I nostri adolescenti

<< Torna indietro


 

Che cosa sta succedendo ai nostri ragazzi?
 
Assai spesso gli adolescenti di oggi appaiono arroganti, intolleranti, incuranti degli altri e dei loro problemi, ripiegati su se stessi, incapaci di accettare le parziali sconfitte, desiderosi di sempre nuove sensazioni, avidi di molte cose e legati all'etica del consumo, perennemente inappagati, incapaci di accettare e rispettare le regole, troppo sensibili ai propri diritti e pochissimo attenti a riconoscere i diritti.
 
In realtà la condizione adolescenziale di oggi è "la finestra spalancata" su una realtà sociale spesso camuffata. Le agenzie educative (famiglia, scuola educatori in genere) sembrano impreparate e impotenti.
E gli adolescenti sembrano sempre più incapaci di affrontare la realtà.
 
Cos’è l’adolescenza?
 
L’adolescenza come fonema dice “crescere”. L’adolescenza è una tappa fondamentale nella vita di un essere umano, tappa in cui si definisce la personalità e si vivono quelle esperienze emotive e fisiche che lasciano il passo alla maturità. L’adolescenza, infatti, è la fase della vita durante la quale l’individuo conquista le necessarie competenze relative al futuro stato di adulto.
 
Questo periodo di transizione dallo stato infantile a quello di giovane e di giovane/adulto comporta una costante evoluzione e trasformazioni che spesso vengono scambiate per volubilità, instabilità, squilibrio.
Questo percorso è assai faticoso e può diventare ancora più difficile in alcune situazioni particolari che richiedono di affrontare ulteriori sfide o disagi. Nell’adolescenza avvengono dei grandi cambiamenti fisici e psichici, che portano ad una frattura, a un periodo di riorganizzazione del proprio essere.
 
Se questa è una sommaria definizione descrittiva della adolescenza va subito dichiarato che non esiste “l’adolescenza”, ma “le adolescenze”. Sì, perché ogni adolescente è “una adolescenza” a sé.
E anche se in questa breve riflessione doverosamente dovremo parale “della adolescenza”, dovremo sempre avere prae oculis che l’educatore dovrà sempre riferirsi al singolo adolescente.
 
In ogni adolescente questo momento della vita gli interrogativi e i dubbi su di sè, le trasformazioni del proprio corpo, i conflitti con i genitori rappresentano momenti di passaggio che possono rivelarsi rapidi, difficili, complessi, oscuri.
Molto spesso gli adolescenti sono spettatori inconsapevoli delle mutazioni che li riguardano e sono perciò impegnati nella difficile ricerca di senso di quello che sta loro accadendo.
Dietro ai sintomi (fisiologici, sessuali, sentimentali, affettivi) che li riguardano c’è sempre una grande necessità di conoscere e di capire.
E se da una parte monta questa grande voglia di capire e conoscere, dall’altra c’è la chiusura ermetica verso i genitori e gli educatori in genere e l’apertura a coetanei che sono “incasinati” quanto loro.
 
La fragilità somatica e psicologica di questi soggetti è evidente e spiegabile se si tiene conto del lavoro di consolidamento delle strutture fisiche e psichiche che in essi si vanno compiendo. Vi è inoltre un egocentrismo tipico dell’adolescente dato dalla tendenza a rinchiudersi in questo mondo “fantastico”, che lo può portare a grandi mete, ma anche ad aspre delusioni. In adolescenza, ci si mette alla prova, è un grande collaudo durante il quale i difetti di costruzione accumulati durante l’infanzia, possono venire allo scoperto e diventare elementi di fragilità o persino malattie.
 
Condizioni di disagio degli adolescenti
 
Un numero crescente di condizioni di disagio degli adolescenti si va manifestando nel nostro tempo, con l’apparire di forme inconsuete e nuove, o che in altre epoche erano rese latenti da fattori socio-culturali e differenti dinamiche relazionali.
 
