Beata Vergine Maria Addolorata

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 ✠  Dal Vangelo secondo Giovanni 19,25-27
 
«In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e  aria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé». +++
 
La festa dell'esaltazione della Croce ha riproposto alla nostra meditazione la manifestazione della misericordia di Dio. La Croce esprime e rivela in modo perfetto la compassione di Dio per il nostro mondo. L'odierna festa mariana è significativamente congiunta a quella di ieri: dal cuore trafitto del Figlio sono sgorgati fiumi di acqua viva; da quella medesima sorgente divina è sgorgato il dono di Maria che ci è donata come segno della tenerezza misericordiosa di Dio.

Il Vangelo attesta che Maria “stava ai piedi della croce” con l’animo trafitto dalla spada del dolore, nel vedere l’amato Figlio subire l’infame supplizio della croce, come le aveva profetizzato il vecchio Simeone. Sul Calvario Maria fu accanto alla croce: “Stava in pianto la Madre addolorata presso la croce, da cui pendeva il Figlio”. ​ La Vergine Addolorata ha condiviso la passione del Figlio “entrandovi mediante la sua com-passione”
(S. Bernardo, cfr Omelia per la Domenica nell’Ottava dell’Assunzione). E lo stesso S. Bernardo aggiunge: «la forza del dolore trapassò la tua anima, e così non senza ragione ti possiamo chiamare più che martire, perché in te la partecipazione alla passione del Figlio, superò di molto, nell'intensità, le sofferenze fisiche del martirio» (Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate)
 
Il dolore di Maria che l’ha rende veramente addolorata ha la stessa connotazione del dolore di Cristo: anch’esso è via e strumento di redenzione in quanto Maria ha unito la sua sofferenza a quella del Figlio. Ella ha saputo e voluto partecipare al mistero salvifico, "associandosi con animo materno al sacrificio di Cristo, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da Lei generata" (Lumen Gentium, 58).
Per questo, proprio lì ai piedi della croce nel momento del massimo dolore, Maria è chiamata a diventare una seconda volta Madre; non più dell’Unigenito Figlio di Dio, ma degli uomini salvati dalla passione e morte di Cristo: “Donna ecco tuo Figlio” a indicare in Giovanni la Chiesa nascente. La sofferenza dell’Addolorata ai piedi della croce è dunque sofferenza vincitrice in forza della risurrezione del Figlio. Questa scena non stupisce dal momento che Maria fu la prima e la più fedele discepola di Gesù e, come il Figlio ha accettato la croce per la salvezza degli uomini, così lei gli fu più vicina in questa opera di redenzione non solo in quanto madre, ma ancor più come discepola, che accettò di completare in sé quello che mancava alla passione del Figlio.
 
La devozione ai dolori di Maria era già diffusa ai tempi di Jacopone da Todi, contemporaneo di Francesco d’Assisi, che compose la sequenza dello “Stabat Mater”. Ma la celebrazione della festa dell’Addolorata fu introdotta nella liturgia dal papa Pio VII, all’inizio dell’800.
I vangeli ci indicano sette dolori di Maria che sono stati presi in considerazione nella liturgia e nella devozione mariana.
  La profezia dell’anziano Simeone;
  La fuga in Egitto;
Lo smarrimento e il ritrovamento di Gesù dodicenne nel tempio a Gerusalemme.
  L’incontro della madre con suo figlio che cammina lungo la via cucis verso il luogo della crocifissione;
  Maria ai piedi della croce e partecipe delle sofferenze del suo Figlio morente;
  Maria che accoglie tra le sue braccia il figlio morto deposto dalla croce;
  Maria che affida al sepolcro il corpo di Gesù.
 
