Omelia nella solennità di Pentecoste
«Il fuoco dell’amore»

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni 14,15-16.23-26

  

In quel tempo, Gesù disse  ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». <<< + >>>


L
a celebrazione della solennità di Pentecoste inonda la Chiesa dello Spirito del Signore Risorto e costituisce la pienezza dell’evento pasquale: Gesù Risorto, asceso al cielo e partecipe della signoria di Dio, compie la promessa fatta ai suoi discepoli di inviare loro lo Spirito santo. 
Oggi riviviamo l'evento della nascita della Chiesa, l'umanità nuova ricreata dallo Spirito santo. La Pentecoste, infatti, segna il compimento dell’opera che Dio ha realizzato per l’umanità mediante la morte e la risurrezione di Gesù.
Se per il popolo di Israele Pentecoste era la festa che faceva memoria del dono della Legge da parte di Dio a Mosè sul Sinai ed era celebrata come festa dell’alleanza, per la comunità di Gesù il dono dello Spirito è celebrazione dell’alleanza nuova, ultima e definitiva. Gesù non ha lasciato «orfana» la sua comunità.
 
Il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua stava per finire e Gesù compì la sua promessa. Lo Spirito Santo è il frutto della Pasqua e dono del Risorto alla Chiesa perché continui nel tempo l’opera di Gesù. Quel cinquantesimo giorno dopo la Resurrezione fu un giorno decisivo per gli apostoli, che avrebbe cambiato radicalmente la loro vita. E ha cambiato anche il corso della Storia attraverso l'opera della Chiesa nata, appunto, dallo Spirito Santo. Fu un giorno prezioso e unico quel cinquantesimo giorno.
 
L’evento celebrato dalla festa di oggi - una delle maggiori dell’anno liturgico – non è, come di solito, raccontato dal vangelo, ma dalla prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli, in cui è narrato l’avvenimento fisico della Pentecoste.
Il Vangelo di Giovanni fa riferimento al secondo dei tre «discorsi di addio» e mette in evidenza la promessa dello Spirito Santo che farà ricordare alla Chiesa di tutti i tempi ciò che il Maestro aveva insegnato: soprattutto la grande legge dell’amore. Gesù ha legato strettamente tale promessa dello Spirito all’amore: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre».
 
Il cristiano è colui che ama il Signore Gesù Cristo «con tutto il cuore, la mente e le forze» (cf. Dt 6,5), lo ama più delle persone a lui care (cf. Mt 10,37), lo ama più della sua stessa vita (cf. Mt 10,39). E proprio vivendo in questo amore il cristiano di ogni tempo può fare esperienza dello Spirito Consolatore che attualizza la presenza di Gesù e lo soccorre nella fatica quotidiana della perseveranza; Spirito di verità, che lo «guida alla verità tutta intera» (Gv 16,13): e per il cristiano la verità non è una nozione astratta, ma una persona, Gesù Cristo (cfr. Gv 14,6)! 
Dopo aver nuovamente insistito sull’amore per lui e per la sua Parola Gesù sigillò la sua promessa con una rivelazione decisiva: «Il Consolatore, lo Spirito santo che il Padre manderà nel mio Nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
 
Gli Atti degli Apostoli registrano i fatti accaduti in quel giorno solenne. Sono i segni di una grande teofania, segni coi quali Dio manifestò la sua presenza straordinaria, nella persona divina dello Spirito:
    il fragore improvviso dal cielo, “quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano”.
   la comparsa di “lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro” che sigillarono la discesa dello Spirito;
   il fenomeno della glossolalia, per cui “la folla …  rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua”;
  della presenza a Gerusalemme di popoli di varie nazioni, a conferma dell'universale chiamata alla salvezza: “Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi”. 
 
Quello Spirito riempì il cenacolo e ricolmò della sua potenza e dei suoi doni i discepoli che avrebbero dovuto continuare nel mondo la missione del Signore Gesù con l'annuncio del Vangelo di salvezza e il perdono dei peccati.
 
Ma quel giorno fu prezioso e lo è anche per noi: il nuovo popolo dei battezzati. Il Maestro, infatti, non ci ha lasciato orfani. Certo la nostra Pentecoste l'abbiamo celebrata in occasione del sacramento della Confermazione o Cresima. La presenza dello Spirito Santo negli apostoli e poi in tutti i cristiani e nella Chiesa è fondamentale:
     è lo Spirito che rivela il mistero della Parola incarnata e la sua missione;
     è lo Spirito che guida alla verità tutta intera;
     è lo Spirito che fa proclamare la Buona Notizia di Gesù per mezzo della testimonianza della nostra vita nel mondo;
     è lo Spirito che dona la vita alla terra riarsa, che vivifica le ossa disperse, che si apre alla speranza. 
 
Pentecoste è un momento propizio per lasciarci invadere dalla speranza, che lo Spirito suscita nei nostri cuori, per essere presenza attiva e carismatica nella Chiesa e nel mondo.
Pentecoste è la festa ecclesiale per eccellenza perché è la fonte e la rivelazione della sua comunione. Tutti perseveravano nella preghiera, insieme a Maria, la Madre di Gesù.
Pentecoste è “la grande ora della Chiesa", come l’ha definita Paolo VI. "Grande ora è questa che offre ai fedeli la sorte di concepire la vita cattolica, come una dignità e una fortuna, come una nobiltà e una vocazione. Grande ora è questa, che sveglia la coscienza cristiana dall'assopimento consuetudinario e indolente … Grande ora è questa, che non ammette che uno possa dirsi cristiano e conduca una vita moralmente molle e mediocre, caratterizzata solo dall'osservanza stentata di qualche precetto religioso … Grande ora è questa che bandisce dal popolo cristiano il senso della timidezza e della paura, il dèmone della discordia e dell'individualismo … Grande ora è questa in cui la Pentecoste invade di Spirito Santo il corpo mistico di Cristo e gli dà il rinato senso profetico … " (5 giugno 1957).
Pentecoste è il giorno in cui lo Spirito Santo – quasi a completare l'opera iniziata da Gesù, per riportare gli uomini alla nobiltà di figli di Dio - ci ha donato la forza e l’energia, che solo Dio può dare e dà.
 
