Laici cristiani nella società

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Il mondo ha un disperato bisogno dei discepoli di Cristo. Alla fine del secondo secolo, uno scritture anonimo descrisse il modo in cui la piccola minoranza cristiana aveva concepito il suo posto nella trionfante società romana. Si tratta della «Lettera a Diogneto». L'autore non esitò a scrivere che «i cristiani sono nel mondo quello che è l’anima nel corpo». Probabilmente oggi saremmo più modesti nel descrivere il nostro ruolo nella società. Tuttavia, la Lettera aggiunge: «Dio li ha messi in un posto così nobile, che non è loro lecito abbandonare".
 
Abbiamo bisogno di una forte consapevolezza della missione che Dio conferisce ai credenti nella società. Non si tratta di ritirarsi in un ghetto immaginario per coltivare i nostri valori, ma vivere questi valori in mezzo a questo mondo così come esso è. L'organizzazione della società offre ai credenti la libertà di vivere secondo la propria fede. Ci rallegriamo con i nostri concittadini per ogni iniziativa che vada nella direzione dell'umanizzazione dell'uomo e siamo disponibili ad apportare il nostro contributo. Allo stesso tempo, tuttavia siamo chiamati a discernere gli eccessi di individualismo e di relativismo che nella nostra società svuotano l'essere umano della sua sostanza e preparano un futuro inquietante.
 
Insieme con tutti i cristiani dobbiamo testimoniare che Gesù Cristo è «la via, la verità, la vita» (Gv 14, 9). Rivolti verso di lui, la nostra umanità appare nella sua fragilità e nel splendore. Il cristianesimo è la religione del recupero. Quando siamo in fondo all'abisso, il Cristo risorto ci solleva e ci attira a lui. Con altri credenti dobbiamo trovare un terreno d’intesa per vivere insieme. Le religioni hanno riserve di valori di nessuno nega la straordinaria pregnanza cristiana delle società occidentali fino ai tempi moderni e oltre. Ma di quei secoli in cui tutti i riferimenti erano cristiani, possiamo semplicemente dire che fossero cristiani?
 
La storia che studia i fatti del passato in modo rigoroso ci permette di fare opportune distinzioni. I secoli del cristianesimo hanno lasciato monumenti incomparabili di cui ancora oggi godiamo nel campo delle istituzioni, dell'architettura, dell'arte in generale, della produzione teologica e letteraria. Hanno prodotto una moltitudine di ammirevoli santi. La narrativa stessa della società era la narrativa cristiana, in breve la storia della salvezza. E nonostante tutto questo, i comportamenti privati e pubblici erano forse così cristiani? Come diceva Sant'Agostino, le due città, quella di Dio e quella degli uomini, erano e sono sempre una cosa sola. Solo il Signore separerà il grano dalla zizzania alla fine dei tempi.
 
Non  c’è dubbio alcuno che si poteva certamente vivere più facilmente come cristiani nel Medioevo e anche fino a non molto tempo fa. Ma occorreva, come oggi, desiderare di vivere da cristiani. Anche quando i valori e le istituzioni sociali ufficiali sono forgiati dal cristianesimo, vivere da cristiani è una decisione personale che si basa sulla grazia di Cristo pere riguardano tutte le scelte che impegnano il vivere quotidiano. Vivere da cristiano ha sempre comportato e comporta un impegno personale, una disponibilità generosa ad accogliere e seguire la Parola di Dio che è il Cristo, anche se costa.
 
Siamo ben consapevoli di vivere un profondo cambiamento che ha reso la nostra società, che un tempo era intrisa di principi e valori cristiani, orientata i sempre più velocemente verso nuovi orizzonti. Potremmo tendere a rimpiangere un passato che ci gratifichi. Ma il passato non deve in alcun modo obnubilare il nostro futuro. Il nostro futuro non potrà mai essere un ritorno al passato, qualunque esso sia.

Pensiamo al nostro ambiente di vita, così com'è con le sue luci e le sue ombre. Esso annovera certamente molti argomenti di perplessità per il cristiano, ma anche enormi depositi di generosità e di fraternità. Sarebbe incoerente condannare globalmente il mondo in cui viviamo mentre godiamo dei benefici e delle garanzie che offre. Nel mondo non tutto è ostilità verso Dio. Sant'Agostino a proposito dell’appartenenza alla città di Dio ha scritto: «alcuni che credono dentro sono in realtà fuori e altri che si credeva fossero fuori sono in realtà dentro».
 
