La celebrazione del mistero
nel Catechismo della Chiesa Cattolica

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Dopo aver presentato, per sommi e fugaci tratti, la teo­logia del mysterion-sacramento, è doveroso tornare al Cate­chismo della Chiesa Cattolica per sottolineare l'ubicazione che esso fa dei sacramenti della fede della Chiesa. Il Catechismo, prima di presentare a uno a uno i sette sacramenti (seconda sezione), li colloca nella dimensione liturgico-celebrativa. Ed è interessante notare la titolazio­ne del capitolo primo della seconda parte: il mistero pa­squale nel tempo della Chiesa.

Il primo intento del Catechismo è quello di chiarire i termini.

Che cosa significa Liturgia?

«Nella tradizione cristiana (il termine Liturgia) vuole si­gnificare che il popolo di Dio partecipa all'opera di Dio. At­traverso la Liturgia Cristo, nostro Redentore e Sommo Sa­cerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l'opera della nostra Redenzione» (CCC 1069).

La Liturgia è la continuazione del sacerdozio di Cristo nel mistero del culto della Chiesa, con la potenza dello Spi­rito Santo per la glorificazione di Dio e la santificazione de­gli uomini.

 

È nella Liturgia che Cristo continua a offrirsi al Padre, nello Spirito Santo «come vittima senza macchia» (Eb 9,14; 10,10). Unendosi a lui in sacrificio di benedizione e di lode e in gioioso rendimento di grazie, la comunità cristiana -attraverso la molteplicità dei segni - partecipa alla sua vi­ta, viene nutrita dallo spirito della comunione fraterna e ri­ceve la forza per continuare nel mondo l'opera della salvezza.

Il Papa Paolo VI, promulgando la Costituzione concilia­re Sacrosanctum concilium disse, tra l'altro: «Noi ravvisia­mo l'ossequio della scala di valori: Dio al primo posto; la pre­ghiera prima nostra obbligazione; la Liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale, primo dono che noi possiamo fare al popolo cristiano, primo invito al mondo perché sciolga in preghiera beata e verace la muta sua lingua e senta l'ineffabile potenza rìgeneratrìce del cantare con noi le lodi divine e le speranze umane, per Cristo Signore e nello Spirito Santo»[1].

 

In quanto azione di Cristo e della Chiesa, la Liturgia è il luogo dove si incontrano e reciprocamente si offrono il divino e l'umano.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica traccia - per così di­re - le coordinate dell'azione liturgica.

Essa è benedizione di Dio.

«Dall'inizio alla fine dei tempi, tutta l'opera di Dio è be­nedizione. Dal poema liturgico della prima creazione ai cantici della Gerusalemme celeste, gli autori ispirati annun-ziano il disegno della salvezza come immensa benedizione divina» (CCC 1080-1083).

 

La Liturgia è memoria e memoriale dell'opera di Cristo;

«...il mistero pasquale di Cristo non può rimanere sol­tanto nel passato... L'evento della croce e della Risurrezione rimane e attira tutto verso la vita (CCC 1085). Gesù, il Signore, «è sempre presente nella sua Chiesa, in modo speciale nelle celebrazioni liturgiche. È presente nel sacrificio della Messa... è presente quando la Chiesa prega e loda...» (CCC 1086-1088). La Liturgia è anticipazione della liturgia celeste.

Con un brano della Sacrosanctum concilium il Catechi­smo ricorda che celebrando «la Liturgia terrena noi parte­cipiamo, pregustandola, a quella celeste... verso la quale tendiamo come pellegrini» (CCC 1090).

Una attenzione tutta speciale il testo dedica all'azione dello Spirito Santo, che è definito il «pedagogo della fede del popolo di Dio, l'artefice di quei capolavori che sono i sa­cramenti della Nuova Alleanza» (CCC 1091). È interessante notare come il nuovo Catechismo pre­senti con abbondanza di riflessioni e argomentazioni l'ope­ra della terza persona della Trinità Santissima nella Litur­gia. Lo Spirito - afferma il Catechismo - prepara ad acco­gliere Cristo, ricorda il mistero di Cristo, attualizza il mi­stero di Cristo, realizza la piena comunione dell'assemblea al mistero di Cristo (cfr. CCC nn. 1091-1109).

