Il Vangelo secondo Luca

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L'Anno Liturgico è l'articolazione del calendario annuale della liturgia della Chiesa cattolica. Nel Rito Romano inizia con la prima domenica di Avvento e termina con l'ultima settimana del Tempo ordinario nella festa di Cristo Re dell’universo.
La Chiesa ha suddiviso l’anno liturgico festivo in 3 denominazioni: Anno A, Anno B, Anno C, a cui, per quanto riguarda la Liturgia della parola, corrispondono il Ciclo A, il Ciclo B, Ciclo il C, aventi ciascuno di essi una peculiare fisionomia. Limitandoci ai Vangeli,
-      il ciclo A dell’Anno liturgico è caratterizzato dal Vangelo secondo Matteo,
-      il ciclo B dell’Anno liturgico dal Vangelo secondo Marco,
-      il ciclo C dell’Anno liturgico conosce il mistero salvifico con la meditazione del Vangelo di Luca.
Il Vangelo secondo Giovanni viene proposto in modo particolare durante il tempo di Natale e Pasqua dei tre Cicli.
 
L'opera lucana si compone di due testi che, messi insieme, costituiscono un quarto del Nuovo Testamento: una parte importante quindi. Il piano dell'opera di Luca si mostra in tutta la sua unitarietà non solo all'interno del vangelo, ma anche nel Libro degli Atti, indicato dallo stesso Autore come il secondo volume di un’opera in due parti, diretta allo stesso editore e composta con le stesse finalità. L’indirizzo iniziale a Teofilo è assai eloquente: “Nel mio primo libro ho già trattato, o Teofilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio”...  (At 1,1-2)

Il Vangelo, narra di Gesù fino all'Ascensione. Il libro degli Atti degli Apostoli narra gli avvenimenti dei primi tempi della storia della Chiesa: la sua diffusione, la forza del messaggio cristiano che, sostenuto dallo Spirito, si è diffusa in tutto il mondo allora conosciuto.
 
Luca era un medico (cfr. Col 4,14) e “un messaggero di Gesù Cristo” (Lc 1,1). Uno dei “compagni d’opera” di Paolo (cfr. Fil 1,24) e suo collega di missione (cfr. 2 Tim 4,11). Ireneo di Lione si spinge oltre e commenta: “Luca, che accompagnava Paolo, ha pubblicato in un libro il vangelo predicato da costui(Adv. Haer, 3,1,1).

Luca, tuttavia, non sarebbe stato un figlio spirituale di Paolo come lo furono Timoteo e Tito. Si sarebbe avvicinato all’Apostolo delle Genti verso la metà della sua missione, dopo essere stato formato alla fede a opera di altri apostoli.
La collaborazione tra Paolo e Luca sarebbe confermata nel libro degli Atti degli Apostoli in quelle che dagli scritturisti vengono chiamate le sezioni "noi". Si tratta di quelle parti in cui l'Autore scrive facendo riferimento al "noi". Con ciò Luca farebbe intendere di aver preso parte personalmente ai fatti che ha narrato. Queste sezioni iniziano nel capitolo 16 versetti 10-17 di Atti, allorquando Paolo entrò nel territorio europeo, e sono continuate fin quasi alla fine del libro. 
 
Assai probabilmente Luca scrisse il suo vangelo nella seconda metà del primo secolo d.C. (tra l’80 e l’85), ma non sappiamo dove sia stato scritto. La tradizione comunque associa Luca ad Antiochia di Siria. Il testo è stato scritto in un greco colto e scorrevole e merita una certa attenzione anche come opera letteraria della grecità.
Luca asserisce di aver posto mano alla stesura del suo Vangelo al fine di consolidare la fede ricevuta (cfr. Lc 1,1-4). Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto”.
 
