6 domenica di Pasqua
«Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama»

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 Dal Vangelo secondo Giovanni 14,15-21
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

 
In un recente studio a titolo “Rapporto sull’analfabetismo religioso in Italia”, è stata fatta emergere una situazione relativa alla fede degli italiani da far tremare i polsi. Codesto Rapporto presenta un panorama desolante, secondo cui è rilevabile statisticamente l’ignoranza totale della Bibbia, la produzione di idee fantasiose sulla struttura dottrinale o cultuale della fede in cui si è nati.
Meno di 1 italiano su 3 cita correttamente tutti e quattro gli evangelisti (Matteo, Marco, Luca e Giovanni). Neppure 1 su 4 sa indicare le tre virtù teologali (fede, speranza e carità). Appena il 29% ammette di leggere la Bibbia.
Tre italiani su quattro pregano anche fuori delle celebrazioni liturgiche, rivolgendosi a Dio (47%), alla Vergine (31%), a Cristo (21%) e ai santi (12%).
Un italiano su 4 (il 26,4%) è convinto che la Bibbia sia stata scritta da Mosè, mentre il 20,4% ritiene che l’autore sia stato Gesù. Il 51,2% non sa chi abbia dettato i dieci comandamenti. Eppure, soltanto il 15% degli italiani si dichiara ateo o non credente, mentre il 55% è interessato all’insegnamento di altre religioni e il 63,2% dice di essere favorevole all’apertura di moschee o altri luogo di culto.
È spontaneo domandarsi dove sia finito quel 79% di cattolici che dovrebbe conoscere l’abc del proprio credo?
Questo servizio è offerto proprio per consentire la conoscenza della legge fondamentale che il dito di Dio ha scritto nel cuore degli uomini, ma che gli uomini spesso dimenticano. Presenteremo a uno a uno i dieci comandamento o le “dieci parole” che ci guidano e ci conducono alla vita eterna. 


È la sesta domenica di Pasqua. Gesù ha insegnato che per salvarsi è necessario osservare fedelmente e con amore i comandamenti. Nel Vangelo di questa domenica Gesù, nel grande discorso dell’addio, prima della sua passione. morte e risurrezione disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti ... Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama» (Giovanni 14,15-21).

In verità nell'ebraismo il decalogo è stato sempre integrato all'interno del corpo legislativo di Israele. È solo con sant’Agostino che i cristiani hanno iniziato a usare in modo sistematico il decalogo all'interno della loro predicazione morale; è Agostino a riferire tutto il decalogo all'unico precetto della carità. Più tardi, con s. Tommaso d'Aquino si inizierà a vedere nel decalogo l'espressione della Legge naturale.
 
I comandamenti sono stati consegnati da Dio a Mosè sul monte Sinai.
La Bibbia ne riferisce due versioni:
la prima contenuta nel libro del Deuteronomio al capitolo 5, 6-21;
la seconda è nel libro dell’Esodo al capitolo 20, 1-17.
Ogni comandamento può comportare una differente esposizione letterale, ma non cambia nella sostanza e nel concetto.
 
La parola « Decalogo » significa alla lettera « dieci parole ». “La divisione e la numerazione dei comandamenti hanno subito variazioni nel corso della storia. Questo Catechismo segue la divisione dei comandamenti fissata da sant'Agostino e divenuta tradizionale nella Chiesa cattolica” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2066).
I primi tre precetti si riferiscono all’amore a Dio, gli altri sette all’amore del prossimo. (cfr. CCC 2067)
I dieci comandamenti sono iscritti nel cuore degli uomini: facciamo fatica a osservarli perché il peccato ci allontana dalla via della vita.
 
Il Decalogo è stato dato da Dio a Mosè, sul Monte Sinai, in quanto il Popolo di Israele conduceva una vita non confacente alla Sua Volontà.
Accettare il decalogo significa rico­noscere che il Signore è il nostro liberatore; ciò che nel decalogo da lui ci viene chiesto è la nostra risposta a questo amore che ci consente di rimanere liberi. Senza il decalogo la storia della salvezza sarebbe ridotta a realtà magica; senza la storia della salvezza il decalogo sarebbe soltanto un'arida norma giuridica. Il decalogo è legge della libertà.
 
