Ascensione
Testimoni e Benedetti

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Sono gli ultimi momenti di Gesù con i suoi. Fra poco li avrebbe lasciati definitivamente per entrare nel mistero del Padre. Egli non li avrebbe più accompagnati sulle strade del mondo come aveva fatto in Galilea. E la sua presenza non potrà essere sostituita da nessun altro.
Gesù aveva un solo pensiero:
      Che a tutti i popoli potesse essere predicato l'annuncio del perdono e della misericordia di Dio.
      Che tutti potessero ascoltare la chiamata alla conversione.
      Che nessuno andasse perduto.
      Nessuno avrebbe dovuto vivere senza speranza.
      Tutti avrebbero dovuto sapere che Dio conosce tutti i suoi figli e figlie e li ama di un amore immenso.
 
Ma chi avrebbe dovuto e potuto annunciare questa buona notizia?
Secondo il racconto di Luca Gesù ha voluto che questa missione fosse affidata a dei "testimoni".  Nel nome di Gesù «saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».
È questa la consegna e il mandato missionario del Cristo risorto prima della sua ascensione. «Di questo voi siete testimoni». Essere testimoni di Gesù, essere di coloro che comunicano la loro esperienza di un Dio buono e contagiano con il loro stile di vita il mondo perché sia un mondo più umano.

Ma Gesù conosceva bene i suoi discepoli. Essi erano deboli e codardi. Dove avrebbero trovato il coraggio di testimoniare qualcuno che è stato crocifisso dal rappresentante dell'Impero romano e dai Capi religiosi del Tempio?
Gesù li rassicurò: «Io manderò su di voi colui che il Padre mio ha promesso». E così non sarebbe mai mancata loro la «potenza dall’alto». Lo stesso Spirito di Dio li avrebbe difesi: il Paràclito!

Per esprimere graficamente la volontà di Gesù l'evangelista Luca descrive l’Ascensione in modo assai suggestivo: Gesù tornò al Padre alzando le mani e benedicendo i suoi discepoli. È stato il suo ultimo gesto. Gesù entrò nel mistero insondabile di Dio e sul mondo discese la sua benedizione.

La benedizione è una pratica radicata in quasi tutte le culture. Ebraismo, Islam e Cristianesimo hanno sempre dato una grande importanza alla benedizione.
I cristiani tuttavia sembrano aver dimenticato di essere i destinatari della benedizione di Gesù, anche se non sono pochi coloro che sottolineano il suo contenuto profondo e la necessità di recuperarla.
Benedire è dire-bene! La benedizione è, soprattutto, desiderare il bene alle persone che troviamo sulla nostra strada. Volere il bene incondizionatamente e senza riserve. Augurare la salute, il benessere, la gioia … tutto ciò che può aiutare a vivere con dignità.
Colui che benedice elimina dal proprio cuore altri atteggiamenti poco salutari come l'aggressività, la paura, l’ostilità o l’indifferenza. Non si può benedire e, allo stesso tempo, vivere condannando, biasimando, mormorando, rifiutando, odiando o, forse, maledicendo. Benedire è augurare a qualcuno il bene dal profondo del proprio cuore, anche se non siamo noi la fonte della benedizione, ma i testimoni e i portatori. La fonte è il Dio Creatore, origine e causa di ogni bene.
 
Il nostro primo compito è quello di essere testimoni della bontà e della bellezza di Dio. Mantenere viva la speranza. Non arrendersi al male. Questo mondo che si presenta spesso come un "inferno" non è un mondo perduto. Dio lo guarda e lo custodisce con tenerezza, con misericordia e compassione.
Anche oggi è possibile cercare il bene, fare il bene, diffondere il bene. È possibile lavorare per un mondo più umano e uno stile di vita più salutare. Possiamo essere più solidali e meno egoisti. Più sobri, più austeri e meno schiavi del denaro e del consumismo.
 
Nella Chiesa di Gesù abbiamo dimenticato che la prima cosa è quella di promuovere una "pastorale della bontà". Ce lo ricorda con audace costanza il Santo Padre Francesco che sollecita la Chiesa tutta e tutti noi a scoprire la Misericordia altro nome di Dio e “architrave della Chiesa”, a predicare la Gioia del Vangelo, a promuovere la Letizia dell’Amore.
 
In questo modo diventeremo e saremo i testimoni e i profeti di Gesù che nella sua esistenza terrena e soprattutto nella sua vita apostolica ha seminato gesti e parole di bontà. Così risvegliò nel popolo della Galilea la speranza in un Dio Salvatore. Gesù è una benedizione e noi dobbiamo ricordarlo. La festa dell'Ascensione è un invito ad essere portatori e testimoni della benedizione di Cristo per l'umanità.
 
Inoltre la festa dell'Ascensione del Signore ci ricorda che, conclusa la presenza storica di Gesù, viviamo "il tempo dello Spirito", tempo di creatività e di crescita responsabile. Lo Spirito non fornisce ai seguaci di Gesù "ricette eterne". Ci dà luce e l’incoraggiamento per andare alla ricerca di nuovi sentieri per riprodurre ora-e-qui la sua presenza. E così conduce tutti fino a tutta la verità di Gesù.

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