Il battesimo: fede e fedeltà

<< Torna indietro

 

Prima di raccontare la missione profetica di Gesù gli evangelisti narrano un'esperienza che avrebbe trasformato radicalmente la sua vita. Dopo essere stato battezzato da Giovanni, Gesù si sentì il Figlio amato da Dio, completamente abitato dal suo Spirito. Incoraggiato dal Paraclito, Gesù cominciò ad annunciare a tutti con la sua vita e il suo messaggio la buona novella di un Dio amico e salvatore dell’uomo.
Infatti, dopo il battesimo del Giordano, Gesù non tornò al lavoro di Nazareth; né aderì al movimento del Battista. La sua vita fu focalizzata su un unico obiettivo: annunciare a tutti la Buona Novella di un Dio che vuole salvare l'uomo.

Anche se il racconto evangelico parla dell'immersione di Gesù nel Giordano, il fattore decisivo non furono le parole che udì dalle labbra del Battista, né il rito di purificazione del battesimo giovanneo, ma la ricezione dello Spirito che il Padre mandò sul suo Figlio amato. Gesù infatti si sentì inondato dallo Spirito del Padre. Si riconobbe come Figlio di Dio. La sua vita d'ora in avanti sarebbe stata essenzialmente un annuncio vivente dell'amore insondabile di Dio Padre.

Secondo la mentalità biblica è questo Spirito che ha dato vita a Gesù mediante il soffio vitale di Dio. Secondo il vangelo di Matteo Gesù battezzerà non con acqua come il Battista ma «in Spirito Santo e fuoco» (3, 11).  Il fuoco nella tradizione biblica è uno dei grandi simboli della presenza del Dio vivente. Il fuoco rappresenta per gli ebrei la "santità incandescente" di Dio, attraente e terribile allo stesso tempo. Dio è un fuoco che attira, riscalda, illumina e rigenera, ed è anche il fuoco che brucia, divora, trasforma e purifica. E così Gesù pieno dell’amore e della forza creatrice di Dio fu inviato a liberare, a trasformare e migliorare la vita. Per questo, i primi seguaci di Gesù lo hanno ricordato come un profeta, "unto da Dio con lo Spirito Santo ... che ha trascorso la sua vita a fare del bene". Questo è lo Spirito che deve sostenere coloro che si pongono alla sequela Christi.
 
Questa esperienza di Gesù racchiude un significato profondo anche per noi. La fede è un itinerario personale che ciascuno deve percorrere. È molto importante, senza dubbio, quello che abbiamo appreso da bambini dai nostri genitori e dai nostri catechisti/educatori. Tuttavia non dobbiamo dimenticare mai che la fede è sempre un'esperienza personale; un incontro personale, confidente e fiducioso con la persona di Gesù.
 
Pertanto, la fede non consiste nell'accettare, senza ulteriori precisazioni, un certo insieme di formule. Essere un credente non dipende principalmente dal contenuto dottrinale che viene raccolto in un catechismo. Tutto questo è molto importante, senza dubbio, per impostare la propria visione cristiana dell'esistenza. Ma prima di questo e per dare un senso a tutto, è questo dinamismo interiore che ci porta ad amare, confidare a sperare sempre nel Dio rivelato da Gesù Cristo.

La fede non è un capitale che abbiamo ricevuto nel battesimo e del quale possiamo disporre tranquillamente. Non è qualcosa di acquisito in proprietà per sempre. Essere credente è vivere permanentemente all'ascolto del Dio di Gesù Cristo imparando a vivere ogni giorno in maniera più piena e libera.
 
Questa fede non è fatta solo di certezze. Nel corso della vita il credente deve anche accettare di vivere talvolta nell’oscurità. Ha detto il teologo Romano Guardini: "Fede è avere sufficiente luce per sopportare l'oscurità". La fede è fatta, soprattutto, di fedeltà, di fiducia, di affidamento. Il vero credente sa credere anche nell’oscurità ciò che ha contemplato nei momenti di luce.
 
Ciò che è decisivo è la fedeltà a Dio manifestata nel suo Figlio Gesù Cristo.
Per questo dobbiamo curare di più il nostro modo di relazionarci con Dio evitando forme superficiali e vuote, vissute solo in maniera esteriore e che possono essere modi per fuggire dal Mistero. Un esempio molto concreto è quello di promuovere una piena, cosciente e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche. Secondo il Concilio Ecumenico Vaticano II “la sacra liturgia è da ritenersi la prima e necessaria sorgente di vero spirito cristiano” (OT 16). Rivitalizzare la celebrazione è ravvivare la fede.