   difficoltà dell’accettazione del proprio corpo in mutazione. L’immagine corporea presenta i cambiamenti della pubertà e necessita perciò di essere assimilata come nuova identità.
    difficoltà ad acquisire e affermare la propria personalità e una identità personale unica e definita, che permetta all’adolescente di percepirsi con una precisa definizione di sé stesso in termini di personalità, valori, credenze, preferenze compresa l’acquisizione di autonomia rispetto alle figure genitoriali.
    conflittualità con i genitori. L’adolescente pensa: non riescono a capirmi, mi trattano come se fossi un bambino, invadono i miei spazi, non li sopporto più;
    disfunzioni nell’alimentazione. L’adolescente pensa: come eccesso o rifiuto del cibo e spesso ripercussioni sul peso corporeo: non ho fame, il cibo mi ripugna, ho sempre fame, ci sono momenti in cui non riesco a smettere di mangiare, vomito quello che ho mangiato. Nell’anoressia il sintomo fondamentale è il rifiuto del cibo. Tutto può iniziare con una dieta, altre volte avviene in relazione a qualche problema familiare. La bulimia colpisce in maggioranza le ragazze ed è caratterizzato da grandi abbuffate con la successiva messa in atto di strategie compensatorie per prevenire il conseguente aumento di peso. Spesso alla base di tali comportamenti ci sono difficoltà psicologiche inattese problematiche affettive ed esistenziali irrisolte, fallimenti scolastici, delusioni amorose, separazione da persone care, sconfitte emotive che creano solitudine e sofferenza, fino alla ricerca esagerata di attenzione, con comportamenti spesso antitetici rispetto a ciò che si vuole vorrebbe.
     difficoltà a riconoscere con chiarezza i propri obiettivi di vita. L’adolescente pensa: non so in che direzione andare, non so cosa voglio.
   problemi scolastici. L’adolescente pensa: non mi importa niente della scuola, non riesco a dimostrare che sono capace, non sono intelligente.
     sofferenze sentimentali. L’adolescente pensa: mi ha lasciato, nessuna/o mi vuole, chi potrebbe amarmi così come sono.
      isolamento rispetto al gruppo dei coetanei. L’adolescente pensa: non ho voglia di vedere nessuno, non me la sento di uscire di casa. Al contrario: il confronto e l’amicizia con i pari è fondamentale per sentirsi accolto. Il riconoscimento dentro il gruppo genera un duraturo senso di sicurezza e diventa tappa intermedia tra la famiglia e la società. Gli adolescenti accettano il futuro attraverso la condivisione.
    disagio nelle relazioni con i coetanei. L’adolescente pensa: non riesco a parlare con gli altri, mi arrabbio con tutti, gli altri non mi considerano, nessuno mi ascolta, non riesco a farmi degli amici, non sto più bene con i miei amici;
   disagio rispetto al proprio corpo. L’adolescente pensa: non mi piaccio, mi sento grasso, sono troppo alto, sono cambiato e non mi piace come sono adesso.
   consolidamento della propria identità sessuale. Molte sono le domande che si pone l’adolescente: non so se mi piacciono le ragazze o i ragazzi, faccio pensieri su quelli del mio stesso sesso, ho il timore di essere gay.
       angosce e paure. L’adolescente pensa: ho paura di stare da solo, in certe situazioni mi blocco, ho paura di quello che gli altri pensano di me, ho paura di non piacere e di come mi giudicano.
      ossessioni. L’adolescente pensa: ho dei pensieri che mi disturbano e che non riesco a controllare, mi lavo le mani in continuazione, accendo e spengo la luce senza motivo, ecc..
      autolesionismo manifestato attraverso pensieri o veri e propri comportamenti. L’adolescente pensa: ho pensato di suicidarmi, penso di farmi del male, ho provato ad uccidermi, mi taglio, non mangio, vomito apposta, faccio cose pericolose, mi faccio, bevo.
    consumazione di sostanze legali e illegali con l’obiettivo di alterare la coscienza. Speso l’adolescente sosta nei bar consumando alcoolici e superalcolici come fosse una conquista. Fuma per stare insieme o per rilassarsi in solitudine; utilizza pasticche o sniffa per andare a divertirsi. Tutto ciò per sentirsi più grande, forte e disinvolto. Non è la regola questa, ma molti lo fanno.
    dipendenza dalla Rete. L’adolescente è spesso connesso a Internet o in contatto via sms con il cellulare o mail. Il fascino delle nuove tecnologie è davvero irresistibile. Un’opportunità notevole, che però può isolare dalla vita vera, e creare dipendenza. Per i giovani, stare “always on”, cioè sempre in connessione, è utile perché soddisfa due bisogni fondamentali della loro età: quello di definire la propria identità tramite la relazione con gli altri, attraverso sms, mail, uso di chat, e quello di esprimere, raccontarsi, attraverso l’uso dei social network, come Facebook, o Twitter.
  dipendenza da gambling, cioè la dipendenza dal gioco. I nuovi giochi d’azzardo sono accessibili a tutti: dalle slot machine, al bingo, ai videopoker e altri giochi on line. Propongono partite veloci, ripetitive, che fanno perdere il controllo del tempo e del denaro impiegato ma portano per un momento al dì fuori della realtà. Il gioco elettronico può addirittura diventare ripetitivo e La presenza massiccia di questi giochi sul territorio ne favorisce l’accesso soprattutto da parte di quei ragazzi che cercano di passare il tempo in modo poco impegnativo dal punto di vista relazionale, mossi anche dall’illusione di guadagnare facilmente del denaro.
    Un altro dei fenomeni che spesso l’adolescente deve oggi affrontare è il bullismo, e il cyber-bullismo (legato alle nuove tecnologie) definito come un’oppressione, psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da una persona o da un gruppo di persone più potente nei confronti di un’altra persona percepita come più debole. Tali azioni possono essere perpetrate sia a livello verbale, attraverso minacce, rimproveri, ingiurie, sia ricorrendo al contatto fisico, ad esempio, picchiando, spingendo, prendendo a calci. Infine, le azioni offensive possono venir commesse anche non verbalmente o senza contatto fisico, ma attraverso smorfie, gesti sconci, l’esclusione intenzionale di un individuo dal gruppo…
 
