Come deve essere

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Come deve essere
un buon politico cristiano?
Ci sono politici che onorano il proprio cristianesimo anche in politica?
Quando affermano di orientarsi all’umanesimo cristiano, che cosa sottintendono?
E di fronte a scelte quali la bioetica, l’aborto, l’eutanasia, il testamento biologico, la politica famigliare, le coppie omosessuali ... seguono la dottrina sociale o morale della Chiesa?
E quando si parla di bene comune sanno che cosa significhi?
La dottrina sociale cristiana non offre soluzioni tecniche ai problemi politici, ma assicura che tali soluzioni si possono trovare in mondo coerente e finalizzato al bene, fornendo “il senso del senso” e stimolando le persone a proseguire nella ricerca e nell’impegno per migliorare questo mondo.
Il principio cardine dell’etica sociale è la dignità di ogni essere umano.
Lo scopo precipuo della politica è il raggiungimento del bene comune. E un elemento essenziale del bene comune è la sua comunitarietà, vale a dire, la sua estensione a tutte le persone e a tutti i settori della società: tutti, secondo le proprie condizioni, hanno il dovere di partecipare alla sua edificazione e il diritto di usufruirne.
La finalità del bene comune è, pertanto, quella di aiutare e facilitare la realizzazione di ogni persona umana, affinché essa sia di più, e progredisca secondo l’integra verità dell’uomo. Il bene comune non è la semplice somma degli interessi particolari, ma implica la loro valutazione e composizione, in base ad un’equilibrata gerarchia di valori e, in ultima analisi, ad un’esatta comprensione della dignità e dei diritti umani.
E’ vero che, in materia etica, la comunità cristiana non può imporre allo Stato le proprie posizioni, ma deve testimoniarle con la forza di una convinzione profonda, che metta in crisi le scelte di comodo. Ognuno ha il diritto di esercitare la propria libertà, ma nessuno può esigere il silenzio su argomenti in cui sono in gioco i valori più alti.
Forse che i politici cristiani preferiscono nascondersi dietro la vexata quaestio della laicità dello Stato, ovviamente mal compresa e pessimamente coniugata?
A ben vedere solo il cristianesimo è stato in grado di introdurre il principio di laicità nella storia: se il cristianesimo tradisce l’idea di laicitàtradisce se stesso, si deforma e diventa fondamentalista. Ma, allo stesso modo, se la laicità non prende sul serio il cristianesimo tradisce se stessa, si deforma e si perde. La verità del mondo appartiene a tutti noi insieme; il laicismo, rifiutando di capire cosa è bene e cosa male, è destinato al suicidio.
Ovviamente non basta invocare l’umanesimo cristiano, ma avere la consapevolezza che esso fonda (e non potrebbe che essere così!) nel magistero della Chiesa e nella teologia.
Contrariamente all’Islam, il cristianesimo non ha alcun programma politico concreto. Si tratta di accogliere quell’invito evangelico assai complesso a “essere perfetti” (Mt 5,48), a praticare già qui in terra “la giustizia nuova” (Mt 5,20) del Regno.
«La Chiesa ha un’alta stima per la genuina azione politica; la dice “degna di lode e di considerazione” (Gaudium et spes, n. 75), l’addita come “forma esigente di carità” (Octogesima adveniens, n. 46).
Credo che i politici cristiani dovrebbero avere una maggiore audacia e un maggior coraggio – dove sono queste virtù nella politica italiana? per dire “no” quando la dignità della persona umana è conculcata o quando i principi dell’ “umanismo cristiano” son ridicolizzati.
I politici cristiani sono sottoposti oggi a molteplici tentazioni. Confondere, ad esempio il pluralismo legittimo con l’indifferentismo o il relativismo etico.
In questi ultimi tempi si è assistito a una indecente ritirata da parte dei politici cristiani davanti alla assunzione di responsabilità in ordine ai temi etici.
Tutto per non passare come illiberali o assuefatti alla Chiesa.
Ma la fede cristiana è necessariamente politica: è un’illusione volerla rinchiudere nella naftalina delle sacrestie; il messaggio di Gesù sgretola i muri alzati a protezione dei propri privilegi.