Il quinto comandamento del Decalogo
«Non uccidere»

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Il quinto comandamento prescrive di non uccidere. Il verbo ebraico vieta l'uccisione arbitraria e violenta di un innocente, chiunque egli sia, schiavo o libero. La vita umana viene dunque protetta da ogni violenza arbitraria. 
Proibisce anche di ferire o arrecare un qualsiasi danno fisico ingiusto a se e al prossimo, sia direttamente che per mezzo di altri. Proibisce anche di offendere con parole ingiuriose e di volere il male degli altri. In questo comandamento è inclusa anche la proibizione di togliersi la vita.
 
«La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l’azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine […]. Nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2258).
 
La vita è il dono più prezioso che il Signore ha dato all'uomo. Gli è stata affidata come un capitale da investire. La vita ha un valore immenso che solo l'uomo terreno possiede. Solo Dio ha il potere sulla vita e sulla morte.
Il quinto comandamento proibisce come gravemente peccaminoso l’omicidio diretto e volontario.
La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento
 
Il quinto comandamento rispetta e tutela la vita umana per questo proibisce l’aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente. Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa. Il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo umano innocente è un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione e come tale deve essere riconosciuto e rispettato sia da parte della società che da parte dell’autorità politica.
 
Il quinto comandamento rispetta e tutela la vita umana per questo proibisce l’eutanasia. Per eutanasia si deve intendere un’azione o un’omissione che di natura sua e nelle intenzioni procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore «L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’ accanimento terapeutico . Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2278).
 
Il quinto comandamento rispetta e tutela la vita umana per questo proibisce il suicidio. Il suicidio contraddice la naturale inclinazione dell’essere umano a conservare e a perpetuare la propria vita. Esso è gravemente contrario al giusto amore di sé. Preferire la propria morte per salvare la vita di un altro non è suicidio, ma piuttosto può costituire un atto di estrema carità.
 
Il quinto comandamento rispetta e tutela la vita umana per questo proibisce lo scandalo ossia il comportamento che induce altri a compiere il male. Si può causare scandalo mediante commenti ingiusti, promozione di spettacoli, libri e riviste immorali, o seguendo mode contrarie al pudore, ecc.
 
Il quinto comandamento rispetta e tutela la vita umana per questo proibisce anche le forme mascherate di uccisione quali la calunnia grave o la critica pungente che distrugge moralmente il prossimo o lo rende insicuro di sé.
 
Il quinto comandamento promuove il rispetto per la salute del corpo fisica e psichica che è mezzo per servire Dio e gli uomini. Si rispetta la salute del corpo evitando ogni sorta di eccessi, l’abuso dei cibi, dell’alcool, del tabacco e dei medicinali. Coloro che, in stato di ubriachezza o per uno smodato gusto della velocità, mettono in pericolo l’incolumità altrui e la propria sulle strade, in mare, o in volo, si rendono gravemente colpevoli.
 
Il trapianto di organi è legittimo e può essere un atto di carità se la donazione è pienamente libera e gratuita.
 
Il quinto comandamento tutela il rispetto per i morti devono essere trattati con carità nella fede e nella speranza della risurrezione. La sepoltura dei morti è un’opera di misericordia corporale. «La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia non proibisce la cremazione, purché non sia scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana.
 
Se agli "antichi" veniva detto "non uccidere", a chi è nuovo dentro perché pieno dello spirito di Cristo viene detto di amare la vita e nella sua integrità di spirito e nella sua dignità. Credere nella vita è ben di più che evitare di uccidere.