La vita nello Spirito
il dono della pietà

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Il giorno della cresima si rinnovano le promesse battesimali. Ogni anno lo facciamo anche nella celebrazione della Veglia Pasquale dopo il tempo di preparazione spirituale alla Quaresima. Così come il Battesimo non è un mero atto giuridico di incorporazione alla Chiesa, ma il fondamento della vita cristiana e l'inizio di un cammino di santità, non dobbiamo vivere questo rinnovamento come un rito meramente esteriore, ma deve essere l'espressione del desiderio di avanzare sulla via della nostra fede. 

 

Rinnovare significa recuperare la novità di vita che il battesimo ha significato per noi, e accogliere nuovamente i doni che Dio ci ha fatto in quel tempo: ci ha fatti suoi figli in Cristo, siamo diventati parte della Chiesa e per mezzo del suo Spirito ha effuso su di noi la grazia santificante.

 

Il grande dono che riceviamo nel Battesimo e nella Cresima è lo stesso Spirito Santo, che semina in noi il seme di una vita nuova. I cristiani vivono come tali se si lasciano guidare e camminano secondo lo Spirito. Per mezzo di lui possiamo arrivare a dire con san Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). 

 

Per individuare i segni della vita secondo lo Spirito, la tradizione cristiana ha riflettuto, alla luce di un oracolo del profeta Isaia sui sette doni dello Spirito Santo che descrive il Messia atteso (11, 1-2). Questo ha la sua logica: il cristiano è chiamato a riprodurre in sé l'immagine di Cristo. 

 

Un'altra linea di riflessione si basa sulla lettera ai Galati (5, 22-25), dove san Paolo spiega qual è il frutto dello Spirito in coloro che si lasciano guidare da Lui e non cedono ai desideri della carne (5, 16). In questi e in altri testi centrali della Sacra Scrittura, come le Beatitudini, scopriamo quale dovrebbe essere l'orientamento fondamentale della vita cristiana e, quindi, il frutto di un'autentica celebrazione della Pasqua.

 

Un segno che può aiutarci a discernere se la nostra vita cristiana sia plasmata dallo Spirito Santo è il dono della pietà. La pietà consiste nell'«orientare il cuore e tutta la vita ad adorare Dio come Padre, a donargli il culto che lo riconosca come sorgente e meta di ogni autentico dono. È tenerezza per Dio, è innamorarsi di Lui, è volergli dare gloria in tutto» (C.M. Martini). L'azione dello Spirito nel nostro cuore ci spinge a superare una religiosità esteriore, formalistica e fredda, che finisce per diventare per molti battezzati più un peso che una fonte di gioia.

 

I segni in cui si manifesta questo dono dello Spirito hanno a che fare fondamentalmente con il rapporto con Dio che si vive nella preghiera. 
Riflettiamo se la nostra preghiera è forzata e rigida, se la viviamo con riluttanza o se, al contrario, preghiamo con piacere ed entusiasmo, e se la preghiera è serena e ci conduce alla gioia dell'incontro con Dio. 

 

Attraverso il dono della pietà, lo Spirito Santo ci permette di guardar a Dio con semplicità filiale e gratitudine, superando così l'insensibilità e la durezza di cuore nel nostro rapporto con Lui.

 

Chiediamo allo Spirito Santo di rinnovare in noi il dono della pietà filiale verso Dio.

 

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