Avvento: per non fare Natale senza l’Invitato principale

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È l’Avvento: la venuta di Dio in questa storia per mezzo dell'Incarnazione del Figlio di Dio nel grembo purissimo della Vergine Maria. Questo tempo liturgico ha aiutato a capire che non siamo in attesa solo dell'ultima venuta alla fine dei tempi: Gesù vuole venire e stare con noi ora e qui. Infatti, continua a bussare alla porta del nostro cuore e pone le stesse domande che ha rivolto alla sua Santissima Madre, figura privilegiata dell'Avvento:
-         sei disposto a darmi il tuo tempo?
-         sei disposto a darmi la tua carne, la tua vita, il tuo amore,
-         sei disposto a darmi ciò che sei e che sai?
-         sei disposto a darmi la tua vita?
Il Signore vuole entrare nella storia dell’uomo attraverso di noi.
E’ questo il senso dell’Avvento.
 
Ma l’Avvento ha recato con se la proposta di alcuni impegni: uno, fra i quali, quello di portare gioia agli altri, come la Vergine Maria ha portato gioia a sua cugina Elisabetta, che ha fatto sì che Giovanni Battista, esultasse di gioia nel grembo di sua madre. Portare la gioia di Dio agli uomini del nostro tempo è il vero dono di Natale: la gioia di aver conosciuto il Dio di Gesù Cristo.

D'altra parte, in Avvento è arrivata la Verità, la Via, la Vita, la pace assoluta nella nostra vita. La notizia che Dio si prenda cura di noi è travolgente! Ha un tale significato nella nostra vita che non abbiamo parole per descriverlo. Pensare che il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe non sia un Dio che rimane nei cieli, disinteressato a noi e alla nostra storia, ma un Dio
-         che non smette mai di pensare all'essere umano e lo intende incontrare; che vuole venire a vivere tra gli uomini,
-         che vuole stare al nostro fianco,
-         che libera dal male e dalla morte,
-         che libera da tutto ciò che impedisce di essere felici,
-         che viene a salvarci,
La gioia che riempie il nostro cuore suscita necessariamente, una risposta d’amore e l’impegno a vigilare, a sperare e attendere con le lampade accese e la cintura ai fianchi il Signore che viene.
 
La parola adventus ha recato in se una grande importanza. Se la traduciamo ne cogliamo il significato culturale e storico di: venuta, presenza, arrivo... Si riferiva a grandi personaggi e persino alla divinità. I cristiani hanno iniziato a usarla per esprimere il rapporto con Gesù Cristo, Dio egli stesso, il Re che è venuto sulla terra per incontrare tutti gli uomini.
 
Anche quest’anno aspettiamo la visita di Dio per catturarne la sua presenza:

1. Permanendo svegli e vigili (cfr. Lc 13, 33-37): diamo un'occhiata ai segni dei tempi. Osserviamo la vita degli uomini, i loro bisogni, le loro paure, le loro armi per difendersi. E’ immediatamente percepibile la necessità e l’urgenza che il Signore venga tra noi, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nel nostro mondo.
E lo faccia urgentemente per ricordare a ciascuno il compito che ognuno ha come immagine di Dio quale ogni uomo e donna è:
-      trasformare la nostra casa in una casa dove ognuno abbia la vita,
-      dove ognuno abbia l'amore necessario per crescere e svilupparsi come persone
-      dove ognuno scopra e impari che la vita non va trattenuta, ma donata!
-      una casa dove ognuno abbia un posto e sia riconosciuto come fratello.
Questo è possibile solo se vivremo nell'attesa del Signore, proprio come sono vissuti Maria e Giuseppe: nella speranza! Comprendere il significato del tempo e della storia come un'occasione favorevole alla salvezza, in modo che arrivi il regno di Dio, il regno della giustizia dell'amore e della pace.
 
Domandiamoci:
Siamo tra coloro che atendono svegli e vigili?
 
2. Facendoci messaggeri, testimoni della luce, sua voce e preparando la strada (cfr. Mc 1,1-8 e Gv 1,6-8.19-28). Dobbiamo farci persuasi che l’Avvento è tempo di presenza e di attesa dell'Eterno; è un momento di gioia; è tempo in cui la luce raggiunge gli uomini; è tempo in cui tutte le tenebre che esistono in questa storia, nella vita personale e collettiva di tutti i popoli, svaniscono!. Nel presente viviamo proiettati nel futuro che è pieno di speranza nel nome del Salvatore che annunciamo. Prepariamo, dunque, la via per il Signore che vuole essere in mezzo a noi. Ridestiamo in noi il senso vero dell'attesa, non un'attesa passiva; restituiamo i nostri cuori alla nostra fede, rivolgiamo i nostri cuori a Cristo. Il Messia atteso da secoli, nato nella povertà di Betlemme, ha arricchito tutti gli uomini con il dono del suo amore e della sua salvezza.
 
Domandiamoci:
Abbiamo contezza che siamo inviati a preparare la via per la presenza del Signore? Siamo testimoni della luce? Siamo voce che annuncia la salvezza?
 
3. Ritenendoci umilmente scelti per dare un volto a Gesù Cristo in questa storia (cfr. Lc 1, 26-38): Per grazia siamo stati chiamati all'appartenenza ecclesiale, siamo membri viventi della Chiesa, abbiamo la missione di annunciare la gioia del Vangelo per mostrare il volto del Signore che è datore di vita a tutti gli uomini. Dobbiamo donare l'amore che ha un nome in Gesù Cristo: la sua misericordia per gli uomini. Siamo chiamati a donare un amore che vada oltre e al di là di tutte le situazioni vissute da qualsiasi essere umano. E ciò nella prospettiva dell’ultimo incontro con Gesù nella parabola del giudizio finale: «Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.».
 
Come la Santa Vergine Maria, anche noi siamo stati sorpresi da Dio che ci ha chiamati a seguirlo, a mostrare il volto di Gesù Cristo. Con la stessa gioia, piacere, grazia, amore, immediatezza con cui Maria lo fece quando glielo chiese l'angelo da parte di Dio. Anche noi come Maria, diciamo: "Eccomi, si compia in me la tua Parola".
È la risposta che si merita un Dio che vuole avere bisogno degli uomini per annunciare il suo Regno, per dare e donare speranza a questa umanità che, molto spesso, ha motivo di essere triste e senza speranza  a causa di tante guerre, lotte, discriminazione, povertà, solitudine, malattie, ferite nel profondo della dignità della creatura umana ...
 
Domandiamoci:
Come intendo mostrare il volto del Signore in tutti i luoghi in cui mi muovo: famiglia, lavoro, amici?
Come mi comporto con chi ne ha più bisogno?

 

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