La laicità dello Stato

<< Torna indietro

La laicità dello Stato
e il rapporto con la Chiesa
 
Torna ''più viva che mai'' la questione ''del rapporto fra il pensiero della Chiesa cattolica e l'azione politica''.
Ne ha scritto Stefano Rodotà in un saggio brillante e concreto. Ne ha parlato il presidente della Camera dei deputati l’on. Gian Franco Fini in occasione degli ottant'anni dei Patti Lateranensi e dei 25 anni della revisione del Concordato.
 
Già il Pd aveva dichiarato non molto tempo fa che «Solo una visione superficiale può ridurre a ingerenza o interferenza» le posizioni della Chiesa, e di chi ha fede, sui grandi temi come quello della vita, della famiglia, della scienza e dei limiti da porre alla scienza stessa.
 
Il momento potrebbe essere davvero opportuno al fine di superare una volta per tutte la contrapposizione secca tra laici e cattolici che si bollano reciprocamente come laicisti e oscurantisti e puntare invece ad una laicità eticamente esigente, che sostituisca la cultura dell'aut-aut con quella dell´"et-et".
 
Sicché i non credenti avrebbero molto da apprendere dalla dottrina sociale della chiesa, dal Concilio Vaticano II, dalla "Gaudium et spes" o dall´opzione per i poveri. Inoltre dovrebbero essere apprezzati valori come la famiglia, la difesa e la tutela della vita dal suo nascere al suo naturale tramonto, i limiti che la scienza deve porsi, ecc. Solo una visione superficiale può considerare queste sollecitazioni come interferenze o ingerenze».

I cattolici, invece, dovrebbero abbandonare un eventuale
 
Solo una visione superficiale può considerare ancora le sollecitazioni etiche della Chiesa come interferenze o ingerenze.
E i credenti dovrebbero ricercare una effettiva promozione congiunta del bene comune.
 
Peraltro è proprio questo il compito della politica. In tal modo, con pazienza e umiltà si giungerebbe a costruire un punto comune che non opprima le posizioni di ciascuno. In questa ottica i laici si faranno carico delle esigenze di una «laicità eticamente esigente», e i cattolici quella di tradurre i loro valori «in principi universali e non religiosamente fondati».  
 
C’è da dire tuttavia che la Chiesa è sempre stata consapevole – al di là delle apparenze o delle critiche pretestuoso - che “alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio” (cfr Mt 22,21), cioè tra lo Stato e la Chiesa, ossia l’autonomia delle realtà temporali.
 
Tuttavia la Chiesa non può venir meno al compito di purificare la ragione, mediante la proposta della propria dottrina sociale, argomentata “a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano”, e di risvegliare le forze morali e spirituali, aprendo la volontà alle autentiche esigenze del bene.
 
La Chiesa non è, e non intende essere un agente politico.
Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia, e le offre a un duplice livello il suo contributo specifico".    
 
C’è un passaggio estremamente significato nell’enciclica Deus Caritas est di Benedetto XVI, in cui si legge: “La dottrina sociale della Chiesa argomenta a partire dalla ragione e dal diritto naturale, cioè a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano. E sa che non è compito della Chiesa far essa stessa valere politicamente questa dottrina: essa vuole servire la formazione della coscienza nella politica e contribuire affinché cresca la percezione delle vere esigenze della giustizia e, insieme, la disponibilità ad agire in base ad esse, anche quando ciò contrastasse con situazioni di interesse personale.
Questo significa che la costruzione di un giusto ordinamento sociale e statale, mediante il quale a ciascuno venga dato ciò che gli spetta, è un compito fondamentale che ogni generazione deve nuovamente affrontare.
 
Trattandosi di un compito politico, questo non può essere incarico immediato della Chiesa. Ma siccome è allo stesso tempo un compito umano primario, la Chiesa ha il dovere di offrire attraverso la purificazione della ragione e attraverso la formazione etica il suo contributo specifico, affinché le esigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili”.
 
La Chiesa non può e non deve prendere nelle sue mani la battaglia politica per realizzare la società più giusta possibile.
Non può e non deve mettersi al posto dello Stato. Ma non può e non deve neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia.
Deve inserirsi in essa per la via dell'argomentazione razionale e deve risvegliare le forze spirituali, senza le quali la giustizia, che sempre richiede anche rinunce, non può affermarsi e prosperare. La società giusta non può essere opera della Chiesa, ma deve essere realizzata dalla politica. Tuttavia l'adoperarsi per la giustizia lavorando per l'apertura dell'intelligenza e della volontà alle esigenze del bene la interessa profondamente.
Così possiamo ora determinare più precisamente, nella vita della Chiesa, la relazione tra l'impegno per un giusto ordinamento dello Stato e della società, da una parte, e l'attività caritativa organizzata, dall'altra. Si è visto che la formazione di strutture giuste non è immediatamente compito della Chiesa, ma appartiene alla sfera della politica, cioè all'ambito della ragione autoresponsabile. In questo, il compito della Chiesa è mediato, in quanto le spetta di contribuire alla purificazione della ragione e al risveglio delle forze morali, senza le quali non vengono costruite strutture giuste, né queste possono essere operative a lungo.
 
Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è invece proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato, essi sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica. Non possono pertanto abdicare « alla molteplice e svariata azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune ».
 
Missione dei fedeli laici è pertanto di configurare rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità. Anche se le espressioni specifiche della carità ecclesiale non possono mai confondersi con l'attività dello Stato, resta tuttavia vero che la carità deve animare l'intera esistenza dei fedeli laici e quindi anche la loro attività politica, vissuta come «carità sociale ».
 
In tutta onestà non credo che parole così chiare siano state mai pronunciate.
 
Auspico che questi convincimenti e questi traguardi che dovrebbero essere senza ritorno, siano tenuti in debito conto anche quando si dovranno affrontare questioni difficile e complesse come il testamento vitale o testamento biologico.
 
 
 
atteggiamento difensivo e non temere il confronto.