Pronto il nuovo Messale Cei in linea con il Concilio

<< Torna indietro

 

 
Il Presidente della Conferenza episcopale Italiana, cardinale Bassetti e un gruppo di rappresentanti della Conferenza episcopale hanno presentato al Papa la nuova edizione del testo liturgico che sostituirà definitivamente l'attuale a partire dalla domenica di Pasqua del 2021
Il Messale non sarà soltanto uno strumento liturgico, ma un riferimento puntuale e normativo che custodisce la ricchezza della tradizione vivente della Chiesa” e la sua riconsegna diventa “un’occasione preziosa di formazione per tutti i battezzati”.
Il testo, che le parrocchie potranno adottare fin da subito ma obbligatoriamente dalla prossima domenica di Pasqua, il 4 aprile 2021, è stato approvato “secondo le delibere dell’Episcopato e ha ricevuto  l’approvazione da Papa Francesco il 16 maggio 2019.
 
Riguardo alle principali novità della terza edizione del Messale Romano ci limiteremo alle variazioni principali dei testi maggiori senza entrare in specifiche osservazioni. Viene, da dire subito che la struttura del messale e la successione delle sue parti è rimasta sostanzialmente invariata. La scelta compiuta dai nostri vescovi è stata quella di non apportare variazioni alle parti recitate dall’assemblea eccetto quelle davvero necessarie. E’ qui, infatti che si trovano quelle novità già anticipate dalla stampa e che hanno avuto una certa risonanza come la modifica del testo del Padre nostro e quella dell'inizio del Gloria.
 
Ma se vogliamo procedere per ordine iniziamo dal saluto liturgico dove avremo una correzione di tipo grammaticale. Il Sacerdote ci saluterà augurandoci che
“la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio padre e la comunione dello spirito Santo siano con tutti”.
Infatti la grammatica italiana chiede che il verbo sia coniugato al plurale essendo tre i sostantivi con i quali si accorda grazia, amore e comunione
 
Una prima novità che riguarderà l’assemblea riguarderà la formula della confessione, dove accanto al termine fratelli, è stato inserito anche il termine sorelle; quindi diremo
Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli e sorelle che ho molto peccato, eccetera.
 
Ancora: nella triplice invocazione dell'atto penitenziale è stata preferita  l'espressione greca
Kyrie eleison, Christe eleison, Kyrie eleison.
 
Nell'inno Gloria si trova una modifica che avrà un significativo impatto: la frase
e pace in terra agli uomini di buona volontà”
è sostituita da:
"e pace in terra agli uomini amati dal Signore".
L’intenzione è quella di offrire una traduzione più fedele al testo greco del canto degli angeli del terzo vangelo.
 
Per quanto riguarda il Padre nostro dovremo considerare due piccole aggiunte, oltre alla più famosa
“non ci abbandonare alla tentazione”,
 dovremmo anche premettere
“come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
 
Sempre per quanto riguarda i riti di comunione il sacerdote inviterà non più con le parole:
“Beati gli invitati alla cena del Signore: Ecco l'agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”.
Ora noi ci abitueremo ad accogliere l'invito:
“Ecco l'agnello di Dio! Ecco colui che toglie i peccati del mondo.
Beati gli invitati alla cena dell'agnello”.
con l’evidente riferimento alle parole dell’Apocalisse.
 
Queste sono sostanzialmente le modifiche, molto limitate, che riguardano la preghiera del Popolo.
 
Tutte le altre modifiche appartengono alle preghiere che sono pronunciate dal sacerdote. Desidero attirare l’attenzione su due aspetti. La prima è relativa all'inizio della preghiera liturgica. Fin qui eravamo abituati a sentire pronunciare le parole
Padre veramente santo fonte di ogni santità.
L'accento ora sarà spostato sul Veramente santo e inizierà proprio così:
Veramente Santo sei tuo Padre fonte di ogni santità”.
L'intenzione evidente è quella di rispettare la funzione propria dell'avverbio latino “vere” che fa da ponte tra il canto del Santo e la santificazione dei doni.
 
Sempre nella seconda prece eucaristica un'espressione che ha sollevato molta curiosità è stata quella relativa alla traduzione fedele della preghiera eucaristica pronunciata in lingua latina. Finora il sacerdote recitava
“Santifica questi doni con l'effusione del tuo spirito”
Se fossimo attenti conoscitori della lingua latina non ci saremmo dovuti allarmare, poiché la prex latina recita proprio Spiritus tui rore santifica. I vescovi hanno preferito riprendere letteralmente questa preghiera traducendola
“Santifica questi doni con la rugiada del tuo spirito”,
che rende certamente più suggestiva l'immagine della venuta dello Spirito Santo sui doni come una rugiada.
 
Un opportuno aggiustamento è altresì relativo alla preghiera di comunione che, conclude l'intercessione per la Chiesa
in unione con il nostro Papa Francesco, il nostro Vescovo  …, i presbiteri e i diaconi”.
 anziché “tutto l'ordine sacerdotale”.
 
Tutto il resto lo vedremo con il messale alla mano. Quello che mi preme sottolineare è che non si riduca tutto a qualche modifica di superficie. Meditandolo, soprattutto parte dei preti, dei diaconi e delle persone più  vivine al mondo del mistero liturgico comprenderemo il grande lavoro per aggiustamenti che purificano, rinnovano e conservano l’arte della celebrazione liturgica.
Il libro del Messale non è soltanto uno strumento liturgico, ma un riferimento puntuale e normativo che custodisce la ricchezza della tradizione vivente della Chiesa, il suo desiderio di entrare nel mistero pasquale, di attuarlo nella celebrazione e di tradurlo nella vita. La riconsegna del Messale diventa così un’occasione preziosa di formazione per riscoprire la grazia e la forza del celebrare, il suo linguaggio - fatto di gesti e parole - e il suo essere nutrimento per una piena conversione del cuore.
 
Dopo 36 anni è stato messa a punto una terza edizione del Messale romano che rappresenta il punto di arrivo di un cammino durato quasi 20 anni, un tempo particolarmente ampio per avviare un cammino ecclesiale che coinvolga non sono vescovi ed esperti, ma quanti si confrontano con la quotidiana vita liturgica delle nostre comunità cristiane e il reale rapporto dei credenti con la liturgia.
 
La terza edizione della Messale mostra, a ben guardare, come il modo di intendere la ricezione del rinnovamento liturgico del Vaticano II domandi ora un cambio di passo in direzione di un più profondo deciso adattamento culturale alla liturgia. Il principio della partecipazione attiva rappresenta senza ombra di dubbio una acquisizione irrinunciabile. E’ un punto di non ritorno. Ciò che vi è in gioco infatti è la natura stessa della liturgia cristiana e la sua qualità evangelica.
 
 
Mi consta che il Messale sarà accompagnato  da un Istruzione per un nuovo slancio della catechesi liturgica; una sorta di «riconsegna al popolo di Dio», tramite un sussidio che rilanci l’impegno della pastorale liturgica.
Si tratterà di un  testo che attraverso una serie di schede potrà essere di riferimento per i preti e gli operatori pastorali.
La sfida è che ogni comunità si riappropri della sua responsabilità celebrativa e, approfondendola, riscopra la bellezza della liturgia come fondamentale nutrimento del cammino di fede.