L’urgenza di evangelizzare il Vangelo della famiglia e del matrimonio

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Durante i lavori del Sinodo sulla famiglia, che si è concluso lo scorso mese di ottobre, mentre i quotidiani e i mezzi della comunicazione in genere davano conto solo parzialmente delle tematiche in esame e i vaticanisti facevano sfoggio della loro saccenza evidenziando quasi esclusivamente la questione relativa alla comunione dei divorziati risposati e delle unioni tra persone dello stesso sesso. Più volte sono tornato sul tema che ritenevo e ritengo fondamentale e che sono certo Papa Francesco nella esortazione apostolica post sinodale tratterà ampiamente e cioè il Vangelo della famiglia e del matrimonio. E mi ero permesso di indirizzare una cartolina ai padri sinodali
Scrivevo infatti:
 
Chiedo sommessamente ai Padri del Sinodo che almeno loro inizino a riflettere sulla bellezza e sulla profezia della famiglia e del matrimonio, sulla bellezza della concezione cristiana della famiglia. Non c’è bisogno di indulgervi in maniera irenica o edulcorata. Ma il matrimonio è un sacramento per noi credenti e San Paolo lo ha chiamato “magnum sacramentum”. La famiglia è la cellula fondamentale della società umana. La Sacra Scrittura ci rammenta che fin dal principio il Creatore ha posto la sua benedizione sull’uomo e sulla donna affinché fossero fecondi e si moltiplicassero sulla terra. E per la teologia sacramentale la famiglia rappresenta nel mondo il riflesso della Santa e beata Trinità. Le gioie e le speranza, le fatiche e le sofferenze che segnano la vita delle nostre famiglie connotano la realtà della famiglia che è fatta di persone umane che restano pur sempre immagine di Dio.
 
Chiedo sommessamente ai Padri sinodali di iniziare la riflessione su matrimonio e famiglia a partire dalla Parola di Dio. "E’ nel Vangelo la salvezza che colma i bisogni dell'uomo", ha ricordato papa Francesco. Ed è questo il compito della Chiesa. E’ vero che il matrimonio cristiano è un mistero di salvezza calato nella realtà umana e, per questo, mai definitivamente al riparo dal fallimento. Tuttavia la casistica, pur necessaria non offuschi la bellezza della famiglia fondata sul sacramento del matrimonio e la grandezza della sua realtà.
 
 
Chiedo sommessamente ai Padri sinodali di trovare un linguaggio che esprima la verità della coppia e della famiglia non come un dato a cui adeguarsi, ma come un percorso capace di incrociare i cammini variegati e talvolta faticosi di ciascuna coppia. La Chiesa e la società sarebbero sommamente grati ai Padri sinodali se riuscissero a individuare un linguaggio che possa ridire ai giovani la bellezza e la verità del Vangelo della famiglia e del sacramento cristiano del matrimonio. I giovani sono quelli che credono sempre meno alla fedeltà e alla perpetuità del matrimonio e anche quando si sposano molti lo fanno con una certa faciloneria senza riflettere sull’impegno, la fatica, la promessa, le prospettive, le speranze che la famiglia comporta.
 
Chiedo sommessamente ai Padri sinodali che individuino ragioni pastorali e linguaggi relativi che esaltino l’idea del matrimonio-impegno-serio che si contrapponga all’idea di matrimonio-sentimento legato alle sensazioni-finché-dura. Quanto sarei felice che la Chiesa trovi una mediazione linguistica anche per dire alle giovani generazioni che il matrimonio è una unione che non prevede rinunce. E' un vincolo perenne che unisce due persone indissolubilmente. Per chi ci crede davvero l'unione è indissolubile: ma lo è anche per il non credente il quale non si sposa augurandosi di separarsi. Si sposa perché si prende un impegno che si augura essere per sempre! La Chiesa a il mondo sarebbero grati al Sinodo se riuscisse a individuare un linguaggio umano che esalti la bellezza di donarsi a una persona che ha avuto la forza ed il coraggio, l'amore e la delicatezza di dire un giorno un "SI'" irrinunciabile. Un linguaggio umano che faccia comprendere che è la cosa più bella del mondo poter vivere con chi non si tira in dietro davanti alle proprie responsabilità di coniuge e si prende l'impegno di amare sempre e comunque. Solo così l'amore è davvero completo, solo così l'amore è perfetto.
 
