito pastorale per quanto riguarda le famiglie è quello di rafforzare il loro amore, aiutando a guarire le ferite e lavorare per prevenire la diffusione di questo dramma del nostro tempo" (246).
 
Si accenna ai matrimoni misti e a quelli con disparità di culto, e alla situazione delle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale, ribadendo il rispetto nei loro confronti e il rifiuto di ogni ingiusta discriminazione e di ogni forma di aggressione o violenza.
 
Il Papa tocca poi le situazioni di matrimonio tra un cattolico e un cristiano di un'altra denominazione (matrimoni misti), o tra un cattolico e qualcuno di un'altra religione (disparità di culto). Per quanto riguarda le famiglie con membri con tendenze omosessuali, ribadisce la necessità di rispettarli e ad astenersi da qualsiasi discriminazione ingiusta ed ogni forma di aggressione o di violenza. L'ultima parte, pastoralmente pregnante, del capitolo "Quando la morte ci fa sentire il suo pungiglione", è il tema della perdita di persone care e della vedovanza.

Papa Francesco dice una parola chiara e comprensiva circa le “situazione complesse”. Riguardo alle persone di tendenza omosessuale, premette la necessità di rispettare la loro dignità, senza marchi di “ingiusta discriminazione” e poi sottolinea che “non esiste alcun fondamento” per assimilare o stabilire analogie “neppure remote” tra le unioni omosessuali ed il matrimonio secondo il disegno di Dio. Su questo tema scottante definisce “inaccettabile” che la Chiesa subisca “pressioni” da parte della cultura e dei poteri dominanti.

Pastoralmente preziosa è la parte finale del capitolo: “Quando la morte pianta il suo pungiglione”. L’Esortazione Amoris lætitia di Papa Francesco, riprendendo una feconda e importante tradizione, offre indicazioni sull’accompagnamento pastorale da offrire alle famiglie colpite dalla morte di un loro caro. Si tratta di una dimensione purtroppo spesso disattesa che richiede invece una nuova attenzione pastorale: tutte le famiglie, nessuna esclusa, fa l’esperienza del lutto e chiede accompagnamento. Tale prospettiva è ancor più urgente oggi visto l’attenuarsi del senso della morte nelle società contemporanee e la mancanza di gesti e di parole che aiutino chi muore e chi resta.
La comunità cristiana deve saper accompagnare anche nel lutto e nella sua elaborazione, insegnare a pregare per i defunti e a crescere nell’amore tutta la vita per prepararsi alla morte.
 
 
 
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