L'apologo del dodicesimo cammello

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Un noto economista dell’Università di Bologna ha raccontato una storiella araba, saggia e molto istruttiva.
La racconto anche a voi.
Ha per titolo “L’apologo del dodicesimo cammello”.
Un cammelliere che possedeva 11 cammelli, alla sua morte lasciò in eredità ai suoi tre figli i suoi animali, indicando nel testamento che:
al primo figlio devolveva la metà dei cammelli,
al secondo un quarto dei cammelli,
e al terzo un sesto dei cammelli.
 
I fratelli, come capita nelle migliori famiglie, iniziarono a litigare, poiché la metà di 11 cammelli da 5 cammelli e mezzo. E siccome non è pratico tagliare un cammello a metà, il primo fratello chiese di avere in eredità 6 cammelli. I suoi due fratelli però obiettarono: dal momento che egli aveva già la fortuna di ottenere il maggior numero di cammelli, semmai avrebbe dovuto accontentarsi di soli 5 cammelli.
 
Per farla breve, la discussione si fece assai animata. Ma, proprio in quel momento, passò un tizio che si accorse della incomprensione e del litigio tra i tre fratelli. Si fermò e si fece spiegare la situazione.
Nessuno poteva immaginare che il tizio in questione fosse un grande economista e matematico in incognito, in vacanza sul suo cammello.
Dopo aver riflettuto un momento, propose ai tre fratelli di risolvere il problema secondo un suo schema.
 
Egli fece dono ai 3 fratelli del suo proprio cammello. In questo modo, l’asse ereditario diventò di 12 cammelli. Quindi, essendo 12 divisibile per 2, senza dover tagliare a metà alcun cammello, il primo fratello ricevette una quota di 6 cammelli (12:2=6). Ma 12 è anche divisibile per 4, così il secondo fratello ricevette una quota di 3 cammelli (12:4=3). Infine, essendo 12 anche divisibile per 6, il terzo fratello ricevette una quota di 2 cammelli (12:2=6).
 
Ma fu a questo punto che il gioco si fece curioso e interessante: a conti fatti, i fratelli si accorsero che 6+3+2=11, ossia l’esatto numero dei cammelli stabilito dal padre per ogni figlio!
I fratelli restituirono, così, al matematico il cammello restante (che alla fin fine era il suo!), e poté così riprendere la sua passeggiata “a cammello” nel deserto.

 
L’apologo del dodicesimo cammello racconta che chi pratica il dono non impoverisce mai.
Il cammelliere ha fatto un dono gratuito, e non ci ha perso, anzi, ci ha guadagnato! Ha riavuto il suo cammello e ha ottenuto la riconoscenza dei tre fratelli. I quali, avendo visto che con quel gesto si sono risparmiati la vita, gli avranno senza dubbio manifestato la loro gratitudine. 

Il secondo insegnamento dice che non basta la giustizia: occorre promuovere una giustizia nella carità, ossia una giustizia che voglia bene. Infatti se la giustizia non è indirizzata al bene diventa pericoloso "giustizialismo".

Il terzo insegnamento annuncia
 che un diverso modello di sviluppo è possibile;  che una economia “a servizio dei bisogni” potrebbe essere la strada maestra per il recupero di una crescita sostenibile.
 
È l’economia del dono.
E' la capacità di "farsi prossimo".
E' la solidarietà praticata!

Il regalo del dodicesimo cammello ha sbloccato la giustizia inceppata dall’avidità e - come detto -  il saggio cammelliere ha riavuto il suo cammello con, in più, la gratitudine dei fratelli che aiutò a risolvere la disputa.

L’insegnamento è paradigmatico di come la leva etica aiuti a ricomporre ciò che sembra non componibile.

In questa storia curiosa è riassunta la grande affermazione dell'enciclica Caritas in veritate: il dono è un bene economico.
 
L’avidità conduce alla cecità e al blocco dei beni, la gratuità è il motore della giustizia economica e sociale.
Come ha scritto Benedetto XVI in Caritas in veritate: “La carità completa la giustizia nella logica del dono”.
 

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