Oltre questi condizionamenti non si può tacere la fragilità e l’instabilità della famiglia (quanti adolescenti figli di separati!), la riduzione degli spazi per relazioni interpersonali, la crisi delle ideologie politiche e delle fedi religiose con un impoverimento della percezione del futuro e delle risposte ai quesiti di senso.
 
Come è possibile aiutare un figlio adolescente?
 
I genitori sono gli attoniti spettatori di questo processo che si svolge sotto i loro occhi. Il sentimento prevalente è spesso quello di soffrire per il fatto di sentirsi impotenti nell’aiutare il figlio/a a superare le sue difficoltà o nell’alleviare perlomeno le sue sofferenze. Tutto questo può unirsi alla impotenza per la sensazione che sia proprio lo stesso figlio a considerare indesiderata, la partecipazione dei genitori a questo suo percorso.

Per i genitori la difficoltà maggiore consiste certamente nel cercare di camminare dietro l’adolescente con le braccia protese per non farlo cadere, senza far capire di essere pronti all’aiuto e consentirgli una giusta autonomia.
Questo atteggiamento/attitudine richiede una fatica ciclopica e un a pazienza sconfinata ai genitori. Infatti più i genitori esprimeranno serenità e fermezza, comprensione e lucidità e più potranno riuscire meglio nel compito di sostenere il figlio adolescente.
I genitori debbono controllare la loro sensazione di incapacità e di delusione che forse li potrebbe pervadere di fronte a situazioni davvero complesse. Nel caso in cui la situazione dovesse giustificare un livello di preoccupazione elevato, si può ricorre a un aiuto anche professionale facendo ricorso anche a uno psicoterapeuta della famiglia.
 
Occorrerà essere capaci di colmare il senso di vuoto generato dal vuoto di senso, ogni forma di malessere e di stato a-motivazionale alimentando un bisogno di riferimenti valoriali e di fondamenti per la progettualità della persona senso di etica e di formazione socio-morale.
 
Occorrerà tenere presente che lo stesso tentativo di suicidio è il gesto è finalizzato a chiedere aiuto in una situazione di difficoltà, a richiamare l'attenzione degli adulti su un problema, a domandare delle modifiche relazionali. I destinatari sono spesso i genitori. Il gesto ha un forte significato relazionale, ma nel contempo carico di aggressività e colpevolizzazione.
 
Occorrerà favorire una autentica capacità a comunicare soprattutto nel campo emozionale al fine di far fiorire il deserto emozionale e alimentare la percezione e la consapevolezza degli stati emotivi propri anche per decodificare il modo di sentire degli altri.
 
Occorrerà essere vigili e informati ai primi segnali di disagio che l’adolescente manderà quasi sempre in modo nascosto e camuffato. L’apatia e la svogliatezza spesso manifestano uno stato depressivo che invoca non critica e aggressione, ma comprensione e tenerezza.
 
Occorrerà cogliere i primi segnali di dolore, per non aggravarlo; cogliere rapidamente i segnali di allarme: apatia, svogliatezza, nervosismo, insicurezza e chiusura, o anche eccessivo impegno privo di svago, sforzo solitario, totale compiacenza.
 
Con gli adolescenti giovani occorrerà sempre andare oltre le apparenze e oltre i comportamenti, per chiedersi se quel adolescente è felice e sta soddisfacendo i suoi bisogni veri. Se l’adolescente non troverà soprattutto all’interno della famiglia gli appoggi per sostenersi in questo periodo di depersonalizzazione e di vuoto interiore in cui si mescola la potenza della pulsione sessuale e il niente che riesca a organizzarla, l’adolescente cercherà degli appoggi nel sociale.
Di fronte al malessere si deve cercare insieme una strada per il superamento della tristezza. Meglio attraversare il fiume insieme che lasciare l’adolescente: si perderebbero adolescente ed educatori.
 
Il vero educatore sa aspettare nella pazienza, forte dell’amore reciproco anche se inespresso, e convinto delle doti dell’adolescente anche se momentaneamente sopite.

 

© Riproduzione riservata