«Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»

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Non erano tempi facili per la giovane comunità ebraico-cristiana quando Matteo scrisse il suo Vangelo. Si era raffreddato e di molto l'entusiasmo dei primi tempi. Le tensioni con gli ebrei erano forti. Alcuni avevano fatto la triste esperienza del rifiuto all'interno della stessa famiglia. La fede di quei credenti si era fatta davvero vacillante.
Riprendendo un racconto che si trovava negli scritti di Marco e tramandato da varie tradizioni orali che correvano tra i cristiani di una tempesta vissuta dai discepoli nel mare di Galilea, Matteo compose una bella catechesi con l’unico obiettivo di aiutare i seguaci di Gesù a riaffermare la loro fede.
E lo ha fatto con una tale forza che può essere una propizia occasione per ripensare anche la nostra fede e la nostra adesione a Gesù Cristo e confidare in lui.
 
Non è mai stato e non è mai facile credere.
Il racconto evangelico descrive in maniera grafica la situazione: era calata la sera; la barca dei discepoli «distava già molte miglia da terra» nel mare di Galilea «ed era agitata dalle onde». Anche «il vento era contrario» e le impediva di dirigersi verso terra. Ma c’era qualcosa di più grave ancora: i discepoli erano soli e Gesù non era con loro sulla barca.
Così era la comunità cristiana di Antiochia. I lettori del racconto compresero molto bene il messaggio perché conoscevano il linguaggio dei Salmi: l'acqua, la notte, la tempesta erano simboli di insicurezza, di paura e di incertezza.
 
In quelle condizioni non era facile l’adesione a Gesù. La sua figura svaniva nel bel mezzo della crisi; sicuri che non si trattasse di una solenne bufala o di un tragico inganno? Gesù stesso non avrebbe potuto essere una bella illusione ma senza consistenza con la realtà?
 
E quando i discepoli in mezzo al lago, quella notte, lo videro camminare sulle acque come un fantasma non lo riconobbero e, terrorizzati, iniziano a gridare per la paura. L'evangelista è attento a sottolineare che la loro paura non fu causata dalla tempesta, ma dalla loro incapacità di scoprire la presenza di Gesù in quella terribile notte che si era rivolto a loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Anche Pietro dubitò di Colui che gli aveva detto «Coraggio, sono io!». E a mo’ di sfida gridò: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque».
Ed è interessante notare come Matteo riassuma la risposta di Gesù in una sola parola: «Vieni!».

 

Quell’invito è destinato a tutti noi. Siamo tutti chiamati a "camminare verso Gesù" senza essere spaventati dal "vento contrario", ma lasciandoci guidare dal suo Spirito consolatore. Dobbiamo accogliere acuta e profonda la voce tranquilla del Maestro che assicura: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Non dobbiamo consentire che i nostri orecchi sentano solo il fragore delle onde e il sibilo del vento. Questo è il nostro errore. Se non avvertiamo l'invito di Gesù a riporre la nostra fiducia incondizionata in lui, dove andremo?

 

Come Pietro siamo invitati anche noi ogni giorno a camminare non sulla terra, ma sull’acqua basandoci solo sulla debolezza della nostra fede. Non ci sosterrà né il potere, né il prestigio e neppure le assicurazioni del passato, ma solo il desiderio vivissimo di incontrare Gesù pur in mezzo alle tenebre e alle incertezze di questi tempi.

 

In qualsiasi momento siamo in grado di affondare se si guarda solo alla "forza del vento" dimenticando la presenza di Gesù. Se come Pietro grideremo anche noi: «Signore, salvami!» saremo in grado di vivere un'esperienza difficile da raccontare, ma viva e vera perché percepiremo nella nostra vita Gesù come una "mano tesa" che sostiene la nostra fede. È anche (forse soprattutto) nei momenti di crisi che impariamo veramente a credere in Dio e in Gesù pur sperimentando la fatica di credere.

 

Ci sia salutare il monito che Gesù ha rivolto a Pietro: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Perché continui a cercare falsi assicurazioni per "sopravvivere" in un cristianesimo altalenante?

Potrebbe essere lo scossone per purificare il cuore, liberarci dagli interessi mondani, dal trionfalismo ingannevole e dalle distorsioni che ci hanno allontanato da Gesù e, finalmente, professare con la mente e con il cuore: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».