 

Sviluppando i quattro aspetti enunciati, il Catechismo della Chiesa Cattolica ne descrive l'azione dello Spirito a partire dalla parola di Dio, e afferma: «Lo Spirito Santo è la memoria viva della Chiesa... (Egli) ricorda in primo luogo all'assemblea liturgica il senso dell'evento della salvezza dando vita alla parola di Dio che viene annunziata per esse­re accolta e vissuta» (CCC 1099-1100). E a partire dall'Anti­ca Alleanza il Catechismo presenta lo svolgersi del dialogo di Dio con l'uomo, sviluppato nei secoli dalla profezia anti­ca e culminato nel Cristo, parola di Dio che si annuncia e si offre. La Sacra Scrittura, infatti, è memoria della comunità cristiana, che aiuta a scoprire il progetto divino della libe­razione e della salvezza.

La Parola che risuona nella Liturgia, tuttavia, non va in­tesa solo come una narrazione di eventi passati: in essa Dio si rivela oggi, si rivolge all'uomo perché l'oggi dell'uomo ne sia illuminato e salvato (cfr. Eb 3,7 - 4,13).

Un altro riferimento è all'anamnesi, cioè, alla narrazio­ne degli interventi salvifici di Dio nella storia, alla memo­ria delle meraviglie di Dio compiute in favore degli uomini. Una particolare valenza è riservata all'epiclesi, che è l'intercessione con la quale il sacerdote supplica il Padre di inviare lo Spirito Santo, affinchè i doni del pane e del vi­no diventino il Corpo e il Sangue di Cristo. In ogni celebra­zione l'effusione del Paraclito attualizza il Mistero pasqua­le di Cristo. Infine il riferimento alla comunità. «Il fine della missio­ne dello Spirito Santo in ogni azione liturgica è quello di mettere in comunione con Cristo per formare il suo corpo... Il frutto dello Spirito nella Liturgia è inseparabilmente co­munione con la Santa Trinità e comunione fraterna» (CCC 1108). L1'epiclesi è anche preghiera per la piena realizzazio­ne della comunione dell'assemblea con il mistero di Cristo.

 

CELEBRARE LA LITURGIA DELLA CHIESA

 

Fedele all'assunto esplicitato nel titolo della seconda parte, la fede celebrata, il secondo capitolo della prima se­zione propone la riflessione in ordine a quattro domande:

- chi celebra?

- come celebrare?

- quando celebrare?

- dove celebrare?

Innanzitutto la Liturgia è azione di Cristo tutto intero; il Cristo crocifisso e risorto, l'unico Sommo Sacerdote del vero santuario, lo stesso che offre e viene offerto, che dona ed è donato (cfr. CCC 1137).

Celebrante, poi, della Liturgia sacramentale è tutta la comunità.

È la natura stessa della Liturgia che richiede che i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva parteci­pazione a cui sono chiamati in forza del Battesimo (cfr. SC 14). Presidente dell'assemblea è il vescovo o il presbitero, es­si operano in persona di Cristo. Il ministro ordinato - affer­ma il Catechismo - «è come l'icona di Cristo sacerdote» (1142).

 

Da queste premesse il Catechismo della Chiesa Cattoli­ca offre una straordinaria sintesi sui ministeri liturgici, quelli istituiti (lettorato e accolitato) e quelli particolari, a partire dalla affermazione dell'apostolo Paolo, secondo la quale «le membra (del corpo) non hanno tutte la stessa fun­zione (Rm 12,4), pur contribuendo tutte alla realizzazione dell'unico corpo. Continuando nel suo excursus il Catechismo passa in rassegna gli elementi costitutivi di una celebrazione: la Li­turgia della Parola, la funzione della musica e del canto, l'armonia dei segni e la ricchezza culturale che essi espri­mono e che è propria del Popolo di Dio che celebra. L'invi­to fermo e cordiale è tuttavia quello di una conformità alla dottrina cattolica, di fedeltà alla Sacra Scrittura e alle fonti liturgiche (cfr. CCC 1158). Sorprende piacevolmente, poi, che il testo dedichi non poca attenzione (cfr. CCC 1159-1162) alla iconografia cri­stiana, che «trascrìve attraverso l'immagine il messaggio evangelico che la Sacra Scrittura trasmette attraverso la Pa­rola (per cui) immagine e Parola si illuminano a vicenda» (CCC 1160).

