Amoris lætitia - Capitolo 8°
Accompagnare, discernere e integrare la fragilità

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Solo chi si lascia veramente conquistare dalla dinamica dell’amore   con le sue fatiche e i suoi ardori, con i suoi desideri e i suoi dolori, può comprendere il capitolo VIII della Lettera Apostolica Amoris laetitia: Discernere, accompagnare, integrare la fragilità. È forse la parte più difficile dell’Esortazione. Difficile e complessa perché affronta le situazioni delle famiglie con il cuore ferito.              
 
Infatti, l'ottavo capitolo di Amoris laetitia è un invito alla misericordia e al discernimento pastorale in situazioni che non corrispondono pienamente a ciò che il Signore propone. Il Papa ribadisce che non si debba affatto rinunciare a illuminare la verità del cammino della fede e le forti esigenze della sequela del Signore, come ha sottolineato all’inizio. Al contrario, esorta ad assumere lo sguardo e lo stile di Gesù che ha chiaramente espresso emanifestato nelle sue parole, nei  suoi gesti, nei suoi incontri. Il Santo Padre richiama il fatto che ci sono anche “altre forme di unione che contraddicono radicalmente questo ideale, mentre alcune lo realizzano almeno in modo parziale e analogo” e in queste ultime il Papa colloca i credenti conviventi o quelli uniti solo con matrimonio civile. In ogni caso, la Chiesa “non manca di valorizzare gli ‘elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più’ al suo insegnamento sul matrimonio” (292).
 
Il Papa usa tre fonemi molto significativi: guida, discernimento e integrazione che sono fondamentali per affrontare situazioni di fragilità complesse o irregolari. Il capitolo ha sezioni sulla necessità di gradualità nella pastorale; l'importanza del discernimento; norme e circostanze attenuanti nel discernimento pastorale; e, infine, quello che il Papa chiama la "logica della misericordia pastorale".
 
Il Capitolo otto è molto ricco di sensibilità. Nel leggerlo ci si deve ricordare che "il compito della Chiesa è spesso simile a quella di un ospedale da campo" (291). Qui il Santo Padre è alle prese con i risultati dei Sinodi sulle questioni controverse. Egli ribadisce ciò che è il matrimonio cristiano, e aggiunge che "alcune forme di unione contraddicono radicalmente questo ideale, mentre altre lo concretizzano almeno in modo parziale e analogo”. La Chiesa, pertanto, "non trascura gli elementi costruttivi in quelle situazioni che non ancora o non corrispondono più al suo insegnamento sul matrimonio" (292).
 
Per quanto riguarda il discernimento nelle situazioni "irregolari" il Papa afferma: "Vi è la necessità 'di evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle varie situazioni' e di essere attenti, quando serve, a come le persone provano disagio a causa della loro condizione" (296). E continua: "È una questione di raggiungere a tutti, di aver bisogno di aiutare ogni persona a trovare il suo corretto modo di partecipare alla comunità ecclesiale e quindi di sperimentare di essere toccato da una grazia' immeritata, incondizionata e gratuita'"(297). E ancora: “Chi ha divorziato ed è entrato in una nuova unione, per esempio, può trovarsi in una varietà di situazioni, che non devono essere incasellate o inserite in classificazioni troppo rigide che non lasciano spazio ad un adeguato discernimento personale e pastorale" (298).
 
In questa linea, raccogliendo le osservazioni di molti Padri sinodali, il Papa afferma che "i battezzati che sono divorziati e risposati civilmente necessitano di essere più pienamente integrato nella comunità cristiane con una varietà di modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo". "La loro partecipazione può essere espressa in diversi servizi ecclesiali... Queste persone hanno bisogno di sentirsi membri e non scomunicati dalla Chiesa, ma come membra vive, capaci di vivere e crescere nella Chiesa... Questa integrazione è necessaria anche nella cura e educazione cristiana dei loro figli" (299).
 
Il Papa fa una dichiarazione molto importante per comprendere l'orientamento e il significato della Esortazione: "Se consideriamo l'immensa varietà di situazioni concrete ... è comprensibile che né il Sinodo né questa Esortazione potrebbero essere tenuti a fornire una nuova serie di regole generali, canoniche in natura e applicabili a tutti i casi. Ciò che serve è semplicemente un rinnovato incoraggiamento a intraprendere un discernimento personale e pastorale responsabile di casi particolari, che sappia riconoscere che, poiché 'il grado di responsabilità non è uguale in tutte i casi", le conseguenze o gli effetti di una regola non devono essere necessariamente sempre gli stessi” (300). Il Papa sviluppa in modo approfondito le esigenze e le caratteristiche del percorso di accompagnamento e il discernimento necessario per un dialogo profondo tra i fedeli e i loro pastori.
 
A tal fine il Santo Padre ricorda le riflessioni della Chiesa su "fattori e situazioni attenuanti" per quanto riguarda l'attribuzione delle responsabilità e le responsabilità per le azioni; e basandosi su San Tommaso d'Aquino, che si concentra sul rapporto tra regole e discernimento afferma: "È vero che le disposizioni generali enunciano un bene che non può mai essere ignorato o trascurato, ma nella loro formulazione non possono fornire la soluzione a tutte le situazioni particolari. Allo stesso tempo, va detto che, proprio per questo, ciò che fa parte di un discernimento pratico in particolari circostanze non può essere elevato al livello di una regola" (304).
 
A questo punto sembra interessante affermare a tutto tondo che Amoris laetitia non dice che i divorziati risposati possono ricevere la comunione. Papa Francesco fa un passo pastorale in avanti oltre quello fatto da Familiaris Consortio. Il documento di Giovanni Paolo II aveva tolto la scomunica ai divorziati risposati ma aveva ribadito il divieto alla ammissione all’eucarestia di tali fratelli e sorelle. Papa Francesco fa un passo avanti e dice: parliamone! E suggerisce la via antica della prassi ecclesiale. Come ogni peccatore questi sposi interroghino la loro coscienza, si rivolgano al loro confessore, scelgano un padre spirituale. Espongano la loro situazione; avviino in itinerario di discernimento spirituale severo e sincero. E sia il confessore a orientare il penitente verso quella prassi sacramentale che sarà ritenuta possibile, praticabile epiù idonea anche in un contesto di gradualità.

Non v’è alcun dubbio che la situazione morale di colui che ha celebrato il sacramento del matrimonio, si è separato, ha divorziato e si è risposato è oggettivamente di peccato grave. Il confessore o il padre spirituale, come tutti i confessori nei confronti di ogni penitente, faciliterà la comprensione della piena responsabilità soggettiva della colpa e indicherà, eventualmente, la prassi sacramentale.
 

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