Omelia nella 7 domenica di Pasqua
Ascensione del Signore
«Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo»

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 Dal Vangelo secondo Matteo  28,16-20
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». <<< + >>>

Sono trascorsi 40 giorni del tempo di Pasqua in cui la liturgia ha mostrato il nucleo della fede cristiana: Cristo morto e risorto è apparso ai suoi apostoli ed essi hanno testimoniato fino ai confini della terra che Egli è vivo e glorioso. La narrazione dell’episodio della ascensione del Signore è descritto da Luca negli Atti degli Apostoli. L’Ascensione compie il mistero della Pasqua: Gesù risorto ritorna al Padre come Verbo incarnato e glorificato. Nel Credo noi professiamo: «È salito al cielo e siede alla destra del Padre». La Sacra Scrittura usa il verbo “elevare” che è di origine veterotestamentaria. Tale verbo riferisce l'insediamento nella regalità. L’Ascensione di Cristo significa, dunque, l'insediamento del Figlio crocifisso e risorto nella regalità di Dio sul mondo.
 
L’Ascensione del Signore, inoltre, celebra il trionfo dell’umanità in Cristo, la verità definitiva e ultima per coloro che credono in Lui. Siamo usciti dalle mani di Dio e la nostra meta è quella stessa di Cristo glorioso e asceso alla destra del Padre. Lo canta il Prefazio odierno: «Nel Figlio di Dio asceso al cielo, la nostra umanità è innalzata accanto a te nella gloria, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo nostro capo nella gloria»
Con la sua incarnazione, passione, morte e risurrezione Gesù ha dato compimento a una storia di salvezza dell’uomo; e l’Ascensione segna il compimento di questa storia e indica una meta che non è solo per il Cristo, ma anche per noi tutti. Gesù risorto e asceso al cielo costituisce per noi un punto di riferimento sicuro, per il presente e per la vita eterna che viene dopo la morte. È questo il motivo dell’invito a gioire di santa gioia che ci viene oggi rivolto nell’orazione colletta: «Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode».
 
L’Ascensione del Signore è narrata dagli Atti degli Apostoli e con accenti differenti dai Vangeli sinottici.
―   Marco scrive soltanto che «il Signore fu elevato al cielo» (Mc 16,19), senza altre precisazioni.
―  Luca è l’unico evangelista che parla di questo evento, situandolo «fuori della città, verso Betania» (Lc 24,50); e aggiunge che gli «Apostoli, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia» (Lc 24,51-52).
―  Matteo non dice una sola parola sulla ascensione al cielo. Egli conclude il suo vangelo con una scena d'addio. Gesù salì su un monte della Galilea dove ha fatto questa promessa solenne: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
―  Secondo il libro degli Atti gli apostoli «mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo». (Atti 1,12).
 
La breve pericope evangelica narrata da Matteo non parla dell’ascensione del Signore al cielo; l’evangelista riporta il messaggio conferito agli Undici dal Risorto. Anzitutto egli asserisce che gli è stato dato «ogni potere» in cielo e in terra. La pienezza di questo potere è sottolineata dall’espressione «in cielo e sulla terra», che indica i due estremi che racchiudono ogni realtà creata. L’autorità del Risorto venne conferita ai discepoli, i quali in nome del Maestro dovranno andare in tutto il mondo per fare discepoli, battezzare, insegnare.
Il brano termina con una rassicurazione: Gesù sarà con i suoi discepoli «fino alla fine del mondo», cioè fino a quando il mondo attuale scomparirà per lasciare il posto a un mondo totalmente. 
 
Nei primi secoli della Chiesa vi era un’unica festa: la resurrezione-ascensione-pentecoste. Si trattava di un'unica festa poiché rappresentava un unico evento. Solo nel corso dei secoli sono nate le tre feste che mettono in luce le tre differenti sfaccettature dell’unico evento della Pasqua di resurrezione.
―   Gesù non è rimasto nella morte, ma è vivo (Resurrezione);
―   Gesù è salito al cielo e lascia all’uomo il suo compito e il suo progetto (Ascensione);
―   Gesù è presente in mezzo a noi con il suo Spirito (Pentecoste).
 
San Bernardo di Chiaravalle spiegò che l’ascensione al cielo di Gesù si compie in tre gradi: “il primo è la gloria della risurrezione, il secondo il potere di giudicare e il terzo sedersi alla destra del Padre” (Sermo de Ascensione Domini, 60, 2: Sancti Bernardi Opera, t. VI, 1, 291, 20-21).
L’evento dell’Ascensione è preceduto dalla benedizione dei discepoli, che Gesù prepara a ricevere il dono dello Spirito Santo, affinché la salvezza sia proclamata ovunque.
 
