Cristo Re
Il potere della verità

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Siamo talmente abituati a vedere come gli agenti della comunicazione riempiano la sfera pubblica della vita sociale di affermazioni e giudizi di valore sulle più svariate questioni che toccano la persona, la sua natura intima e i problemi della società, che siamo giunti a pensare che l'unico potere esistente, insieme a quello economico e a quello politico sia proprio l’indubbio “potere dell’informazione”.
 
I comunicatori/informatori diventano, a volte, presunte cattedre dalle quali, soprattutto attraverso i media, cercano di instillare nelle persone antropologie e visioni del mondo estranee alla ragione naturale e determinate da presupposti ideologici, che, per il semplice fatto di provenire dal mondo dell’informazione, sono presentati come indiscutibili.
 
E assai spesso, attraverso il mondo dei mass media, ormai sofisticati e multimediali, vengono diffuse ideologie assolutamente opinabili e spesso contrarie alla natura della corretta antropologia, fino al punto di negare l'esistenza di una verità universale e oggettiva sull'uomo, aprendo apertamente la porta alle “verità” emanate da personali idee e convincimenti.
 
D'altra parte, l'idea che ciò che è tecnicamente possibile sia anche moralmente lecita ha soppresso l'intimo rapporto tra natura ed etica, insinuando il convincimento che il suo fondamento risieda nella soggettività dell'individuo. Non è così! L'individualismo, portato alle sue estreme conseguenze, porta alla negazione dell'idea stessa di natura umana (cfr. Veritatis splendor, 32).
 
Nel Vangelo proclamato nella solennità di Cristo Re, Gesù rappresenta la potenza della verità. Accusato di avere pretese politiche, ha dichiarato che il suo regno non è di questo mondo, poiché, in tal caso, i suoi «servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei» (Gv 18,36).
Gesù fece capire a Pilato che la sua regalità era di un altro ordine: quello della verità. L'ordine al quale devono conformarsi tutti gli altri —ordine politico, economico, culturale—, poiché la vocazione essenziale dell'uomo è la ricerca, l'accoglienza e il rispetto della verità.
 
Un detto attribuito al saggio e sapiente Aristotele sosteneva: «Amicus Plato, sed magis amica veritas – Platone mi è amico, ma più amica mi è la verità».
Gesù si definisce a partire dall'autorevolezza della verità: «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37).
Nella società delle "notizie fasulle", dove la menzogna è affermata come categoria di strategia politica, affermare la verità è un vero atto rivoluzionario. Anche se è evidente che la verità - né quella di Cristo, né quella che deriva dalla struttura della natura umana - sarà ascoltata da coloro che hanno rinunciato al primato della ragione sulla stessa soggettività.
 
Si potrà obiettare che la verità di Cristo è vincolante solo per i cristiani. Ma Gesù non parla della «sua verità», ma della verità che precede la sua stessa venuta, poiché afferma di essere venuto a testimoniare «la verità», indicando che ciò che insegna e personifica è già presente in ciò che "è della verità", perché in ogni uomo esiste, fin dalla creazione, l'aspirazione a scoprire la verità e accoglierla con piena libertà.
 
Rispondendo a una domanda dell’apostolo Tommaso, Gesù Cristo si è presentato come «la via, la verità e la vita». E nel dire questo, pensò certamente
 a tutti gli uomini, non solo a quelli che lo avrebbero seguito.
 
Noi cristiani abbiamo avuto la grazia di riconoscerlo e di essere accolti sotto la sua benedetta sovranità facendo parte del suo Regno. In esso vediamo già realizzata la Verità di Dio sull'uomo, perché assumendo la nostra natura ci ha permesso di riconoscere che la vera umanità consiste nel riprodurre in noi la sua immagine - homo est imago Dei -:  immagine che Dio ha lasciato impressa in ogni uomo nell'atto della creazione.
 
Al termine dell'anno liturgico, ringraziamo Dio di aver potuto, settimana dopo settimana, celebrare il mistero della Vita Nuova che Gesù Cristo Risorto ci dona per pura grazia sua. La Chiesa alla fine dell'anno, come alla fine della storia, guarda a Cristo che ci salva e celebra con grande effusione di gioia la solennità di Gesù Cristo Re di tutto il mondo, compendio della Pasqua celebrata ogni domenica e in ogni Eucaristia.
  

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