Si ha come l'impressione che a Gerusalemme, “mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste” (At 2,1), si fosse radunato tutto il mondo, come a essere testimone del grande evento, che era la nascita della Chiesa di Dio. Né la differenza delle lingue, né la diversità delle razze e culture hanno impedito di ascoltare e comprendere le parole di Pietro che annunciava le grandi meraviglie di Dio. Ciò che il peccato aveva disunito, lo Spirito lo riunì in Gerusalemme. La Chiesa cresceva e si moltiplicava; i suoi membri avevano un cuor solo e un’anima sola; avevano tutto in comune; nessuno era lasciato nell’indigenza; vivevano con gioia in semplicità di cuore. All’inizio si è realizzato il grande desiderio di Gesù “che siano una sola cosa”, che si amino “l’un l’altro”. Il trascorrere del tempo ha oscurato tale inizio. Tuttavia occorre recuperare la comunione che, originata a Pentecoste, è strettamente vincolata alla credibilità missionaria della Chiesa nel mondo che è disposto ad ascoltare parole che si incarnano nella vita. La spiritualità di comunione deve essere la linfa della Chiesa! “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). Lo aveva ripetuto con parole sofferte il Maestro nel discorso di addio durante l’ultima cena. Una cosa voleva che fosse chiara per i suoi discepoli: l’amore scambievole e reciproco; unica cifra, unica connotazione per essere suoi!
 
A ben vedere il messaggio va dritto al cuore del mistero della comunità cristiana: la Chiesa non è l'aggregato delle tante case di un territorio, non è nemmeno la sequenza di tante cose da fare, neppure l'organizzazione delle attività e iniziative a carattere pastorale: la Chiesa è la comune-unione (comunione) dei discepoli di Gesù Cristo. Comunione nell’amore, per amore, per amare!
 
Cari Amici:
L’amore è il comandamento e il testamento di Gesù.
L’amore è la nuova lingua della nuova comunità. 
La vita nuova che il Risorto ci dona mediante lo Spirito ci mette in comunione con la Trinità. Il futuro dell’uomo redento è la vita di comunione con Dio e con i fratelli.
Solo così, caratterizzata e contraddistinta dall’amore, la Chiesa, che nasce dalla Pentecoste, potrà essere credibile nel suo annuncio e nella sua missione.
La comunione è dunque la prima missione della Chiesa; l’azione missionaria è quella di riunire i ‘figli dispersi' in una sola famiglia.
 
Ma vi è una indicazione ulteriore che riguarda l’opera dello Spirito: il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Non si tratta di ricordare discorsi o fatti della vita di Gesù, ma di coglierne il significato profondo in ordine alla vita della Chiesa e dei discepoli.
     Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa. È questo il dono del Risorto e la garanzia per la missione dei discepoli del Signore.
     Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa. Queste parole sono indirizzate a tutta l’umanità. Il mondo ha necessità e urgenza di riscoprire il valore della spiritualità, le frontiere dello spirito. Non è difficile constatare ogni giorno l’idolatria dell’efficacia e del fare e la frenesia del guadagno scatena le crisi umane e sociali. Il cuore riscoprirà la fede se accoglierà lo Spirito Santo, che è Signore e dà la vita. 
     Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa. Queste parole ri-sollecitano la Chiesa e le infondono nuovo vigore. Il giorno di Pentecoste è iniziata una nuova creazione, una nuova vita, una nuova speranza. La Chiesa sa che non è fedele alla sua origine e alla sua missione quando non si lascia guidare dallo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio.
     Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa. Queste parole sono destinate a tutti credenti in Cristo: i cristiani. Tutti, infatti, sono chiamati a vivere nell’amore. Tutti hanno ricevuto, come cifra, il comandamento dell’amore.
 
Da quel lontano giorno - il cinquantesimo dopo la Pasqua di Risurrezione - quando il Consolatore fu solennemente effuso sulla Chiesa nascente, lo Spirito è sempre a fianco di ogni uomo che crede, di ogni uomo che desidera questo ineffabile dono; e come allora lo Spirito trasformò i primi discepoli, oggi trasforma noi. È questa la ricchezza infinita della Pentecoste, quella effusione dello Spirito di Dio che mai si interrompe ma che continua nel tempo, perché la luce e la grazia di Dio scenda su ogni uomo per rinnovarlo e rinnovare il mondo che attende la vera libertà e la salvezza.
Sì: in quest’ora tremenda e stupenda per la vita della Chiesa abbiamo bisogno di una nuova Pentecoste che ci faccia ardere il cuore e ci restituisca la dignità, la grazia, la libertà dei figli e delle figlie di Dio.
 
O Padre, che nel mistero della Pentecoste
santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione,
diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo,
e continua oggi, nella comunità dei credenti,
i prodigi che hai operato
agli inizi della predicazione del Vangelo.

 

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