Cari Amici,
per capire l’Addolorata è necessario entrare nel mistero della passione di Cristo.
Ci orienta in questa riflessione la prima lettura della liturgia della parola tratta dalla lettera agli Ebrei
(5, 7-9). L’autore ispirato presenta Gesù sacerdote e vittima della nuova alleanza che riconcilia l’umanità con il Padre nell’unico e perfetto sacrificio del Verbo fattosi uomo. La funzione di sacerdote consiste nella preghiera di offerta che Gesù fa di se stesso alla volontà del Padre, ma proprio in questo egli sperimenta la sofferenza della vittima che si immola “con forti grida e lacrime” nella passione a cui Gesù va incontro con piena consapevolezza ed in spirito di obbedienza. Ed è proprio questa obbedienza che lo rese vittima perfetta e gradita al Padre, perché “pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì”, riparando così la disobbedienza degli uomini. Il gradimento del Padre che esaudì la preghiera del Figlio “per la sua pietà” si trasforma in risurrezione per Gesù ed in salvezza per noi: “divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono”.

 
Maria SS.ma si unì alla sofferenza della Croce non solo con la sua presenza fisica, ma soprattutto nella motivazione di amore al Figlio e agli uomini redenti da quel sangue versato per la remissione dei peccati.
Di fronte al mistero d’amore consumatosi sul Calvario sgorgano spontanei due sentimenti.
Il primo è un senso di gratitudine verso la Madre addolorata che ai piedi della croce Maria cooperò con il Figlio alla nostra redenzione.
Il secondo sentimento che suscita l’Addolorata è il desiderio di contemplare il Crocifisso, di lasciarci sorprendere ogni giorno da Lui. La croce è il grande mistero dell’amore di Dio per noi da contemplare senza fine.
 
Maria è per noi un eccelso modello. Lei non si è ripiegata su se stessa piangendo su di sé, dinanzi alla porta del sepolcro, ma ha continuato la missione del Figlio Suo, perseverante nella preghiera, insieme alla comunità che a poco a poco riprendeva il coraggio di seguire i passi proposti da Gesù (At 1, 8). Ha accolto nella sua casa il discepolo che Gesù le aveva affidato come figlio, ed insieme a lui, tutta la comunità. La sua fede incrollabile la spinge a camminare con i discepoli, ad aiutarli a capire tutto quello che il Suo Figlio aveva insegnato e predetto negli anni del ministero in mezzo al popolo.
 
Ricordava il papa emerito Benedetto XVI: “Maria è oggi nella gioia e nella gloria della Risurrezione. Le lacrime versate ai piedi della Croce si sono trasformate in un sorriso che nulla ormai spegnerà, pur rimanendo intatta la sua compassione materna verso di noi … Cercare il sorriso di Maria non è questione di sentimentalismo devoto o antiquato; è piuttosto la giusta espressione della relazione viva e profondamente umana che ci lega a Colei che Cristo ci ha donato come Madre”.

Preghiamo La Vergine Addolorata perché ci insegni a contemplare il Figlio crocifisso, perché non ci abituiamo a vederlo sulla croce, ma ci lasciamo sorprendere dal suo amore e impariamo a unire le nostre sofferenze a quelle del Figlio, come ha fatto lei, come prega la sequenza dello “Stabat Mater”.
 
Addolorata, in pianto 
la Madre sta presso la Croce 
da cui pende il Figlio. 
Immersa in angoscia mortale 
geme nell’intimo dei cuore 
trafitto da spada. 
Quanto grande è il dolore 
della benedetta fra le donne, 
Madre dell'Unigenito! 
Piange la Madre pietosa 
contemplando le piaghe 
del divino suo Figlio. 
Chi può trattenersi dal pianto 
davanti alla Madre di Cristo 
in tanto tormento?
Chi può non provare dolore 
davanti alla Madre 
che porta la morte del Figlio?
Per i peccati del popolo suo 
ella vede Gesù nei tormenti 
del duro supplizio. 
Per noi ella vede morire 
il dolce suo Figlio, 
solo, nell'ultima ora.
O Madre, sorgente di amore, 
fa' ch'io viva il tuo martirio, 
fa' ch’io pianga le tue lacrime. 
Fa' che arda il mio cuore 
nell’amare il Cristo-Dio, 
per essergli gradito.
 
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