Ottavario dei Defunti
La purificazione dopo la morte
Il purgatorio

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Uno dei dogmi più difficili da comprendere per i cristiani è quello del Purgatorio, inteso come stato (non luogo!) in cui, «coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, a una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo». Con questa parole il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 1030 descrive il Purgatorio.
 
Le ragioni di questa complessa comprensione sono diverse: se affermiamo che Dio perdona i peccati attraverso la confessione, non è sufficiente il sacramento per entrare nella gloria? 
D'altra parte, come possiamo capire che, se moriamo nella grazia di Dio, dobbiamo aspettare per vederlo faccia a faccia? 
E se dopo la morte il tempo cessa, cosa significa quel tempo di purificazione che chiamiamo purgatorio? 
Quanto dura? In cosa consiste? 
Anche le immagini del fuoco purificatore con cui è rappresentato lo stato del purgatorio possono confondere se interpretate alla lettera. 
 
È evidente che il purgatorio è una metafora che non può essere compresa con le nostre categorie materiali che sono inadeguate a rappresentare l'aldilà. E’ necessario superare il ricorso a immagini legate allo spazio. Esso non è raffigurato come un elemento del paesaggio delle viscere della terra. Il purgatorio non è un fuco esteriore, come spesso viene raffigurato, ma un fuoco interiore.
Nel nostro caso il fuoco simbolo di amore che purifica e incoraggia la carità. Sappiamo anche che Dio può purificare l'anima in un istante e riportarla alla sua perduta santità.
 
La Chiesa, nella Scrittura e nella Tradizione, non ha rivelato molto sul purgatorio. È un dogma di fede definito nei Concili di Firenze e di Trento. Tuttavia, la sostanza del dogma è molto promettente: i fedeli che muoiono in grazia di Dio sono salvati, sono membri della Chiesa e partecipano alla comunione dei santi. Pertanto, possiamo offrire preghiere per loro, perché dopo la morte, non possono più meritare per se stessi. Poiché nessuno conosce lo stato in cui una persona muore, la Chiesa celeste e quella che è pellegrina nel mondo intercedono per il defunto affinché raggiungano la perfezione necessaria per vedere Dio. 
 
John Henry Newman, cardinale, teologo e filosofo inglese, convertitosi dall’anglicanesimo e venerato come santo dalla Chiesa Cattolica, ha scritto una poesia intitolata Il sogno di Geronzio, di grande valore letterario e teologico che ha ispirato il compositore E. Elgar (1857-1934) a comporre l'opera musicale che porta lo stesso titolo. 
Newman scrisse questo capolavoro all'età di 64 anni. come la testimonianza sincera e scioccante dell'uomo che, di fronte alla morte, intravede l'incontro finale con Dio. 
La poesia, di grande profondità e bellezza letteraria, affronta poeticamente la più terribile e scioccante di tutte le esperienze delluomo, che di fronte alla morte, intravede l'incontro finale con Dio. Si tratta di un'intensa meditazione in versi in una moderna, drammatica, versione del viaggio verso l'aldilà.
 
L’accenno a quest'opera, intende sottolineare che, nella sua ascensione verso Dio, l'anima di Geronzio scopre che la bellezza e la maestà di Dio è talmente infinita da riconoscersi indegno di vederlo faccia a faccia e dice: «Non merito di rivedere il volto / del giorno e tanto meno il suo volto / che è il sole stesso. Durante la mia vita, / quando ho immaginato il mio purgatorio, / mi ha fatto piacere credere che scorgere il suo volto / come un fuoco intenso nella fiamma oscura / mi avrebbe dato forza per una trance ».
 
Così è! Quando scorgiamo la bellezza del volto di Dio, capiamo che il suo "fuoco intenso" ci purifica e ci prepara all'incontro finale con Lui. 
Per questo il cristiano non teme la soglia della morte né la purificazione che ne consegue, poiché è opera dell'amore di Dio che perfeziona la sua creatura.

 

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