Alcuni comandamenti stabiliscono ciò che si deve fare (per esempio, santificare le feste, onora il padre e la madre); altri indicano ciò che non è lecito fare (per esempio non uccidere, non dire falsa testimonianza, non rubare l’innocente).
I Dieci Comandamenti hanno sempre un valore prioritario, nel quale vediamo i grandi indicatori di strada.
I Dieci Comandamenti riletti e rivissuti nella luce di Cristo, nella luce della vita della Chiesa e delle sue esperienze, indicano alcuni valori fondamentali ed essenziali.
Il quarto e il sesto comandamento insieme, indicano l’importanza del nostro corpo, di rispettare le leggi del corpo e della sessualità e dell’amore, il valore dell’amore fedele, la famiglia.
Il quinto comandamento indica il valore della vita e anche il valore della vita comune.
Il settimo comandamento indica il valore della condivisione dei beni della terra e la giusta condivisione di questi beni, l’amministrazione della creazione di Dio.
L’ottavo comandamento indica il grande valore della verità.
Se, quindi, nel quarto, quinto e sesto comandamento abbiamo l’amore per il prossimo, nel settimo, nell'ottavo, nel nono e nel decimo abbiamo la verità in merito al mondo dell’arbitrarietà e dell’egoismo. Solo se appare Dio c’è luce, c’è speranza.
 
I Dieci Comandamenti sono la divina pedagogia dell'amore poiché indicano l'unico cammino sicuro per il compimento del nostro anelito più profondo: l'insopprimibile ricerca dello spirito umano del bene, della verità e dell’armonia.
Il Dieci comandamenti sono punti di riferimento essenziali per vivere nell’amore, per distinguere chiaramente il bene dal male e costruire un progetto di vita solido e duraturo. Anche a noi Gesù chiede se conosciamo i comandamenti.
 
Con i Comandamenti Dio vuole educare alla vera libertà, perché vuole costruire con noi un Regno di amore, di giustizia e di pace. Ascoltarli e metterli in pratica non significa alienarsi, ma trovare il cammino della libertà e dell'amore autentici, perché i comandamenti non limitano la felicità, ma indicano come trovarla.
 
Attraverso il Decalogo e la legge morale iscritta nel cuore umano (cfr. Rm 2,15), Dio sfida radicalmente la libertà di ogni uomo e di ogni donna.
Rispondere alla voce di Dio che risuona nel profondo della nostra coscienza e scegliere il bene è l'uso più sublime della libertà umana.
La vocazione cristiana scaturisce da una proposta d’amore del Signore e può realizzarsi solo grazie a una risposta d’amore.
Gesù mostrò che i comandamenti devono essere una strada aperta per un cammino morale e spirituale di perfezione, la cui anima è l’amore (cfr. Col 3, 14).
 
Cari Amici,
Le parole del decalogo sono come paletti che delimitano la strada da percorrere, oltre i quali c'è soltanto la schiavitù. Ecco perché otto precetti su dieci sono formulati in maniera negativa; si tratta di "no" che insegnano a non perdere la strada e che aiutano il popolo a crescere nel suo rapporto con Dio. Quindi, a ben vedere i Comandamenti non sono una serie di «no» e delle proibizioni, ma presentano in realtà una grande visione di vita.
I Comandamenti, pertanto, sono un
«sì» a Dio che dà senso al vivere e ci assicura il suo amore di Padre (i tre primi comandamenti);
«sì» alla famiglia (quarto comandamento);
«sì» alla vita (quinto comandamento);
«sì» all'amore responsabile (sesto comandamento);
«sì» alla solidarietà, alla responsabilità sociale, alla giustizia (settimo comandamento);
«sì» alla verità (ottavo comandamento);
«sì» al rispetto dell’altro e di ciò che gli è proprio e di ciò che gli appartiene (nono e decimo comandamento).
 
I Comandamenti sono punti di riferimento essenziali per vivere nell’amore, per distinguere chiaramente il bene dal male e costruire un progetto di vita solido e duraturo. A tutti noi Gesù chiede di conoscere i comandamenti, di formare la nostra coscienza secondo la legge divina e di metterli in pratica tutti dieci!
 
Questa è la filosofia della vita; questa è la cultura della vita, che diviene concreta e praticabile e bella nella comunione con Cristo, il Dio vivente, che cammina con noi nella grande famiglia della Chiesa.
Dobbiamo ritornare ai dieci Comandamenti, alle leggi di Dio nella consapevolezza che le leggi di Dio non sono proibitive, ma leggi di salvezza.
 
Io sono il Signore Dio tuo:
1°  Non avrai altro dio all'infuori di Me.
2°  Non nominare il nome di Dio invano.
3°  Ricordati di santificare le feste.
4°  Onora il padre e la madre.
5°  Non uccidere.
6°  Non commettere atti impuri.
7°  Non rubare.
8°  Non dire falsa testimonianza.
9°  Non desiderare la donna d'altri.
10° Non desiderare la roba d'altri.
 

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