Otto parole per la Quaresima

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La Quaresima è un tempo di preparazione alla Pasqua di risurrezione.

Si ricorda il cammino storico di Gesù fino a Gerusalemme insieme ai suoi discepoli. Al tempo stesso si rende attuale il cammino pasquale dei discepoli da Gerusalemme verso l’intero mondo.

Inoltre la Quaresima è tempo opportuno un cui fare memoria del nostro cammino battesimale nell’oggi della nostra vita cristiana.

 

Nella celebrazione liturgica quotidiana viviamo il pellegrinaggio della fede. Nel tessuto e nella trama della nostra storia personale siamo invitati a passare dalla delusione alla speranza, dall’abbandono alla dedizione della missione, dalla superficialità alla profondità, dalla diffidenza e dal sospetto alla confidenza e alla fiducia, dalla dispersione alla integrazione.

 

Otto parole ci faciliteranno non solo la comprensione del significato del tempo di Quaresima, ma favoriranno il nostro impegno indicandoci alcuni mezzi e mète.

 

Il cammino

 

Come nell’itinerario dei discepoli sulle orme di Gesù lungo le strade della Galilea, come il cammino dei discepoli di Emmaus, il tempo della Quaresima si ispira all’idea del cammino, dell’itinerario, della strada con le sue tappe, la sua meta, i suoi camminatori ...

Nel cammino ci si sposta da un punto all’altro.

Come in ogni pellegrinare.

Dall’esperienza del cammino della vita evochiamo i cammini del popolo di Israele: la liberazione dell’Egitto e il ritorno dall’esilio verso la Terra della promessa.

 

La fatica

 

Il cammino si associa alla fatica, alla stanchezza.

La peregrinazione esige attività, sforzo, decisione e resistenza.

Il cammino carico delle nostre preoccupazioni, è faticoso.

Tutti ci muoviamo carichi di molte inquietudini, affaticati da molti interrogativi che rimangono senza risposta evidente; camminiamo portando con noi le ferite con le quali ci segna la vita.

Dobbiamo recuperare l’arte del distacco interiore ed esteriore.

La fatica e la stanchezza del cammino ci in segnano a guardare all’essenziale.

L’aveva ricordato Mosè al suo popolo allorquando si incamminò nel deserto verso la Terra promessa: “Prendete il minimo indispensabile, perché il cammino sarà lungo e faticoso!”

 

Il colloquio

 

L’itinerario quaresimale è una provvida occasione di colloquio. In primo luogo colloquio con gli altri pellegrini. Si tratta di approfondire la comunicazione e la gioia della condivisione resa difficile dagli impegni e dalla fretta quotidiana.

Ma il colloquio più importante è quello con Dio nella preghiera. “La preghiera è l'elevazione dell'anima a Dio o la domanda a Dio di beni conformi alla sua volontà. Essa è sempre dono di Dio che viene ad incontrare l'uomo. La preghiera cristiana è relazione personale e viva dei figli di Dio con il loro Padre infinitamente buono, con il Figlio suo Gesù Cristo e con lo Spirito Santo che abita nel loro cuore”. [Compendio del catechismo della Chiesa Cattolica, 534]

E’ tempo per ascoltare più intensamente e profondamente la Parola di Dio. Poniamo davanti a Lui le nostre domande, le nostre doglianze, le nostre lamentele. Consideriamole in Lui e attraverso Lui con gli occhi scandalizzati da tante disgrazie in un mondo che comunque è abbracciato dalla sua grazia e, tuttavia, pieno di violenza e di disperazione.

 

La conversione

 

Significa cambio di prospettiva, cambio di mentalità.

“L'appello di Cristo alla conversione risuona continuamente nella vita dei battezzati. La conversione è un impegno continuo per tutta la Chiesa, che è Santa ma comprende nel suo seno i peccatori”.[Compendio del catechismo della Chiesa Cattolica, 299]

Vuol dire smettere di guardare la vita con gli occhi stanchi e affaticati dalla disperazione e cominciare a vederla nella prospettiva della speranza in Dio e nel suo piano di salvezza che Egli ha per ciascuno di noi.

La conversione è al tempo stesso pastorale, sociale, personale. Si tratta di convertirsi al meglio di noi stessi: guardiamo con gli occhi dell’amore; vediamo con gli occhi del cuore. Conversione implica volgere lo sguardo a ciò che di meglio vi è nei nostri fratelli; guardarli con gli occhi dell’amore e della carità.