Luca scrive in prima persona come vero autore letterario e autentico ricercatore storico, dichiarando esplicitamente l’autorevolezza delle sue fonti, la correttezza del suo metodo comparativo. Luca scrive con l'intenzione di fornire una narrazione ordinata che dimostri la fondatezza dei fatti raccontati e dichiara di riferire il frutto delle sue ricerche, e afferma di aver seguito un metodo storicamente valido e comprovato dalla validità delle fonti. Luca scrive con l'attitudine dello storico e riporta in maniera lineare tanti dettagli che gli altri autori dei Vangeli tralasciano
Infatti Luca accoglie la trasmissione della fede di testimoni oculari, ossia di coloro che hanno assistito direttamente ai fatti raccontati. Accoglie l'opera di coloro che hanno ascoltato i testimoni oculari ed hanno scritto a loro volta dei racconti per altri destinatari. Infine accoglie nel suo Vangelo il lavoro di ricerca e di approfondimento degli scritti elaborati da testimoni oculari
 
Il suo obiettivo chiaro sin dall'inizio è il presentare in maniera quasi pragmatica l'unica persona che può salvare l'umanità, ovvero Gesù, il Figlio di Dio. Il mistero di Gesù, il Signore Risorto, è al centro del messaggio di Luca. È la salvezza la missione di Cristo, il motivo della sua incarnazione. In tutta la vita di Gesù si è realizzata, una volta per sempre, la salvezza attesa da tutto l'Antico Testamento e da tutti gli uomini di buona volontà.
 
E Luca insiste sull’”oggi” della salvezza”: anzi lo evidenzia e lo sottolinea. Vuole che la parola risuoni nel presente:
Oggi è nato per voi un salvatore! (2,11);
Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete ascoltato (4,21);
Oggi per questa casa è venuta la salvezza (19,9);
Oggi con me sarai nel paradiso (23,43).
 
Per mezzo del Vangelo la parola di Gesù rivive in ogni tempo e in ogni giorno grazie alla sua parola viene lui stesso a creare ciò che viene annunciato. E questo l’avrebbero dovuto comprendere tutti coloro che, leggendo la sua testimonianza, sarebbero dovuti venire a conoscenza della “certezza” (cfr. Lc 1,4) del Figlio di Dio: della sua misericordia della sua compassione, del suo sacrificio della sua risurrezione. Il Vangelo è un libro che racconta fatti che si possono vedere anche nel presente. 
 
Il filo conduttore del Vangelo secondo Luca è il “cammino”, ossia il grande viaggio verso Gerusalemme, verso la Pasqua di passione morte e risurrezione. Un viaggio che va dalla Galilea a Gerusalemme. La Città Santa diventa così punto di arrivo del vangelo e il punto di partenza degli Atti degli apostoli. Inizia a Betlemme (casa del pane) e finisce a Betania (casa dei poveri) con l’ascensione al cielo.
 
Luca è il più lungo dei quattro Vangeli: oltre 19 mila parole greche; ed è suddiviso in 24 capitoli. Alcune dei racconti più noti alla cristianità si trovano solo nel Vangelo di Luca:
-      la nascita di Giovanni Battista (Lc 1,5–25, 57–80);
-      il racconto della natività (Lc 2,1–20);
-      Gesù dodicenne nel tempio (Lc 2,41–52);
-      la parabola come quella del buon Samaritano (Lc 10,30–37), quella del figliuol prodigo (Lc 15:11–32) e quella del ricco e Lazzaro (Lc 16:19–31)
-      il racconto dei dieci lebbrosi (Lc 17,11–19);
-      l’incontro con i due discepoli sulla strada di Emmaus (Lc 24,13–32).
 
Un accenno alla teologia di Luca.
 
Dante offre una felice definizione di Luca quale “scriba mansuetudinis Christi”: ermeneuta e narratore della “mitezza” del Cristo. Luca, infatti, accorda un’attenzione decisamente spiccata alla misericordia. Nel terzo vangelo si trova sei volte il sostantivo eleos, ossia misericordia.
La qualifica è soprattutto giustificata dalle tre parabole della misericordia che sono esclusive di Luca al capitolo 15: la pecora smarrita, la dracma perduta e il figlio prodigo.
il programma della misericordia di Gesù nel Vangelo lucano è annunciato con il discorso programmatico nella sinagoga di Nazaret: “Lo Spirito del Signore è su di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore” (4, 18-19).
Ma ecco i temi fondamentali della teologia lucana.
 
