Il secondo comandamento del Decalogo
«Non nominare il nome di Dio invano»

<< Torna indietro

 Questo comandamento «prescrive di rispettare il nome del Signore» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2142) e comanda di onorare il nome di Dio. Non lo si deve pronunciare «se non per benedirlo, lodarlo e glorificarlo» (ibid. 2143).

Questo Comandamento va inteso come la proibizione pronunciare il nome di Dio in modo «vano» (ovvero falso, vuoto, inutile).
Va inteso come la proibizione di invocare Dio per coprire la propria mal­vagità.
Si pensi a quante guerre sono state fatte e tuttora vengono fatte "in nome di Dio"!  Il secondo comandamento proibisce, quindi, di
bestemmiare, di usare parole irrispettose verso Dio o verso i Santi, di giurare il falso, soprattutto quando si cita il nome di Dio o, in senso positivo, come il dovere di mantenere i voti, le promesse, soprattutto se fatti in nome di Dio.
 
Si nomina invano il nome di Dio quando si bestemmia, quando si impreca contro il cielo, quando si usano parole irriverenti e scandalose contro Dio, la Madonna, i santi e gli angeli, oppure semplicemente quando si parla del Signore con leggerezza, ironia, mancanza di rispetto.
 
Nel Padrenostro preghiamo: “Sia santificato il tuo nome”. Il termine “santificare” qui va inteso nel senso di «riconoscere il nome di Dio come santo, trattare il suo nome in una maniera santa» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2807).
È ciò che facciamo quando adoriamo, lodiamo, benediciamo e ringraziamo Dio.
Ma anche la frase “sia santificato il tuo nome” è una delle petizioni del Padrenostro: nel pronunciarla chiediamo che il suo nome sia santificato attraverso noi, ossia, che gli diamo gloria con la nostra vita e che anche gli altri lo glorifichino.
 
Il Nome del Signore è Santo, come è Santa la sua Persona.
Il Nome del Signore è venerabile, benedetto, perciò dev'essere pronunciato con fede e amore, con rispetto, con devozione e riconoscenza.
Allora quel Nome diventerà una forza e una difesa, poiché chi mette Dio a sigillo delle proprie azioni non può commettere azioni contro Dio, ma testimonia il suo amore con la vita e la parola.
Il nome di Dio va pronunciato con la parola e con il cuore, con il pensiero e con gli atti, con tutto noi stessi; senza ipocrisia e interessi personali.
Pronunciare bene il nome di Dio è nominarlo con venerazione e con il timore di offenderlo.
 
Il rispetto del nome di Dio richiede anche il rispetto del nome della Santissima Vergine Maria, dei Santi e delle realtà sante nelle quali Dio è in qualche un modo presente, prima tra queste la Santissima Eucaristia.
 
Il secondo comandamento proibisce ogni uso sconveniente del nome di Dio e in particolare la bestemmia, che consiste nel proferire contro Dio - interiormente ed esteriormente – parole di odio, di rimprovero, di sfida. La bestemmia è per sua natura un peccato grave. È grave peccato imprecare a Dio, qualificare Dio con parole avvilenti, infamanti. La bestemmia è un peccato tristissimo perché nulla vi è di più triste che insultare il Creatore, il Padre, l'Onnipotente.
 
Il secondo comandamento proibisce anche il falso giuramento. La proibizione di Gesù contro il giuramento ha lo stesso scopo della norma contro il falso giuramento, andando alla radice. Se agli "antichi" fu detto "Non giurare il falso", all'uomo nuovo basta essere uomo vero; e dall'uomo vero nascono solo parole vere, parole che non hanno bisogno di essere ratificate da giuramenti.
"Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato" (Atti degli Apostoli 2,21).
 

© Riproduzione Riservata