Infatti quella che inizia con l’Ascensione è la missione della Chiesa; inizia il mistero del cristiano. Mentre con la presentazione dell’evento dell’ascensione Luca ha dato un’appropriata conclusione al suo Vangelo, si apre la pagina della storia della Chiesa.
La Liturgia di questa solennità ci aiuti a camminare lungo le strade della vita con lo sguardo rivolto verso il cielo, dove Cristo è stato assunto alla destra del Padre al termine della sua missione terrena. Guardare il cielo senza, tuttavia, dimenticare i compiti che ci sono stati affidati sulla terra. San Paolo ha scritto, «la nostra patria è nei cieli». Lì un giorno lo raggiungeremo e parteciperemo in pienezza alla comunione dei santi. Per questo ora noi siamo pellegrini e esuli. Gesù salendo al cielo offre anche noi la possibilità di raggiungerlo per vivere per sempre con Lui in quella felicità che bramiamo e ricerchiamo con tutte le nostre forze nel corso della nostra vita.
È la speranza alla quale siamo stati “chiamati”, come dice Paolo nella lettera agli Efesini (Ef 1,17-23). Perché, senza la speranza del cielo, la nostra vita di quaggiù non avrebbe senso, giacché il cielo è fatto per gli uomini. Noi tendiamo alla Gerusalemme «di lassù» (Gal 4,25-26), alla città «futura» (Eb 13,14), alla «patria celeste» (Eb 11,14-16), alla «nuova Gerusalemme»” (Ap 13,12).
 
La speranza cristiana è il grande conforto per il dolore del mondo: guai a quelli che la spengono nel cuore del popolo che lavora, che soffre. La speranza cristiana è la grande certezza per coloro che combattono per un giusto ideale. L'inno della speranza dovrebbe echeggiare verso il Cristo che scompare ascendendo al Cielo, e dovrebbe tornare come forza ai rimasti in terra, per seguire i Suoi esempi e aspettarne il ritorno. Siamo noi i rimasti a terra, che ogni giorno dovremmo tessere la preziosa speranza!
 
Nel Credo professiamo la nostra fede nella gloria del Signore risorto: «Gesù Cristo è salito al cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente». Queste sono parole che si ripetono di frequente, e tuttavia bisogno di una riflessione che può illuminare la nostra vocazione di credenti nel nostro compito di ogni giorno.
―  Il "cielo". Presso quasi tutti i popoli, il cielo sta a indicare la dimora della divinità. È più uno status che un luogo. Nel pensiero ebraico è un'espressione con la quale si vuole evitare il santo nome di Dio. Salendo al cielo non vuol dire, quindi che Gesù sia andato in un luogo dello spazio stellato. L’escatologia contemporanea insegna che il Paradiso non può essere geograficamente definito perché è uno stato esistenziale di beatitudine.  Andare nei cieli, il luogo simbolico in cui Dio risiede, significa la piena comunione con il Padre, alla quale sono chiamati tutti quelli che credono in lui. Dunque salire al cielo significa aprire la strada verso il Signore. «Solo Cristo ha potuto aprire questo accesso all'uomo», come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica.
―  Anche il sedere accanto a Dio è un'altra bella immagine. Con essa si mostra la dignità divina di Gesù. E l'intimità nella gloria concessa a colui che si era reso schiavo. «Sedersi alla destra del Padre significa l'inaugurazione del regno del Messia», spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica. Ora sappiamo che il Signore è uguale al Padre in quanto Dio e intercessore e mediatore di tutti coloro che sono lieti di essere i suoi fratelli.
 
Cari Amici
L’Ascensione di Cristo è un evento in cui sono inseriti i discepoli del Signore. È un “in alto i cuori!”; un movimento verso l’alto, a cui tutti veniamo chiamati. Dice che l’uomo è capace dell’altezza. Dice che l’altezza corrisponde alla misura dell’uomo che è l’altezza di Dio stesso.
La speranza è il segno di questa festa dell'Ascensione del Signore al cielo.
L’Ascensione insegna una verità: come il Cristo quaranta giorni dopo la sua risurrezione lasciò la terra per far ritorno al cielo, così anche l’uomo è destinato a percorrere lo stesso cammino e a giungere allo stesso traguardo. Il Monte degli Ulivi ricorda a tutti che l’uomo non è soltanto materia, ma che è anche spirito e anima immortale. E come è successo a Cristo - il capo del Corpo Mistico - anche l’uomo dovrà tornare al Padre. L’Ascensione del Signore è la glorificazione dell’uomo, della sua umanità, della sua dignità.
 
