Apri la tua porta!
è vicino il natale del Signore!

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Sono le ultime ore prima del Natale. Stiamo aspettando il Dio Bambino. Pertanto, potremmo chiederci cosa ci aspettiamo veramente a Natale? O meglio: chi stiamo aspettando a Natale? Forse siamo ai margini della festa: il folklore, le luci e gli addobbi, i doni, gli incontri di famiglia e amici, hanno finito per nascondere il centro e il fulcro illuminante della natività. Tutto questo rischia di “sequestrarci” il vero Natale!


Molti nostri contemporanei parlano tanto del Natale, ma dimenticano Colui deve essere al centro del Natale. La festa è per lui. E invece ci stiamo giocando anche il Natale che non è più una festa cristiana, ma una festa che non fa posto al Festeggiato!

Ricordiamolo sempre: il temporaneo scade, mentre l'Eterno rimane. I beni terreni finiscono, appartengono a un tempo limitato; tuttavia, Dio è eterno e così è il suo amore. Dio viene a noi perché vuole condividere con noi la sua felicità eterna. L'amore umano si basa sull'amore di Dio che ha mandato suo Figlio, Gesù Cristo nel mondo per mostrarci quanto ci ama.

 

Dovremmo, invece,  approfondire il senso pieno del Natale, che è narrato in questi termini dal Vangelo: «Si compirono per lei [Maria] i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo» (Lc. 2, 6-7). Siamo chiamati a focalizzare lo sguardo della fede sull'avvenimento raccontato in modo così sobrio, ma così decisivo. Natale è memoria  di Dio, fatto Bambino; Dio che ha preso la nostra carne; Dio che abbraccia la nostra vita per riempirci della sua ricchezza. E questo riempie sempre il cuore dell'uomo di luce e gioia, perché siamo stati creati per amare ed essere amati, da tante persone ma, fondamentalmente, da Dio.

 

Nella notte santa del Natale non dovremmo andare a dormire senza aver aperto la porta del nostro cuore al Dio Bambino. Che non la trovi chiusa come avvenne a Betlemme, dove non c’era posto per Lui, né per Maria né per Giuseppe. È vero che il nostro cuore può assomigliare a quella povera mangiatoia. Ma Dio non rifugge dalle nostre povertà e limitazioni. Viene per essere luce nelle nostre tenebre, amore nel nostro decadimento, conforto e forza nella precarietà. 

 

Che in quella notte santa possiamo dirgli: Signore Gesù, ti aspetto con tutto il desiderio del mio cuore. Vieni ad abitare nella povera mangiatoia della mia vita. Ti aspetto con tutta l'anima. Vieni Signore Gesù!

 

E da questa attesa scaturirà la speranza vera e definitiva. 

San Tommaso d'Aquino disse che la speranza consiste nella certezza di realizzare, attraverso l'Amico, ciò che con la mia forza non ne sarei capace. E questo Amico è Gesù che non ci chiama più servi, ma amici (Gv 15,15). 

Colui che è diventato amico e fratello viene a portarci la vita, la pace, la misericordia la tenerezza e l'eternità che il mondo da solo non può raggiungere. 

 

È questo Amore infinito incarnato nel grembo di Maria che aspettiamo a Natale. In questo Bambino è presente la speranza vera e definitiva. 

E al Bambino di Betlemme, magari davanti al presepe delle nostre case, ripetiamo con l’entusiasmo del cuore: «Tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo Gesù Cristo». 
È il Natale che la Chiesa annuncia. 
È il Natale della nostra fede.

 

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