 

La commensalità

 

Nell’itinerario storico di Gesù con i suoi discepoli è molto significativo che il tempo di quaresima sia caratterizzato dal sedersi a mensa con gli esclusi, con i diversi.

Quanto ci fa paura la diversità!

Gesù si è fatto vedere insieme a “... cattive compagnie”. Le ha frequentate.

L’ospitalità è un tratto caratteristico della cultura nella quale Gesù ha svolto la sua missione personale e operare la formazione dei suoi discepoli e di coloro che nel suo nome devono continuare la sua opera. 

Condividere la mensa con i peccatori e con coloro che sono emarginati è un segno della missione storica di Gesù.

Egli ha vissuto la sua storia personale in chiave di comunione e di liberazione. “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore ... «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».(Lc 4, 18-19.21)

 

La cena eucaristica

 

Nel cammino da Gerusalemme a Emmaus come iniziazione alla fede pasquale, i discepoli invitano il Viandante ad entrare in casa; lo invitano a cenare. «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro”.(Lc 24,29)

E una normale cena dopo la fatica del cammino si trasforma in Cena Eucaristica. “Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”. (Lc 24, 30-31) Riconoscono nel Viandante che conversava con loro la presenza di Gesù stesso risorto.

Quello stesso Gesù storico ora è glorioso. L’Eucaristia è il sacramento della sua presenza. “È il sacrificio stesso del Corpo e del Sangue del Signore Gesù, che egli istituì per perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della Croce, affidando così alla sua Chiesa il memoriale della sua Morte e Risurrezione. È il segno dell'unità, il vincolo della carità, il convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della vita eterna”. [Compendio del catechismo della Chiesa Cattolica, 271]

                                                                                           

La comunità

 

Percorrendo le strade della Palestina Gesù va formando la comunità dei discepoli, come nucleo visibile della comunità del regno.

Dalle labbra di Gesù e in sua compagnia i discepoli sperimentano la chiamata: sono chiamato, sono utile. Ho qualcosa da dire e da dare. Il Maestro mi chiama. Egli conta su di me per essere testimone della speranza messianica. Né io né nessun altro è estraneo al suo regno.

Nel cammino della Quaresima siamo chiamati con insistenza a sentirci comunità dei discepoli del Signore e a fare esperienza profonda di Chiesa.

Ciò implica: passare dalla passività alla attività, dalla assenza alla presenza, dalla critica alla creatività, per costruire la comunità ecclesiale.

Non dovrai più dire: “la Chiesa sono loro”; ma “la Chiesa siamo tutti noi!” “Questo popolo, di cui si diviene membri mediante la fede in Cristo e il Battesimo, ha per origine Dio Padre, per capo Gesù Cristo, per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, per legge il comandamento nuovo dell'amore, per missione quella di essere il sale della terra e la luce del mondo, per fine il Regno di Dio, già iniziato in terra”. [Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, 154]

 

Raccontare ciò che si è vissuto

 

Altro elemento del cammino quaresimale verso la Pasqua di risurrezione è la narrazione di ciò che si è vissuto; noi percorriamo il cammino quaresimale a paertire dall’esperienza della Pasqua.

Facciamo del cammino quaresimale un cammino pasquale.

Percoprriamo la Via della Croce, sapendo che il Crocifisso è morto, ma è risorto ed è presente nella nostra vita personale e comunitaria!

Seguiamo il cammino di un martire del dolore che non termina nel fallimento, ma nella gloria della risurrezione.

Facciamo e condividiamo l’esperienza del Risorto attraverso lo Spirito che ci è dato ed è presente nella nostra vita piena di occupazioni e di preoccupazioni.

Il cammino quaresimale, come il cammino di Emmaus, conduce alla esperienza dell’incontro personale con il Cristo Risorto e vivo.

“La Risurrezione è il culmine dell'Incarnazione. Essa conferma la divinità di Cristo, come pure tutto ciò che Egli ha fatto e insegnato, e realizza tutte le promesse divine in nostro favore. Inoltre, il Risorto, vincitore del peccato e della morte, è il principio della nostra giustificazione e della nostra Risurrezione: fin d'ora ci procura la grazia dell'adozione filiale, che è reale partecipazione alla sua vita di Figlio unigenito; poi, alla fine dei tempi, egli risusciterà il nostro corpo”. [Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, 131]