Il tempo della Chiesa è terzo dopo quello dell'attesa e delle promesse e quello dell'attuazione del Regno di Dio in Gesù. Quello della Chiesa è tempo di evangelizzazione: una forte tensione missionaria attraversa tutto il libro degli Atti, nella consapevolezza che Gesù è l'unico salvatore di tutti gli uomini. Perciò la missione evangelizzatrice è universale e il libro degli Atti mostra la salvezza correre per le vie dell'impero romano da Gerusalemme a Roma e quindi in tutto il mondo.
Per essere sempre presente nella sua Chiesa e tra tutti i suoi fratelli, Gesù aveva bisogno di non avere più limiti di tempo, di spazio. Gesù salendo al cielo ha assicurato: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
 
«Io sono con voi». Questa è la consolazione del cristiano! Gesù era stato annunciato come l’"Emmanuel", che significa "Dio con noi". Al momento della sua ascesa al cielo vuole testimoniare quel nome e quella missione. Egli è il Dio fatto uomo che è stato e sarà per sempre con noi. Non siamo soli! Non siamo stati abbandonati al destino tragico di questo mondo. Il Signore è con noi sempre, risorto e vivo!
―  «Io sono con voi». È con noi, in mezzo a noi nell'Eucarestia, nella Parola, nei Sacramenti, nel prossimo, specie in quello bisognoso. Rimane con noi e per noi nella Chiesa, sacramento di salvezza: segno efficace della presenza di Cristo. Cristo è vivo nel pane spezzato e nel vino versato, prende corpo nel cuore di ogni membro della comunità, anche il più piccolo.
―  «Io sono con voi». Egli è con noi nel conforto che ci trasmette attraverso il suo Spirito e la forza con cui lo Spirito ci aiuta a dare testimonianza della sua vita e la sua missione in questo nostro mondo. Questa missione consiste nel rendere testimonianza al Cristo risorto. Ciascuno deve sentirsi inviato ad annunciare la salvezza operata di Cristo attraverso l’evangelizzazione, la catechesi e la testimonianza. In tal modo confermeremo la fondamentale scelta di fede e di adesione a Cristo.
―  «Io sono con voi». Queste parole delineano, altresì, il senso e la missione della Chiesa, che continua - sino alla fine del mondo – a offrire a tutti gli uomini, di ogni tempo e paese, l'opera di salvezza Gesù. Nel testo del Vangelo proclamato oggi Gesù invia la Chiesa e tutti i battezzati a fare «discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato».
 
Questo è il nostro compito in ogni momento e in ogni luogo.
È questo il tempo della Chiesa!
È questo il tempo del cristiano!
Oggi più che mai risuona l'appello di Cristo ad essere missionari ed evangelizzatori, per testimoniare in parole e opere la speranza del ritorno glorioso del Cristo Risorto. Ogni battezzato è chiamato ad accogliere il mandato del Signore di annunciare il Vangelo con coraggio e verve apostolica fino a quando il Signore Asceso non ritornerà alla fine della storia. Il mandato conferito da Cristo Gesù agli apostoli non è limitativo ai primi discepoli, ma interessa anche tutti e ciascuno di noi, che in forza dell'azione dello Spirito Santo, siamo invitati a recare l'annunzio del Signore in ogni angolo della terra e incarnare il Vangelo in tutte le circostanze del vissuto, per una autentica nuova evangelizzazione.

Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre,
per il mistero che celebra in questa liturgia di lode,
poiché nel tuo Figlio asceso al cielo
la nostra umanità è innalzata accanto a te,
e noi, membra del suo corpo,
viviamo nella speranza di raggiungere Cristo,
nostro capo, nella gloria.

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Inizia oggi la “settimana del Cenacolo”; anche noi con Maria e gli Apostoli attendiamo nella preghiera i doni dello Spirito Santo necessari per essere «testimoni fino ai confini della terra». Dallo Spirito Paràclito dipende la forza evangelizzatrice e la obbedienza missionaria per «predicare il Vangelo dappertutto» (Mc 16, 20).
      Inizia la grande settimana di preghiera e di speranza.
    «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui prenderemo dimora presso di lui. Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14, 24-26).

Viviamo questi giorni di fervida preparazione alla Pentecoste, in unione con la Vergine Madre e gli apostoli, alimentando la nostra preghiera con l'invocazione unanime della Chiesa: Emitte, Spiritum tuum, Domine et renovabis faciem terrae!