La preghiera
Più di ogni altro evangelista Luca nel suo racconto ha mostrato Gesù in preghiera. Cristo è un modello di preghiera, una persona che sa pregare.
La preghiera ha accompagnato tutta l’attività del Giovane Rabbi di Nazaret.  La preghiera è stata il centro della vita di Gesù e dei suoi discepoli, nonché della comunità cristiana. Solo qualche accenno: al momento del battesimo (Lc 3,21); prima di chiamare i Dodici (Lc 6,12); prima della confessione di Pietro (Lc 9,18); prima della trasfigurazione (Lc 9,28-29); al momento di insegnare il «Pater (Lc 11,1); prima della passione (Lc 22,41-45).
 
La forza dello Spirito
Luca presenta la persona e l’opera di Gesù che agisce nello Spirito: dal concepimento, al Battesimo, alla predicazione in Galilea.
 
Il regno di Dio
La buona notizia annunciata da Gesù è il regno di Dio. Con questo termine Luca designa sia la realtà divina che agisce sulla terra, sia il regno escatologico, o dell’aldilà, che condiziona il nostro comportamento di qua ed esige la nostra fede. Un regno già presente sulla terra nella persona del Figlio nonostante il Regno debba ancora venire.
 
La povertà
Quella della povertà è una questione centrale nel vangelo di Luca.
Per Luca i poveri e i bisognosi sono i beneficiari del regno di Dio; non perché lo meritino, ma per la volontà e misericordia di Dio, che vuole mostrarsi come loro vero re che proteggeva il povero, l’orfano e la vedova.
 
Discepoli di Gesù
Seguire Gesù non significa soltanto abbandonare tutto, ma include un camminare a fianco di Gesù. Questo “camminare” di Gesù termina a Gerusalemme.
 
Luca, il vangelo della gioia
In Luca Gesù e i discepoli sono uomini di gioia e di pace. Vertice di tutto il Vangelo, infine, è la gioia pasquale. La gioia dell’incontro con il Cristo risorto: ai discepoli di Emmaus «ardeva il cuore nel petto mentre conversava con loro lungo il cammino, quando spiegava le Scritture»; E’ la stessa gioia che provarono gli apostoli nel momento dell’apparizione nel cenacolo, al punto che «per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti». Ed è la grande gioia della lode finale: «ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio». Chi incontra il Cristo scopre la gioia!
 
La morte di Gesù, fine e principio
L’opera terrena di Gesù termina con la sua morte in croce. La sua sofferenza e la sua morte corrispondono al piano divino di salvezza, come viene formulato nella Scrittura. Ma Gerusalemme è il punto di partenza della salvezza per tutti gli uomini. La predicazione del vangelo non è semplicemente la diffusione e lo sviluppo di una dottrina, ma fondamento e proposta per l’impegno cristiano. 
 
Lo schema del Vangelo di Luca
La costruzione del vangelo di Luca mira a far risaltare in questa narrazione i tempi e i luoghi della storia della salvezza.
L’introduzione (1,5-4,13) consta di due sezioni.
1.     I racconti dell’infanzia (1,5 – 2,52) sono peculiari di Luca e mettono sistematicamente in parallelo Giovanni il Battista e Gesù.
2.     Il preludio della missione (3,1 – 4,13) presenta la missione di Giovanni il Battista, il battesimo di Gesù e la sua vittoria iniziale sul tentatore. Luca insiste sull’investitura messianica che il Padre conferisce al Figlio in seguito al battesimo.
La prima parte della missione di Gesù (4,14 – 9,50) è interamente collocata in Galilea e si conclude con Trasfigurazione sul monte Tabor. Luca riferisce una catechesi dell’ascolto, con gli insegnamenti di Gesù per prepararsi al cammino verso Gerusalemme.
 
In cammino verso Gerusalemme (9,51-19,28): è la parte più originale della ricostruzione di Luca. Il Maestro prende la strada di Gerusalemme, la città santa dove deve realizzarsi la salvezza. Nel corso di tutta questa parte, la parola di Gesù prevale sui miracoli e l’esortazione sulla presentazione del mistero di Cristo.
 
La terza parte della missione di Gesù (19,29-24,53) narra il compimento della salvezza a Gerusalemme, facendo della città la rappresentante d’Israele di fronte a Gesù nel dramma della croce.
 

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