Vescovi, non dimenticatevi dei vostri sacerdoti

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Non so se qualche Vescovo visiti il sito “Umanesimo Cristiano”. Nel caso, lo pregherei di attivare “la catena di S. Antonio” per condividere con i  Confratelli Vescovi le attese e le speranze raccolte in questa rispettosa invocazione.
 
Ricevo molte mail e telefonate da confratelli sacerdoti in difficoltà, li incontro personalmente. Ho raccolto le istanze e i desideri velati di tanti. Mi sono sentito tremendamente coinvolto a tal punto di percepire netto il desiderio di essere, almeno per un attimo, la loro voce.
 
Siamo sacerdoti nel mezzo di difficoltà, a volte nel mezzo della tempesta,
per cui non abbiamo solo bisogno della legge canonica
ma di un abbraccio, di una telefonata.
 
Siamo sacerdoti, non pedine, crediamo nell'obbedienza,
 quando l'obbedienza non danneggia la vita.
 
Siamo sacerdoti che hanno bisogno di una figura paterna,
di guardarsi negli occhi, di dialogare senza paura
non solo di lettere o orientamenti pastorali.
 
Siamo sacerdoti, esseri umani
 che hanno bisogno di una pacca sulla spalla
e di sentirsi chiamare “figlio”.
 
Siamo sacerdoti,
non numeri per coprire le parrocchie vacanti,
o diventare all’ultimo momento dei “tappabuchi”.
 
Siamo sacerdoti
e ciò che ci rende uguali è l'ordine sacro;
non ci sono figli e figliastri,
ma doni e carismi da valorizzare.
 
Siamo sacerdoti che spesso vivono l'ora del Getsemani,
della solitudine, della tristezza,
dove coloro che non se ne rendono conto,
perché impegnati in faccende,
sottovalutano l’importanza
di tendere la mano al sacerdote.
 
Siamo sacerdoti che, al di là di tutto,
hanno ricevuto una vocazione
che dipende da Colui che ci ha chiamato.
 
Vescovi, non dimenticate i vostri sacerdoti,
perché non sono un numero, ma sacerdoti con i loro difetti e meriti,
ma sempre sacerdoti che si aspettano l'affetto e  l’attenzione di un padre,
una pacca sulla spalla, una parola di speranza,
una telefonata, uno sguardo.
 
Vescovi, non dimenticatevi dei vostri sacerdoti.