La sinodalità ecclesiale

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La parola è diventata ricorrente anche se molti non ne comprendo appieno il significato: perché un sinodo suona come una riunione in cui si parla e si discute, ma la gente tace. E qui non si tratta di stare insieme, ma di camminare insieme.  La sinodalità non è una moda, è la Chiesa degli Atti degli Apostoli
 
Per questo la stessa dizione “Sinodo dei vescovi”, a ben vedere, insinua un uso improprio del concetto di Sinodo. In realtà il Sinodo non dovrebbe mai riguardare una componente ecclesiale sola, ma sempre e soltanto tutta la Chiesa.
Papa Francesco ha ricordato recentemente che quando si parla di chiesa sinodale occorre evitare di considerare che sia un titolo tra altri, un modo di pensarla che preveda alternative. Non lo dico sulla base di un’opinione teologica, neanche come un pensiero personale, ma seguendo quello che possiamo considerare il primo e il più importante “manuale” di ecclesiologia, che è il libro degli Atti degli Apostoli. La parola “sinodo” contiene tutto quello che ci serve per capire: “camminare insieme”. Il libro degli Atti è la storia di un cammino che parte da Gerusalemme e, attraversando la Samaria e la Giudea, proseguendo nelle regioni della Siria e dell’Asia Minore e quindi nella Grecia, si conclude a Roma. Questa strada racconta la storia in cui camminano insieme la Parola di Dio e le persone che a quella Parola rivolgono l’attenzione e fede”.
Approfondiamo per passaggi.
"La Chiesa non è una democrazia". In essa, infatti, il popolo non ha l'ultima e definitiva parola; la Chiesa è soggetta alla Parola e alla rivelazione di Dio, alla volontà di Colui che è il Signore di tutto e di tutti. La Chiesa non definisce la propria volontà, ma obbedisce alla volontà di Dio. Ma che la Chiesa non sia una democrazia non significa che sia una monarchia assoluta. Le due parole che definiscono la Chiesa sono koinonia e sinodalità. Il primo significa comunione nell'essere; il secondo significa comunione nel camminare e, quindi, nell'agire.
 
Il Vaticano II ha posto molta enfasi sulla Chiesa come comunione (Koinonia da koynós: comune). È logico quindi che ora si parli di sinodalità nella Chiesa: la comunione nell'essere, si dispiega nella comunione nel fare.
 
Sinodalità non significa che le cose saranno più facili e più comode per noi; Forse saranno più ardue e più difficili! La sinodalità significa solo che la Chiesa sarà più conforme alla volontà di Dio che è "comunione infinita".
 
Un'immagine biblica della sinodalità può essere quella del popolo ebraico che camminò nel deserto: la Chiesa cammina nel deserto della storia, ma sa di andare verso una “terra promessa”. Se Mosè, con Aronne e il suo gruppo, avesse camminato da solo, avrebbero raggiunto la terra promessa molto prima, ma sicuramente il popolo non sarebbe mai arrivato. Mosè ebbe la grandezza di far raggiungere tutto il popolo alla meta del suo pellegrinaggio attraverso il deserto.
 
Attenzione quindi alla sinodalità. Benvenuta finalmente, ma solo se saremo disposti a pagarne il prezzo. In comunità di tre o quattro persone è facile agire insieme. In una comunità di oltre un miliardo, la propria volontà non sarà mai compiuta pienamente: perché camminare insieme non si riferisce solo al mio stile di vita, ma a quella qualificazione quasi determinante della Chiesa che chiamiamo “cattolica” e che significa universale.
 
Il grande miracolo della democrazia è che ci insegna a perdere. In democrazia, infatti, se qualcuno “perde” un altro “vince”. Con la sinodalità ecclesiale accadrà la stessa cosa. Ma la grazia (è la cosa sorprendente) della comunione è che potrai perdere ed essere comunque felice. Come potrai vincere e non per questo sentirti superiore a nessuno!
 
In ogni caso la sinodalità sarà sì difficoltosa in quanto non dovremo mai attenderci dei vantaggi propri, ma la maggior gloria di Dio.
 

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