Amoris lætitia - Capitolo 8°/3
Il numero 305 dell ’Esortazione apostolica

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Una riflessione che si rispetti non può evitare di considerare anche il punto più dififficile di Amoris laetitia. In esso si legge: “A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa”. A questo punto il testo rinvia alla nota 351: “In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli».

 

Esaminiamo che cosa sostiene Papa Francesco. Il Pontefice dice “in certi casi”.

In verità la prassi pastorale e morale della Chiesa conosce solo due casi in cui è possibile che i divorziati risposati possano accostarsi alla mensa eucarística.

1.  Quando vi sia la certeza morale che il primo matrimonio sia nullo, ma non esistano le prove sufficienti per procedere alla dichiarazione di nullità canonica da parte di un Tribunale Ecclesiastico.

2.  Quando la copia di divorziati risposati per motivi differenti non possono rompere la nuova unione, ma si impegnano a vivere astenendosi dagli atti propri dei coniugi.


In questi due casi, sostenuti e guidati da un padre spirituale, è possibile che questi fratelli e sorelle si accostino alla Comunione tenendo, tuttavia, presente di evitare il pericolo di scandalo. In sostanza è questa la dottrina di Familiaris consortio.

Occorre inoltre tener ben presente che Papa Francesco scrive: “è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato”… Ciò non vuol dire che il Santo Padre abbia autorizzato di dare la comunione ai divorziati. Questo il Papa non lo ha detto e tanto meno lo ha autorizzato!

Il testo di Amoris laetitia è composto di oltre 56.000 parole. Ma il papa Francesco non ha scritto queste 8 parole: Si può dare la comunione ai divorziati risposati! Non lo ha scritto! Non c’è in tutto il testo. E se il Papa non le ha scritte nessuno può intrudurle, nessuno può dire che da qualche parte siano state scritte, nessuno può fingere che siano state scritte!

 

Papa Francesco nei fatti non ha mai neppure pensato di andare contro il magistero della Chiesa e dei Papi suoi predecessori. Egli ha ben presente il pensiero di «Familiaris consortio», dove si legge: «La Chiesa ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia» (FC 84).


In «Reconciliatio e paenitentia», Giovanni Paolo II spiega: «Mi riferisco a certe situazioni, oggi non infrequenti, in cui vengono a trovarsi cristiani desiderosi di continuare la pratica religiosa sacramentale, ma che ne sono impediti dalla condizione personale in contrasto con gli impegni liberamente assunti davanti a Dio e alla Chiesa… La Chiesa non accetta di chiamare bene il male e male il bene. Basandosi su questi due principi complementari, la Chiesa non può che invitare i suoi figli, i quali si trovano in quelle situazioni dolorose, ad avvicinarsi alla misericordia divina per altre vie, non però per quella dei sacramenti della penitenza e dell'eucaristia, finché non abbiano raggiunto le disposizioni richieste» (RP 34).


E Papa Benedetto XVI in «Sacramentum Caritatis», reitera: «Il Sinodo ha riservato alle situazioni dolorose in cui si trovano non pochi fedeli che, dopo aver celebrato il sacramento del Matrimonio, hanno divorziato e contratto nuove nozze… Il Sinodo dei Vescovi ha confermato la prassi della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura (cfr Mc 10,2-12), di non ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato e la loro condizione di vita oggettivamente contraddicono quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa che è significata ed attuata nell'Eucaristia» (SC 29).


Per l’ermeneutica della conintuità non si può attribuire a Papa Francesco l’intenzione di mutare questa dottrina del Magistero e sarebbe inutile e pernicioso cotrapporre un Papa a l’altro e un Sinodo contro gli altri. Chi si diletta in questo gioco vile e sotterraneo non fa davvero un buon servizo né al Papa né alla Chiesa!

 
Non v’è dubbio che sia urgente e necessario accogliere l'invito di Papa Francesco e dei suoi Predecessori per promuovere una atentica integrazione dei divorziati risposati nella comunità della Chiesa, ma non compromettendo la verità della pratica sacramentale della Chiesa medesima. La prudenza e discernimento favoriranno la ricerca di una via nuova e giusta.

 
L’Eucarestia non può diventare un terreno di scontro fazioso tra presunti modernisti e presunti tradizionalisti. L'Eucaristia è un sacramento necessario per la vita cristiana e per il cammino spirituale. Tuttavia a esso ci si deve accostare con le disposizioni richieste come suggeriscono i testi di Matteo 22,1 1-14 e 1 Corinzi 11, 27-30.


Ma non vorrei che questo dibattito sia più accademico che pastorale.

La mia limitata esperienza mi fa dire che coloro che si sono sposati in Chiesa convintamente e poi, per le vicende difficili e complesse della vita hanno messo fine al loro matrimonio sacramentale contratto validamente e si sono risposati civilmente, sanno meglio di tutti che non posso pretendere di ricevere la comunione come coloro che nonostante le moltissime traversie continuano a vivere la loro unione sponsale con fedeltà, perpetuità, e unicità.

E’ una questione di scelta di vita… fin che morte non separi!   

 

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