Gaudete et exultate
Capitolo 4
Alcune caratteristiche della santità nel mondo attuale

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Nel quarto capitolo il Santo Padre Francesco enumera le caratteristiche di uno stile santo di vita. E propone alcune note indispensabili per comprendere lo stile di vita a cui Cristo chiama nel contesto attuale e che hanno particolare importanza a motivo di alcuni rischi e limiti della cultura di oggi, «dove si manifestano l’ansietà nervosa e violenta che ci disperde e debilita; la negatività e la tristezza; l’accidia comoda, consumista ed egoista; l’individualismo, e tante forme di falsa spiritualità senza incontro con Dio che dominano nel mercato religioso attuale» (GeE 111).
Il Papa indica “alcuni aspetti della chiamata alla santità e addita “cinque grandi manifestazioni dell’amore per Dio e per il prossimo che considero di particolare importanza a motivo di alcuni rischi e limiti della cultura di oggi”. (GeE 110)
 
1. Sopportazione, pazienza e mitezza.
Papa Francesco invita a “rimanere centrati, saldi in Dio che ama e sostiene. A partire da questa fermezza interiore è possibile sopportare, sostenere le contrarietà, le vicissitudini della vita, e anche le aggressioni degli altri, le loro infedeltà e i loro difetti” (GeE 112). Sopportazione e pazienza non sono segni di debolezza ma di vera forza. Anche se occorrerà ricorrere all’ancora della supplica per irrobustire la nostra capacità di pazienza. «Anche i cristiani – scrive poi il Papa – possono partecipare a reti di violenza verbale mediante internet... Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni rispetto per il buon nome altrui». «È significativo che a volte, pretendendo di difendere altri comandamenti, si passi sopra completamente all’ottavo: “Non dire falsa testimonianzaˮ, e si distrugga l’immagine altrui senza pietà» (GeE 115). Lì si manifesta senza alcun controllo che la lingua è «il mondo del male» e «incendia tutta la nostra vita, traendo la sua fiamma dalla Geenna (Gc 3,6)». Il santo, ricorda papa Francesco, «evita la violenza verbale» (GeE 116). «La fermezza interiore, che è opera della grazia, ci preserva dal lasciarci trascinare dalla violenza che invade la vita sociale – scrive il Papa – perché la grazia smorza la vanità e rende possibile la mitezza del cuore» (GeE 117).
Papa Francesco invita a non avere paura delle umiliazioni, e sostiene: “Senza di esse non c’è umiltà né santità. Se tu non sei capace di sopportare e offrire alcune umiliazioni non sei umile e non sei sulla via della santità. La santità che Dio dona alla sua Chiesa viene mediante l’umiliazione del suo Figlio: questa è la via” (GeE 118). E con un tratto di bella pedagogia spiega il Papa che le umiliazioni che costano non sono quelle grandi, quelle che paradossalmente potrebbero farti inorgoglire, ma le “umiliazioni quotidiane di coloro che sopportano per salvare la propria famiglia, o evitano di parlare bene di sé stessi e preferiscono lodare gli altri invece di gloriarsi, scelgono gli incarichi meno brillanti, e a volte preferiscono addirittura sopportare qualcosa di ingiusto per offrirlo al Signore” (GeE 119).
 
2. Gioia e senso dell’umorismo
Il santo deve essere capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo, pur senza perdere il senso della realtà. È la gioia della salvezza che si percepisce fin dalle prime pagine del Vangelo! Basti pensare alla Annunciazione, alla Visitazione di Maria a Elisabetta, quando la Vergine Maria esprime nel Magnificat tutta la sua gioia. Lungi dall’essere evasione e/o superficialità la gioia e il senso dell’umorismo hanno sempre caratterizzato i veri santi. La gioia, che è frutto dello Spirito Santo, è indice di speranza, è fiducia, è abbandono al grande amore di Dio. Il Papa, infatti, scrive con decisione che la santità «non implica uno spirito inibito, triste, acido, malinconico, o un basso profilo senza energia». Anzi, «il malumore non è un segno di santità» (GeE 126). E a volte la tristezza può essere segno di ingratitudine verso i doni di Dio. Individualismo e consumismo non possono offrire una reale gioia; il consumismo infatti non fa che appesantire il cuore. Insomma, il Signore «ci vuole positivi, grati e non troppo complicati» (GeE 127).
 
3. Audacia e fervore
La santità è parresia: è audacia, è fervore, è slancio evangelizzatore che lascia un segno in questo mondo (GeE 129). La parresia è l'incrollabile fiducia nella fedeltà di Cristo, che ci dà la certezza che nulla "potrà mai separarci dall'amore di Dio" (Rm 8,39). E’ Gesù stesso che ricorda: «Coraggio, sono io, non temete!» (Mc 6,50). «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
È interessante pensare alla santità come audacia. Ci vuole coraggio per diventare santi! E occorre alimentare il fervore che si traduca in passione, in entusiasmo per uscire dalla mediocrità tranquilla e anastetizzante. “Per l’abitudine noi non affrontiamo più il male e permettiamo che le cose “vadano come vanno”, o come alcuni hanno deciso che debbano andare. Ma dunque lasciamo che il Signore venga a risvegliarci! a dare uno scossone al nostro torpore, a liberarci dall’inerzia!” (GeE 137)
I santi sorprendono sempre.
 
4. In comunità
Papa Francesco sostiene che l’itinerario verso la santità è un viaggio da vivere in comunità. Infatti, come non si può vivere in maniera individualistica la fede, così neppure il cammino della santificazione poiché il Signore chiama a vivere la fede in famiglia, nella comunità e nella Chiesa. E scrive: “La comunità è chiamata a creare quello spazio teologale in cui si può sperimentare la mistica presenza del Signore risorto” (GeE 142). E conducendo per mano i figli della Chiesa il Santo Padre sottolinea che nella comunità si condivide la Parola, si celebra insieme l’Eucaristia che affratella e rende santa e missionaria la stessa comunità.
Occorre, tuttavia, prestare una attenzione significativa: in comunità non si devono ricercare gesti eclatanti, ma vivere “tanti piccoli dettagli quotidiani” (GeE 143). Sono i piccoli gesti d’amore quotidiani che rendono evangelica una comunità dove veramente “i membri si prendono cura gli uni degli altri” (GeE 145).
 
5. In preghiera costante
L’ultima caratteristica della santità indicata dal Papa Francesco è la preghiera fiduciosa, come “apertura abituale alla trascendenza” (GeE 147).  Non c’è santità senza preghiera, sostiene il Papa: una preghiera che si fa incontro con Dio, ascolto soave della voce del Signore, silenzio per discernere, alla luce dello Spirito, le vie di santità che il Signore propone. Stare con il Maestro, ascoltarlo e imparare da Lui, incontrare Lui nei sacramenti, soprattutto nell’Eucarestia.
Con sano realismo il Santo Padre ricorda che il silenzio orante non potrà mai essere inteso come un’evasione che neghi il mondo intorno a noi. “Nemmeno la storia scompare. La preghiera, proprio perché si nutre del dono di Dio che si riversa nella nostra vita, dovrebbe essere sempre ricca di memoria” (GeE 153). Chi prega deve guardare con un occhio il Trascendente, ma con l’altro la storia per vedervi riflesso il dito di Dio che tiene ciascuno di noi “nella sua memoria e non dimentica mai”.  
 
 
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