Apri la tua porta!
è vicino il natale del Signore!

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Sono gli ultimi giorni prima del Natale. La preghiera della Chiesa si eleva al Dio che si fa Bambino con gli antichi e venerati titoli messianici che compaiono nella Sacra Scrittura:  sono le cosiddette antifone «O». Ciascuna di esse comincia infatti con un'invocazione - «O» - rivolta al Signore Gesù. Questo settenario è molto antico: risale al tempo di papa Gregorio Magno, attorno agli anni 600, e si proclamano nei sette giorni che, alla fine dell'Avvento, precedono la celebrazione del Natale.

 

O Sapienza, che esci dalla bocca dell'Altissimo vieni, insegnaci la via della saggezza

O Signore, guida della casa d'Israele …vieni a liberarci con braccio potente

O Germoglio di Iesse …vieni a liberarci, non tardare.

O Chiave di Davide, vieni, libera l'uomo prigioniero che giace nelle tenebre

O Astro che sorgi ... illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte

O Re delle genti …vieni e salva l'uomo che hai formato dalla terra

O Emmanuele, nostro re ..vieni a salvarci

 

È anche un tempo mariano, in cui la Chiesa contempla Maria come Vergine della Speranza, e anche, in virtù di queste antifone, Maria è conosciuta come la Vergine dell'«O».

 

Stiamo aspettando il Dio Bambino. Pertanto, potremmo chiederci cosa ci aspettiamo veramente a Natale? O meglio: chi stiamo aspettando a Natale? Forse siamo ai margini della festa: il folklore, le luci e gli addobbi, i doni, gli incontri di famiglia e amici, hanno finito per nascondere il centro e il fulcro illuminante della natività. Tutto questo rischia di “sequestrarci” il vero Natale!

Molti nostri contemporanei parlano tanto del Natale, ma dimenticano Colui deve essere al centro del Natale. La festa è per lui. E invece ci stiamo giocando anche il Natale che non è più una festa cristiana, ma una festa che non fa posto al Festeggiato!

Ricordiamolo sempre: il temporaneo scade, mentre l'Eterno rimane. I beni terreni finiscono, appartengono a un tempo limitato; tuttavia, Dio è eterno e così è il suo amore. Dio viene a noi perché vuole condividere con noi la sua felicità eterna. L'amore umano si basa sull'amore di Dio che ha mandato suo Figlio, Gesù Cristo nel mondo per mostrarci quanto ci ama.

 

Dovremmo, invece,  approfondire il senso pieno del Natale, che è narrato in questi termini dal Vangelo: «Si compirono per lei [Maria] i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo» (Lc. 2, 6-7). Siamo chiamati a focalizzare lo sguardo della fede sull'avvenimento raccontato in modo così sobrio, ma così decisivo. Natale è memoria  di Dio, fatto Bambino; Dio che ha preso la nostra carne; Dio che abbraccia la nostra vita per riempirci della sua ricchezza. E questo riempie sempre il cuore dell'uomo di luce e gioia, perché siamo stati creati per amare ed essere amati, da tante persone ma, fondamentalmente, da Dio.

 

Quest'anno il Natale è segnato dai limiti stabiliti dalle autorità sanitarie. Gli incontri con le famiglie e con gli amici non saranno numerosi come in altre occasioni. Ma al di là di queste situazioni limitanti, non dimentichiamoci di Colui che ci ama in modo così sorprendente e da venire a portare luce, speranza, forza, consolazione. 

 

Nella notte santa del Natale non dovremmo andare a dormire senza aver aperto la porta del nostro cuore al Dio Bambino. Che non la trovi chiusa come avvenne a Betlemme, dove non c’era posto per Lui, né per Maria né per Giuseppe. È vero che il nostro cuore può assomigliare a quella povera mangiatoia. Ma Dio non rifugge dalle nostre povertà e limitazioni. Viene per essere luce nelle nostre tenebre, amore nel nostro decadimento, conforto e forza nella precarietà. 

 

Che in quella notte santa possiamo dirgli: Signore Gesù, ti aspetto con tutto il desiderio del mio cuore. Vieni ad abitare nella povera mangiatoia della mia vita. Ti aspetto con tutta l'anima. Vieni Signore Gesù!

 

E da questa attesa scaturirà la speranza vera e definitiva. 

San Tommaso d'Aquino disse che la speranza consiste nella certezza di realizzare, attraverso l'Amico, ciò che con la mia forza non ne sarei capace. E questo Amico è Gesù che non ci chiama più servi, ma amici (Gv 15,15). 

Colui che è diventato amico e fratello viene a portarci la vita, la pace, la misericordia la tenerezza e l'eternità che il mondo da solo non può raggiungere. 

 

È questo Amore infinito incarnato nel grembo di Maria che aspettiamo a Natale. In questo Bambino è presente la speranza vera e definitiva. 

E al Bambino di Betlemme, magari davanti al presepe delle nostre case, ripetiamo con l’entusiasmo del cuore: «Tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo Gesù Cristo». 
È il Natale che la Chiesa annuncia. 
È il Natale della nostra fede.

 

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