5 domenica per annum
Silenzio, contemplazione e preghiera

<< Torna indietro

Nella sua intensa attività di profeta itinerante, Gesù ha sempre curato la comunicazione con Dio nel silenzio e nella solitudine. I Vangeli hanno conservato il ricordo di una sua usanza che ha causato un'impressione profonda: Gesù era solito ritirarsi di notte per pregare.

L'episodio narrato di Marco aiuta a scoprire il significato e l’importanza della preghiera per Gesù. Il giorno prima era stata una giornata difficile. Gesù «guarì molti che erano affetti da varie malattie». Il successo era stato molto grande. Cafarnao era scioccata: «tutta la città era riunita davanti alla porta» della casa dove abitava Gesù. Tutti parlavano di lui.
 
Quella stessa notte, «al mattino presto si alzò quando ancora era buio»  e, senza avvertire i suoi discepoli, si ritirò «in un luogo deserto e là pregava». Doveva e voleva stare da solo con suo Padre. Non voleva essere stordito dal successo. Cercava solo la volontà del Padre: conoscere bene il percorso che avbrebbe dovuto percorrere.
 
Sorpresi dalla sua assenza, Simone e i suoi compagni corsero a cercarlo. E, trovatolo, non esitarono a interrompere il suo dialogo con Dio. E gli dissero: «Tutti ti cercano!».  Ma Gesù non si lasciò programmare. Pensò al progetto del Padre suo. Niente e nessuno lo avrebbe distorto dal suo percorso.
Non ebbe interesse alcuno a rimanere a Cafarnao per godersi il successo. Non cedette all'entusiasmo popolare. C’erano altri villaggi che non avevano ancora ascoltato la Buona Novella di Dio:
Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».

Cari Amici,
Una delle caratteristiche più positive del cristianesimo contemporaneo è vedere come si stia risvegliando il bisogno di silenzio, di meditazione e di contemplazione. È urgente riscoprire il primato della preghiera, senza la quale tutto l’impegno dell’apostolato e della carità diventa attivismo. Pregare è lasciarsi amare da Dio. È permettere che il silenzio di Dio risuoni nel nostro spirito. È lasciare che Lui abiti in noi. Silenzio e solitudine sembrano essere due elementi importanti per la preghiera, spazio in cui è possibile mettersi in ascolto profondo del Padre per trarre la forza per vivere il nostro ministero e la nostra missione ecclesiale fino in fondo.
 
I cristiani, in generale, non sanno più stare da soli con il Padre. Teologi, predicatori e catechisti parlano molto di Dio, ma noi parliamo molto poco con Lui. L'usanza di Gesù si è dimenticata molto tempo fa. Nelle nostre parrocchie ci sono molti incontri di lavoro, ma non sappiamo come ritirarci per riposare alla presenza di Dio e riempirci della sua pace.

È vero: siamo  in numero sempre più minore a dover fare tante cose. Ma attenzione: il nostro rischio è quello di cadere nell'attivismo, nel logoramento e nel vuoto interiore. Il nostro problema non è quello di avere molti problemi, ma trovare la forza spirituale necessaria per affrontarli. E questa ce la dona, il silenzio, la meditazione, la contemplazione e la preghiera.

 

 

© Riproduzione Riservata