La Via Crucis

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La Via Crucis è un esercizio di pietà particolarmente adatto al tempo di Quaresima. Il Direttorio su pietà popolare e liturgia della Congregazione per il Culto Divino ai nn. 131-133 ricorda: “Tra i pii esercizi con cui i fedeli venerano la Passione del Signore pochi sono tanto amati quanto la Via Crucis. Attraverso il pio esercizio i fedeli ripercorrono con partecipe affetto il tratto ultimo del cammino percorso da Gesù durante la sua vita terrena: dal Monte degli Ulivi, dove nel «podere chiamato Getsemani» (Mc 14, 32) il Signore fu «in preda all’angoscia» (Lc 22, 44), fino al Monte Calvario dove fu crocifisso tra due malfattori, al giardino dove fu deposto in un sepolcro nuovo, scavato nella roccia”.

 

Simbolo di un'esperienza universale di dolore e di morte, di fede e di speranza, la Via Crucis commemora l'ultimo tratto del cammino percorso da Gesù durante la sua vita terrena: da quando Egli e i suoi discepoli, "dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli ulivi" fino a quando il Signore, reggendo il patibulum, fu condotto al "luogo del Golgota" dove fu crocifisso e inumato in un sepolcro nuovo, scavato nella roccia di un giardino vicino.

 

La Via Crucis si lega all'esperienza dei pellegrini di Gerusalemme, che ripercorrevano le strade seguite da Cristo nella sua passione, la processione del popolo cristiano durante il Venerdì Santo: un percorso meditativo e spirituale a stazioni, che corrispondono agli eventi più significativi del mistero doloroso.

Reperti archeologici attestano, già nel II secolo, l'esistenza di espressioni di culto cristiano nell'area cimiteriale dove era stato scavato il sepolcro di Cristo.
Forme embrionali della futura Via Crucis possono essere ravvisate nella processione che si snodava fra i tre edifici sacri eretti sulla cima del Golgota - l'Anastasis, la chiesetta ad Crucem e la grande chiesa del Martyrium - e nella via sacra, un cammino attraverso i santuari di Gerusalemme che si desume dalle varie "cronache di viaggio" dei pellegrini dei secoli V e VI.

 

La Via Crucis, nella sua forma attuale, risale al Medio Evo inoltrato. Nel corso del Medio Evo, infatti, l'entusiasmo sollevato dalle Crociate, il rifiorire dei pellegrinaggi a partire dal secolo XII e la presenza stabile, dal 1233, dei frati minori francescani nei "luoghi santi" suscitarono nei pellegrini il desiderio di riprodurli nella propria terra: un esempio in tal senso è il complesso delle sette chiese di Santo Stefano a Bologna.

 

Verso la fine del secolo XIII la Via Crucis è già menzionata, non ancora come pio esercizio, ma come cammino percorso da Gesù nella salita al Monte Calvario e segnato da una successione di "stazioni". La pratica della Via Crucis nasce dalla fusione di tre devozioni che si diffusero, a partire dal secolo XV, soprattutto in Germania e nei Paesi Bassi: la devozione alle "cadute di Cristo" sotto la croce; la devozione ai "cammini dolorosi di Cristo", che consiste nell'incedere processionale da una chiesa all'altra in memoria dei percorsi di dolore compiuti da Cristo durante la sua passione; la devozione alle "stazioni di Cristo", ai momenti in cui Gesù si ferma lungo il cammino verso il Calvario o perché costretto dai carnefici, o perché stremato dalla fatica, o perché, mosso dall'amore, cerca ancora di stabilire un dialogo con gli uomini e le donne che partecipano alla sua passione. Spesso"cammini dolorosi" e "stazioni" sono speculari nel numero e nel contenuto (ogni "cammino" si conclude con una "stazione") e queste ultime vengono indicate erigendo una colonna od una croce nelle quali è talora raffigurata la scena oggetto di meditazione.

 

La Via Crucis, nella sua forma attuale, con le stesse quattordici stazioni disposte nello stesso ordine - la condanna a morte, il carico della croce, le tre cadute lungo la via, l'incontro con un gruppo di donne gerosolimitane, col Cireneo, con Maria e con la Veronica, la spoliazione delle vesti, la Crocifissione, la morte, la deposizione dalla croce, la sepoltura - è attestata in Spagna nella prima metà del secolo XVII, soprattutto in ambienti francescani.

 

Un instancabile propagatore della Via Crucis fu San Leonardo da Porto Maurizio, frate minore francescano, che suggellava le sue missioni popolari, con l'erezione di una Via Crucis. Delle oltre 572 Via Crucis che il frate istituì personalmente, la più celebre è quella insediata nel Colosseo, su richiesta di Benedetto XIV, il 27 dicembre 1750, per celebrare l'Anno Santo. Nell'anfiteatro consacrato alla memoria dei martiri e della passione di Cristo, il Pontefice fece erigere 14 edicole con le stazioni tradizionali e fece piantare al centro una grande croce, meta di una processione che percorreva la via Sacra. Dopo il 1870, nella Roma capitale del Regno d'Italia, investita da un'ondata di laicismo, le edicole e la croce furono abbattute. Nel 1926, mentre si preparava la Conciliazione tra lo Stato e la Chiesa, per eliminare un motivo di contrasto che avrebbe potuto ostacolare le trattative in corso, la croce fu collocata di nuovo all'interno del Colosseo, anche se non al centro, com'era prima, bensì di lato, dove si trova ancora.

 

La pratica della Via Crucis fu ripresa, durante la Quaresima, da gruppi di fedeli che avevano particolarmente a cuore il culto dei martiri. La tradizione del rito della Via Crucis al Colosseo è stata ripresa da Paolo VI nel 1964.

 

La Via crucis è la via del dolore, dell’offerta d’amore, del supplizio più grande della storia, via della nostra vita. Su questo ultimo tragitto verso il Calvario Gesù ci dimostra e ci insegna che la vita ha senso soltanto se è apertura, dono, condivisione verso tutti. I suoi occhi incrociano altri occhi; le sue mani e il suo volto toccano e si lasciano toccare da altre mani, da altri volti. Le sue parole diventano perdono e salvezza rivolte a chi nei suoi confronti dimostra soltanto disprezzo e derisione.

 

La Via crucis è via di relazioni, di incontri, di rapporti, ma nello stesso tempo è terribilmente solitaria. La croce segna il limite estremo dell’abisso che separa la morte dalla vita. Se la si abbraccia con Cristo, si scopre una possibilità di rinascita, di riscatto, di luce.

La risurrezione di Gesù ne è il tesoro finale: la vita trionfa sulla morte, su tutte le morti, anche sulle nostre e su quelle dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, costretti a compiere una nuova Via crucis anche per noi.

 

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