 

In merito al quando celebrare?, il Catechismo propone una panoramica liturgica esaustiva e dettagliata. Tratta infatti del Tempo Liturgico, durante il quale la Chiesa ricorda tutto il mistero di Cristo, dall'Incarnazione alla Pentecoste, in attesa della sua venuta. Sensibilizza il lettore in ordine al Giorno del Signore, il signore dei giorni, dono prezioso che Dio fa al suo popolo, in cui più specifica­mente si fa memoria della Pasqua di Gesù. In questo gior­no, «la cena del Signore ne costituisce il centro, poiché in essa l'intera comunità dei fedeli incontra il Signore risorto che la invita al suo banchetto» (CCC 1343).

Tutto è incastonato nell'Anno Liturgico, che è «il dispie­garsi dei diversi aspetti dell'unico Mistero pasquale» (CCC 1171).

Il Catechismo non trascura di soffermare l'attenzione dei destinatari sulla Liturgia delle Ore (1174-1178), celebra­zione costituita «in modo da santificare tutto il corso del giorno per mezzo della lode di Dio» (SC 84).

«Essa costituisce la preghiera pubblica della Chiesa, nel­la quale i fedeli (chierici, religiosi e laici) esercitano il sacerdozio regale dei battezzati. Celebrata nella forma approvata dalla Chiesa, la Liturgia delle Ore è veramente la voce della Sposa stessa che parla allo Sposo, anzi è la preghiera di Cri­sto, con il suo Corpo, al Padre» (CCC 1174).

 

In ordine al dove celebrare? il Catechismo premette che «nella sua condizione terrena, la Chiesa ha bisogno di luo­ghi in cui la comunità possa radunarsi; (essi sono) le nostre chiese visibili, luoghi santi, immagini della Città santa, la celeste Gerusalemme, verso la quale siamo in cammino co­me pellegrini» (CCC 1198). Successivamente il testo indugia nella descrizione della casa della preghiera, in cui l'Eucarestia è celebrata e conser­vata, in cui i fedeli si riuniscono, in cui la presenza del Fi­glio di Dio nostro Salvatore... viene venerata a sostegno e consolazione dei fedeli» (CCC 1181). E piace qui notare co­me il Catechismo si addentri a evangelizzare, più che a de­scrivere, gli elementi e i simboli, i segni e i loro significati, di ciò che compone il tempio, cioè la casa che accoglie la Chiesa.

 

La prima sezione conclude, infine, con un raro tocco di squisito sapore universale, attirando l'attenzione sulle dif­ferenti tradizioni liturgiche nella cattolicità della Chiesa. Citando i riti, attualmente in uso nella Chiesa, quali il rito latino, il rito bizantino, e quelli alessandrino o copto, siria­co, armeno, maronita e caldeo, il Catechismo afferma che «le diverse tradizioni liturgiche, o riti, legittimamente rico­nosciuti, in quanto significano e comunicano lo stesso mi­stero di Cristo, manifestano la cattolicità della Chiesa. (Cer­tamente) il criterio che assicura l'unità nella pluriformità delle tradizioni liturgiche è la fedeltà alla tradizione aposto­lica, ossia: la comunione nella fede e nei sacramenti ricevu­ti dagli Apostoli, comunione che è significata e garantita dalla successione apostolica» (CCC 1208-1209).

 

La seconda sezione della seconda parte del Catechismo della Chiesa Cattolica propone la riflessione su ogni singo­lo sacramento.

Seguendo l'analogia proposta da Tommaso d'Aquino della somiglianzà tra le tappe della vita naturale e quelle della vita spirituale, il testo presenta «per primi i tre sacra­menti dell'iniziazione cristiana (capitolo primo), poi i sacramenti della guarigione (capitolo secondo), infine i sacra­menti che sono al servizio della comunione e della missione dei fedeli (capitolo terzo)» (CCC 1211).

Normalmente i sacramenti sono presentati secondo un ritmo che si ripete:

- il sacramento nell'Economia della Salvezza

- la celebrazione del sacramento

- il destinatario del sacramento

- la materia, la forma e il ministro del sacramento

- gli effetti o la grazia del sacramento.

 

La proposta catechistica - come ha scritto il Papa Gio­vanni Paolo II nella Costituzione Apostolica Fidei deposi-tum - è supportata da «cose nuove e cose antiche (cfr. Mt 13,52), poiché la fede è sempre la stessa e insieme è sorgente di luci sempre nuove» (FD 3).

 



[1] Discorso a chiusura della II Sessione del Concilio (4-12-1963).