La preghiera di Gesù per l'unità
«Ut omnes unum sint»

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Dal 18 al 25 gennaio, celebriamo la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. In questi giorni, tutti i battezzati devono ricordare che, sebbene l'unità e la comunione tra gli esseri umani, sia soprattutto opera di Dio e del suo Spirito riversato nel cuore di ogni persona, il Signore vuole contare altresì sulla nostra collaborazione per la realizzazione di questo dono nella Chiesa e nel mondo.          
 
Dalla conclusione del Concilio Vaticano II, si è preceduto molto nel dialogo ecumenico e c'è stato un approccio molto importante con i fratelli di altre confessioni cristiane in relazione ai contenuti fondamentali della fede. Tuttavia, nonostante questo, ci sono molti passi che dobbiamo ancora compiere per raggiungere la piena unità, richiesta da Gesù al Padre come condizione perché il mondo creda in Lui come l'unico Salvatore degli uomini.

Abbiamo ben presente il contenuto della preghiera di Gesù, nella quale egli prega il Padre per i suoi e per tutti coloro che avrebbero creduto in Lui nel corso dei secoli. La preghiera di Cristo per l'unità (cfr. Gv 17, 20-23) ci esorta a preoccuparci e a impegnarci nel cammino dell'unità dei cristiani. Questo appello del Figlio al Padre ci avvicina ai fratelli, cioè alla volontà di fratellanza universale che il Padre manifesta nel Figlio per mezzo dello Spirito Santo con tutta la ricchezza della diversità.

Ma dobbiamo ammettere che ci costa realizzare gesti e  atteggiamenti di comunione con coloro che confessano di essere suoi seguaci affinché i non credenti e coloro che sono ancora lontani dalla Chiesa scoprano Gesù, come l’Inviato del Padre, attraverso la testimonianza delle nostre opere e parole.

L'individualismo, la difesa ostinata delle tradizioni e la ricerca del proprio interesse non solo ritardano la missione evangelizzatrice della Chiesa cattolica, ma, con una certa frequenza, frustrano anche il dialogo con le altre confessioni e comunità ecclesiali; il che rende più difficile il raggiungimento dell'unità voluta da Gesù.
Dimorare nell'amore di Dio è una via sicura verso la santità per il cristiano. Questa permanenza dona pace al cuore, permette di superare la dispersione interna, svela la verità, pone la giustizia come luce della storia, fa risplendere l'ideale dell'unità come fonte di speranza e, naturalmente, apre la porta ad un'autentica fraternità. Saremo rami viventi se rimaniamo uniti gli uni agli altri e con la Vite.

La comunione con Cristo richiede la comunione con gli altri: solo così si può procedere verso una vita riconciliata,
«perché la vita sussiste dove c'è vincolo, comunione, fraternità»
(Fratelli Tutti 87). La divisione tra cristiani non può lasciarci indifferenti: è uno dei nostri peccati più deplorevoli, che ci allontana gli uni dagli altri e, di conseguenza, da Dio. Sebbene riconosciamo che la riconciliazione sia costosa, come ogni esigenza della nostra fede, è sempre possibile per Dio e per coloro che hanno fiducia in lui, e fa parte della nostra missione. Pertanto, mentre camminiamo verso la piena comunione, dobbiamo curare la comune testimonianza dell'amore di Dio per il suo popolo.

La nuova evangelizzazione non sarà possibile, se ognuno continuerà a difendere i propri interessi senza prendere in considerazione la chiamata del Signore all'unità. Sarà possibile raggiungere la meta dell’unità solo se sapremo superare il confessionalismo escludente ed esclusivo che diffida di coloro che non appartengono alla propria confessione religiosa e negano l'identità cristiana ai battezzati di altre confessioni.

Rendiamo grazie a Dio per i progressi innegabili nel dialogo ecumenico, con la consapevolezza, tuttavia, che dobbiamo continuare a chiedere con fede e speranza la ricomposizione dell'unità visibile della Chiesa attraverso il rafforzamento del dialogo e contribuire a progredire sul cammino della conversione personale e comunitaria.
In mezzo alle prove e alle difficoltà, il Signore ci dona la sua grazia e riversa costantemente su di noi i doni dello Spirito Santo per superare la diffidenza e la paura della comunione vera.
 
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