I personaggi del Natale

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Gesù, il figlio di Dio, il nato da donna. E’ il Bimbo appena nato avvolto in panni e posto in una mangiatoia. E’ il Bambino annunciato dagli angeli, adorato dai pastori, adorato e ossequiato dai Magi, odiato e perseguitato da Erode, preso tra le braccia dal santo vecchio Simeone. E’ il Figlio di Dio fatto carne. E’ il Figlio di Maria, accolto e portato nel suo purissimo grembo; lei la sempre Vergine che ha avuto accanto il giusto Giuseppe. Gesù, il nato di Betlemme è la gloria di Dio nella più grande precarietà umana. Lo aspettavano potente, e una mangiatoia fu la sua culla; lo attendevano re dei re, e servire fu il suo regnare.

 

Maria di Nazaret; la Madre di Gesù. E’ la Madre di Dio. E’ la Madre del Cristo totale. Lei è la Donna credente che portò Gesù nel suo grembo verginale, lo diede alla luce e lo avvolse in panni. Lei è la figura della comunità dei credenti, dando testimonianza di Cristo nella storia e generando nel suo grembo tutti gli uomini e donne della nuova creazione. Il "sí" di Maria fiorì in Betlemme nella Parola; il suo fiat della annunciazione fu il frutto benedetto della natività, mentre Lei, madre modello del popolo credente, cammina pellegrinando nella fede e conservando tutte queste le cose, meditandole nel suo cuore.

 

Giuseppe di Nazaret, lo sposo di Maria, il padre creduto di Gesù. Sempre fedele, silenzioso e obbediente. Sempre aperto alla provvidenza di Dio e degli uomini. Sempre discreto e quasi in secondo piano. Sempre tuttavia necessario e imprescindibile. E’ colui che va con la sua sposa Maria, che era incinta, fino a Betlemme; è lui che ha cura del Bimbo appena nato; lui che riceve i pastori e i Magi d’Oriente. E’ Giuseppe che si pone in cammino quando Erode cercava il Bambino per ucciderlo. Natale è anche tempo straordinario per ascoltare, nel silenzio e nell’ammirazione, il sì di Giuseppe.

 

Gli Angeli. Furono i messaggeri e gli annunciatori della buona novella, della presenza di Dio tra noi. Furono « i giornalisti » della natività. Furono la voce della Parola e la voce di coloro che non hanno voce: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama». Gli angeli definirono , così, che il Natale è la gloria di Dio manifestata, rivelata, incarnata e che la pace è il suo dono e il suo volto. 

 

I pastori. Passavano la notte all’aria aperta nella regione di Betlemme, la più piccola delle terre di Giuda, dalla quale tuttavia è sorto il re David. Vegliavano a turno sul gregge.  Quando un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento. Reagirono, tuttavia, alle parole dell’angelo e, credendo, si posero subito in cammino dicendo tra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. I pastori ci parlano del paradosso del Natale, della sua forza trasformatrice, del suo carico di mistero e realtà, della sua inequivocabile dimensione annunciatrice e missionaria. Essi furono i primi missionari, i primi testimoni, i primi adoratori e oranti, i primi credenti. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.

 

Il Re Erode. Fu allertato dai Magi d’Oriente della nascita del Re dei re. Con astuzia e con falsità li ingannò nel sentire minacciato il suo trono. “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».Quando i suoi piani non diedero frutto, fece esplodere la sua ira contro i più innocenti. La nascita è offerta e dono, mai imposizione.

 

I Magi d’Oriente. Sappiamo poco di loro. Che erano d’Oriente e guardavano e osservavano i segni di Dio. Videro sorgere una stella che brillava con speciale fulgore. E seguirono la sua scia. Era la stella che annunciava la nascita del Re dei Giudei. Lo dissero a Erode e questi chiese di essere informato accuratamente. Continuarono il loro cammino finché la stella si pose sul luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella essi provarono una gioia grande. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. Il "personaggio" natalizio dei magi è carico di simbolismo sul senso della Natività: l’attenta osservazione ed ascolto dei segni di Dio e degli uomini, la ricerca della verità e del saper mettersi in cammino, la perseveranza fino a giungere alla meta, i sentimenti e le attitudini di gioia, di adorazione e di offerta a Dio. Con i Magi e in essi si completa la grande Manifestazione che è luce per tutti gli uomini; i pastori nella santa notte di Natale, i Magi d’Oriente nella Epifania; i lontani e i vicini, i poveri e gli ignoranti, i potenti e i saggi. Per tutti nasce Dio.

 

I Santi Innocenti. "Un grido è stato udito in Rama, pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più”. Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. Furono i primi martiri di Gesù Cristo. Quel debole e prezioso sangue innocente sparso, fu il seme della salvezza.

 

Simeone e Anna. La liturgia della Chiesa ci presenta questi due personaggi nel tempo ordinario, ma appena quaranta giorni dopo la nascita di Gesù. Essi, tuttavia, sono personaggi della natività, presenti nel vangelo dell’infanzia del Salvatore. Simeone era uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola;   perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione  perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima». Anna era una profetessa. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

 

Giovanni Battista. Non risulta nulla di lui in riferimento al mistero del Natale di Gesù. Tuttavia tutta la sua vita, tutta la sua missione fu quella di annunciare questa Buona Notizia. Egli doveva preparare un popolo ben disposto per accogliere colui che sarebbe dovuto venire nel Natale. E il tempo natalizio si conclude precisamente con lui. Sulle rive del Giordano si udrà la voce e la presenza di Dio, si aprirà il cielo e inizierà il cammino di salvezza di Dio tra gli uomini.

 


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