Il dono del sacerdozio

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Gli scritti del Nuovo Testamento presentano la relazione del sacerdote con Cristo e con la Chiesa con parole gravi e solenni: “Ogni sommo sacerdote, preso tra gli uomini, è costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati; così può avere compassione verso gli ignoranti e gli erranti, perché anch'egli è soggetto a debolezza; ed è a motivo di questa che egli è obbligato a offrire dei sacrifici per i peccati, tanto per se stesso quanto per il popolo. Nessuno si prende da sé quell'onore; ma lo prende quando sia chiamato da Dio ...” (Eb 5, 1-4).
 
Al sacerdote si chiede di essere esperto in umanità, solidale con le gioie e le sofferenze di tutti, attento e rispettoso della vocazione di ciascuno, testimone al tempo stesso del dono ricevuto dall’alto, segno vivo di Cristo pastore che offre la sua vita pei suoi e li riconcilia con Dio.
 
Uomo di frontiera, impegnato nella intercessione continua che in nome di Cristo svolge tra gli uomini, il sacerdote  è chiamato a vivere la sua esistenza per gli altri. Certamente non con ostentata sicurezza facile, ma come rischio, audacia e scoperta che cambia la logica del mondo del profitto, per anteporle la meraviglia del dono.
C’è più gioia nel dare che nel ricevere!
 
La forza del sacerdote sta proprio nella sua debolezza, in quanto ciò che lo rende credibile è il suo servizio per l’unità, la sua esistenza per gli altri senza dover accontentare i gusti di nessuno.
 
“Un sacerdote deve essere al tempo stesso piccolo e grande; nobile di spirito come di sangue reale; semplice e spontaneo come le radici dei campi; eroe nel dominio di sé; uomo che ha combattuto con Dio, fonte di santificazione; peccatore cui Dio ha perdonato; sovrano dei suoi desideri; servo di timidi e dei deboli che non arretra di fronte ai potenti e si china, al contrario, davanti ai poveri; discepolo del suo Signore; capo del suo gregge; mendicante con mani assolutamente aperte; portatore di innumerevoli doni; homo di battaglia; madre per confortare e consolare gli infermi; con la saggezza dell’età e la freschezza e l’abbandono del fanciullo; in tensione verso le vette con i piedi ben piantati sulla terra; fatto per la gioia; sperimentato nelle sofferenze; distaccato da ogni tipo di invidia; previdente; che parla con frequenza; amico della pace ...” (Da un manoscritto medioevale trovato a Salisburgo).
 
In una società che è contrassegnata dalle forme più disparate di solitudine, nella quale domina l’incomunicabilità e la paura degli altri, il sacerdote è una esistenza offerta per l’unità mediante un impegno di amore esigente e totale, la possibilità di una rinascita continua, l’essere “segno di contraddizione” e fonte della gioia per tutti.

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