La notizia che i mezzi della comunicazione sociale hanno ampiamente diffuso in queste ultime ore fa tremare i polsi a coloro che a questo Vangelo della famiglia e del matrimonio credono e che propongono con un preciso impegno.
 
L’ultimo rapporto Istat su «matrimoni, separazioni e divorzi» riferisce che nel quinquennio 2009-2013, il calo è stato in media di oltre 10mila matrimoni all’anno. Infatti nel 2014 sono stati celebrati in Italia 189.765 matrimoni, circa 4.300 in meno rispetto all’anno precedente. Secondo l’Istat, la minore propensione al matrimonio è da mettere in relazione con i mutamenti sociali che da alcuni decenni si vanno progressivamente diffondendo e amplificando da una generazione all’altra, determinando eterogeneità nelle modalità e posticipazione dei tempi di costituzione della famiglia.
 
Ad articolare i percorsi familiari è in particolare la diffusione delle unioni libere, che possono ricoprire un ruolo del tutto alternativo al matrimonio. Le unioni di fatto sono più che raddoppiate dal 2008, superando il milione nel 2013-2014. In particolare, le convivenze more uxorio tra partner celibi e nubili arrivano a 641mila nel 2013-2014 e sono la componente che fa registrare gli incrementi più sostenuti, essendo cresciute quasi 10 volte rispetto al 1993-1994 .
I dati sulla natalità confermano che le libere unioni sono una modalità sempre più diffusa di formazione della famiglia: oltre un nato su quattro nel 2014 ha genitori non coniugati.
 
Per quanto riguarda invece l’instabilità coniugale, i dati del 2013 e del 2014 mettono in luce che nel 2014 le separazioni sono state 89.303 e i divorzi 52.335, le prime in leggero aumento e i secondi in lieve calo rispetto all’anno precedente . In media ci si separa dopo 16 anni di matrimonio, ma i matrimoni più recenti durano sempre meno. Le unioni interrotte da una separazione dopo 10 anni di matrimonio sono quasi raddoppiate, passando dal 4,5% dei matrimoni celebrati nel 1985 all’11% per le nozze del 2005.
 
L’età media alla separazione è di 47 anni per i mariti e 44 per le mogli; in caso di divorzio raggiunge, rispettivamente, 48 e 45 anni. Questi valori sono aumentati negli anni soprattutto per effetto della posticipazione delle nozze a età più mature. Infatti al matrimonio si arriva sempre più «maturi». Nel 2014 gli sposi hanno in media 34 anni e le spose 31 (entrambi un anno in più rispetto al 2008). In crescita le separazioni con almeno uno sposo ultrasessantenne (7,5% nel 2014). Il 76,2% delle separazioni e il 65,4% dei divorzi hanno riguardato coppie con figli. Nell’89,4% delle separazioni di coppie con figli i genitori hanno scelto l’affido condiviso.
 
Non sono mai stato amante delle cifre e delle statistiche, e devo dire che i pastora listi e soprattutto parroci avevano avuto una netta percezione della mutazione di costume in ragione di una registrazione sempre più scarsa di matrimoni celebrati secondo il rito della santa Chiesa. Ma le statistiche dell’Istat mentre pongono in evidenza il calo dei primi matrimoni in genere evidenziano che nel centro nord del Paese i matrimoni civili hanno battuto i matrimoni religiosi.
 
Ed è a questo riguardo che la mia preoccupazione diventa maggiore. Difetta l’evangelizzazione, la catechesi, l’educazione alla fede. E’ brutto dirlo, ma la nostra gente crede sempre meno, il relativismo si fa sempre più nefasto e l’uomo d’oggi vive sempre più etsi Deus non daretur: come se Dio non esistesse.
 
Situazione triste e preoccupante per ogni pastore d’anime!