Al riguardo occorre dire con sereno coraggio che gli stessi cristiani spesso suscitano molte perplessità. E in questi ultimi tempi esse abbondano. I mezzi della comunicazione si occupano dei grandi “scandali”: la condotta di alcuni membri del clero, le faide interne alla Curia Romana, i detrattori del Santo Padre Francesco. Ogni cristiano poi può personalmente interrogare la propria coscienza ed esaminare la propria condotta. In occasione del Giubileo dell'anno santo del 2000 Giovanni Paolo II aveva promosso una grande operazione di richiesta di perdono per tutti i difetti dei membri della Chiesa, ricordando che la Chiesa stessa, Corpo di Cristo, deve sempre rinnovarsi ed essere risanata dalla grazia di Cristo, che è il suo Capo.
 
I cristiani, inseriti nella società, non possono abdicare alla testimonianza di fede, o rinunciare all’annuncio della salvezza, ma devono comunicare con le culture degli uomini senza arroganza o superiorità, fedeli all’unica parola di amore che Cristo ha affermato sulla terra contro ogni forma di intolleranza e fondamentalismo. Se compito perenne della Chiesa è quello di essere fedele eco della Parola di Dio nella storia, allora le comunità cristiane sono il soggetto essenziale, i luoghi reali chiamati a essere segno, rinvio ad altro da sé. E il Cristo, che nel Nuovo Testamento dà nome alla promessa di verità e dà volto alla carità, è la sola risposta che offre direzione, finalità e significato al vivere umano.
 
Non abbiamo bisogno di un cristianesimo da sacrestia. La vita cristiana, infatti, non si svolge al di fuori della società, ma dentro la società. Essere cristiani vuol dire riconoscere con gli occhi aperti i segni dei tempi e interpretarli alla luce del Vangelo. Ciò significa concretamente che ciascun battezzato, in quanto membro della Chiesa, è chiamato a far sentire la propria voce e ad intervenire secondo le proprie possibilità di azione. L'atteggiamento peggiore sarebbe quello di arrendersi e lasciare il campo aperto alla cultura liquida, alla dittatura del relativismo, al vivere come se s Dio non esistesse….
 
I nostri contemporanei, dietro il sipario dell'indifferenza, nascondono spesso un'immensa sete di verità, di riconoscimento e di ricerca di significato da dare alla loro vita. Dobbiamo occupare una nicchia che il mondo sembra aver abbandonato: quella della dimensione verticale della nostra esistenza. L'umanità può incontrarsi solo dall'alto, dove si trova la fonte della nostra speranza.
 
Ma il nostro discorso si confonderebbe con quello della massa se non si riferisse costantemente alla sua fonte vivificante: la nostra fede in Cristo, che ci riporta alla nostra dignità di figli di Dio e ci invita a metterci al servizio gli uni degli altri. Attingendo costantemente alla Parola di Dio, siamo impegnati a «rendere conto della speranza che è in noi» (1Pt 3, 15). I cristiani oggi hanno bisogno di una nuova speranza, loro compito è comunicarla al mondo.
  
Concludo riferendomi ancora a un brano assai eloquente della Lettera A  Diogneto, in cui i cristiani sono presentati come cittadini dell’impero, cittadini leali, capaci di nutrire e di ricevere simpatia nel loro stare nella società, ma anche capaci di mostrare una differenza, la differenza cristiana appunto: «I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per abiti. Non abitano neppure città proprie, né usano una lingua particolare, … ma testimoniano uno stile di vita mirabile e, a detta di tutti, paradossale … Risiedono nella loro patria ma come stranieri domiciliati; a tutto partecipano come cittadini e a tutto sottostanno come stranieri; ogni terra straniera è patria per loro e ogni patria è terra straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non espongono i loro nati. Mettono in comune la tavola, ma non il letto … Dio ha assegnato loro una missione così importante che essi non possono disertare» (A Diogneto V,1-2.4-7; VI,10).
 
La Chiesa e la società civile hanno bisogno di fedeli laici credenti e cristiani che vivano con intensità la fede, fino a essere testimoni del Vangelo nella compagnia degli uomini.
 
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