Le vacanze di un cristiano

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Dopo tanto aver scritto di "vacanze", di fronte a un titolo simile, qualcuno si potrebbe chiedere: “Che differenza c'è tra la vacanza di un cristiano e di quella di colui che cristiano non è”?
La risposta è semplice e disarmante: un cristiano, anche in vacanza, porta con sé la fede! Non può lasciarla a casa per riappropriarsene al ritorno dopo alcune settimane di vita vissuta all’insegna dell’indifferenza e della disaffezione religiosa e morale.
 
Abbiamo scritto ripetutamente che il riposo è necessario a chi lavora e che comunque l’interruzione e il cambiamento della solita vita vissuta all’interno delle pareti domestiche fa bene al fisico e allo spirito. E voglia Dio che molti (tutti!) possano fruire di qualche giorno di riposo [va tanto di moda oggi dire: staccare la spina!]. Come abbiamo abbondantemente sostenuto, il riposo non solo non risulta incompatibile con la pratica cristiana: tutt’altro. Rispetta il quinto comandamento chi ha cura del corpo così come l’ha dello spirito. L’importante è trascorrere bene questo tempo di vacanza.
 
Per questo la differenza delle vacanze di chi è cristiano da quelle di chi cristiano non è proprio perché il credente porta con sé la fede e la vita di fede. E proprio nel periodo delle vacanze il cristiano alimenterà, con l’attenzione al riposo del corpo, anche la dimensione spirituale, continuando il suo incontro con Cristo nella lettura e meditazione della sua Paola, con la partecipazione alla Santa Messa domenicale e, forse, - non dovendo recarsi al lavoro – anche a qualche Santa Messa feriale, con momenti di silenzio meditativo in qualche umile chiesetta o nelle grandi e artistiche cattedrali, o addirittura nella grande cattedrale della natura ammirando un paesaggio marino o la maestà delle montagne.
Nella vacanza di un cristiano non dovrebbe mancare l’affidamento, il ricordo, la devozione alla Madonna; per questo la recita del Rosario, o almeno di parte di esso, dovrebbe impreziosire la giornata di un credente in vacanza.
Infine un suggerimento: il riposo estivo dovrebbe consentire un bel esame di coscienza e una bella, seria, convinta confessione. Durante l’anno, in parrocchia, forse ci si riconcilia in fretta, magari durante la celebrazione dalla Santa Messa. Mettiamo in conto una Riconciliazione degna di questo nome, celebrata con calma, con convinzione, con decisione e proposito come richiesto da rito.
 
"… Venite in disparte, in luogo solitario, e riposatevi un po'…".  E’ questo l’invito che Gesù ha fatto ai suoi discepoli.
In un periodo nel quale non siamo oppressi da scadenze e orari, è fondamentale accogliere questo invito di Gesù e trasformare davvero le nostre vacanze in un autentico tempo di grazie e di riposo senza perderci nella confusione e negli schiamazzi.
Quante volte si sente dire che si torna dalle vacanze e si ha bisogno di … riposare, di recuperare il sonno perduto, di mettersi a dieta, ecc! E’ l’allegro dramma delle vacanze estive.
Al contrario, facciamo sì che la vacanza cristiana sia tempo del ritorno a sé, della riscoperta dei valori dello spirito e del possibile incontro con Dio, il Dio del “sabato”; il Dio che dopo aver visto che tutto era stato fatto bene ed era cosa buona, il settimo giorno si riposò.
 
Vivere le vacanze da cristiano non significa condurre una vita al margine, né sacrificare o rinunciare a divertimenti e a momenti di gioia e di allegria: tutt’altro! Ilarem datorem diligit Deus! Dio ama chi dona con gioia. Il cristiano è colui che apprezza tutto ciò che è buono, bello, entusiasmante; tutto ciò che procura felicità, gioia e serenità ... sapendo che tutto questo è frutto di un cuore indiviso, di un cuore in pace con Dio e con il bello e buono che Egli ha creato per l’uomo, a sua volta creato a sua immagine.

 

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