Gaudete et exultate
Capitolo 5
Combattimento, vigilanza, discernimento

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Nell’ultimo capitolo della sua Esortazione Apostolica Gaudete ed Exultate, il Santo Padre Francesco introduce realisticamente tre fonemi severi che suppongono un dato di fatto: il cammino verso la santità è una battaglia costante. Per raggiungere questo traguardo, il traguardo della santità, occorre combattere, vigilare, discernere. L’opera del discernimento, la maturità umana e spirituale che richiede, il suo nesso con la sapienza psicologica, ma soprattutto con la preghiera e il tempo paziente di Dio (GeE 166-177) è spesso evocata nel magistero d el Santo Padre Francesco.
Sostiene il Papa: “La vita cristiana è un combattimento permanente” (GeE 158). E spiega. Il combattimento prefigurato non è “contro il mondo e la mentalità mondana che ci inganna, ci intontisce e ci rende mediocri, senza impegno e senza gioia” (GeE 159), ma è “una lotta costante contro il diavolo, che è il principe del male” (ib). E Papa Francesco chiarisce: «Proprio la convinzione che questo potere maligno è in mezzo a noi, è ciò che ci permette di capire perché a volte il male ha tanta forza distruttiva» (GeE 160).
 
E aggiunge subito: nessuno pensi che il diavolo “sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea” (GeE 161). Questa sarebbe già una grande tentazione che ci farebbe cadere nl tranello del malefico tentatore. E aggiunge: “Chi non voglia riconoscerlo si vedrà esposto al fallimento o alla mediocrità” (GeE 162). Ma, ovviamente non è il diavolo che deve avere l’ultima parola nella vita del cristiano incamminato sulla via della santità. “Per il combattimento abbiamo le potenti armi che il Signore ci dà: la fede che si esprime nella preghiera, la meditazione della Parola di Dio, la celebrazione della Messa, l’adorazione eucaristica, la Riconciliazione sacramentale, le opere di carità, la vita comunitaria, l’impegno missionario” (GeE 162).
 
Lo Spirito Santo corrobora il nostro itinerario verso la santità anche attraverso il dono del discernimento che “serve sempre per essere capaci di riconoscere i tempi di Dio e la sua grazia, per non sprecare le ispirazioni del Signore, per non lasciar cadere il suo invito a crescere” (GeE 169). Il discernimento è una grazia che non riguarda solo le persone più intelligenti o istruite. Non richiede abilità particolari, ma richiede la disposizione all’ascolto: il Signore, gli altri, la realtà stessa che sempre ci interpella in nuovi modi. Abbiamo bisogno di silenzio e preghiera prolungata per percepire il linguaggio di Dio, per interpretare il significato reale delle ispirazioni che pensiamo di aver ricevuto, per calmare le ansie e ricomporre l’insieme della propria esistenza alla luce di Dio. Tale atteggiamento di ascolto implica obbedienza al Vangelo come ultimo criterio, ma anche al Magistero che lo custodisce, cercando di trovare nel tesoro della Chiesa ciò che può essere più fecondo per l’oggi della salvezza; perché la rigidità non ha spazio davanti al perenne oggi del Risorto.
Il Papa ricorda, tuttavia, che “una condizione essenziale per il progresso nel discernimento è educarsi alla pazienza di Dio e ai suoi tempi, che non sono mai i nostri” (GeE 174).
 
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Che lo Spirito Santo infonda in noi un intenso desiderio di essere santi per la maggior gloria di Dio e incoraggiamoci a vicenda in questo proposito. La santità della classe di mezzo non è una perifrasi per giustificare una vita mediocre, ma è una saggia considerazione dell’impegno nel seguire ogni giorno la via della Beatitudini, la disponibilità, se necessario, a rinunziare a tutto per non privarsi dell’amore di Dio. Dunque santità non clericale o monacale, ma scelta popolare di vita. Così condivideremo una felicità che il mondo non ci potrà togliere.
 
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