Ascensione: tra cielo e terra

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A volte abbiamo l’impressione di vivere con una sindrome di forte abbandono.  Spesso svanisce anche la certezza della presenza di Dio nella nostra vita. E tutto sembra un segno sconvolgente della sua assenza. È come se, all'improvviso, si dovesse sperimentare il dolore di essere orfani. E restiamo in silenzio e disillusi. La tragedia è che questo sentimento non è riservato soltanto ai non credenti o atei. Anche i credenti sembrano destinati ad attraversare a volte una valle oscura. Dio si nasconde e non si lascia scorgere all'orizzonte della nostra vita. Se siamo "cercatori di Dio", non lo siamo per il divertimento. Cercare Dio è impegnativo.

La nostra fede confessa che Gesù ascese al cielo in anima e corpo. Con questa espressione, di conio semitico, ci viene detto che tutta la sua persona è entrata definitivamente nel regno della divinità. Egli che si abbassò e si è umiliato assumendo la condizione di servo, è stato glorificato come Signore. Inoltre, l'umiliazione sembra rivendicare per Lui la gloria.

Ma l'ascensione di Gesù in cielo non può essere per i cristiani l'inizio di una triste e lamentosa orfanità. E’ la presa di coscienza di una gioiosa e attiva responsabilità. Il Signore ha detto e sempre ripete ai suoi discepoli: "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura"

Se Cristo è vissuto confinato in un angolo della terra, ai suoi discepoli sono state aperte tutte le strade del mondo. Se Egli ha annunciato la buona novella del Regno di Dio, i discepoli hanno ricevuto il dono e il compito di completare questa missione. Se Egli fu il Signore della creazione, i suoi seguaci sanno di essere inviati a tutta la creazione. E’ interessante notare la conclusione del Vangelo di Marco: la missione dei discepoli è vincolata alla missione del Messia:
 
"Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio". In principio era il verbo. All'inizio della vita di Gesù. E all'inizio della missione della Chiesa. Prima di ascendere al cielo, Gesù ha seminato il seme della sua parola.
 
"Allora essi partirono e predicarono dappertutto". I discepoli di Gesù non sono stati chiamati a stare in ozio. Il loro “posto di loro” sono le strade.  E la loro missione la proclamazione della buona notizia che ci salva e ci costituisce comunità.

• "Il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano". Gesù promise ai suoi discepoli di essere sempre con loro. Ora sappiamo che sarà sempre in tutto il mondo attraverso di loro.
 

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