Amoris lætitia - Capitolo 7°
Rafforzare l’educazione dei figli

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Il settimo capitolo della Esortazione apostolica post-sinodale Amoris lætitia è l’ultimo dei 7 capitoli introduttivi che costituiscono le facce di questo prezioso poliedro che è la vita quotidiana delle famiglie. È dedicato alla educazione dei figli: la loro formazione etica, l'apprendimento della disciplina che può includere una punizione, il paziente realismo, l'educazione sessuale, trasmettere la fede e, più in generale, la vita familiare come un contesto educativo. La saggezza pratica presente in ogni paragrafo è notevole, soprattutto l'attenzione a quei graduali, piccoli passi "che possono essere compresi, accettati e apprezzati" (271).
 
C'è un punto particolarmente interessante e pedagogicamente fondamentale in cui il Santo Padre Francesco afferma chiaramente che "ossessione, tuttavia, non è istruzione. Non possiamo controllare tutte le situazioni che un bambino può sperimentare... Se i genitori sono ossessionati di sapere sempre dove sono i loro figli e controllare tutti i loro movimenti, essi cercheranno solo di dominare lo spazio. Ma questo non è un modo di educare, rafforzare e preparare i bambini ad affrontare le sfide. Ciò che è più importante è la capacità di aiutarli con amore a crescere nella libertà, la maturità, la disciplina generale e reale autonomia" (260).
 
Il Papa propone ai genitori una autenmtica formazione fondata sul “dialogo educativo che coinvolga la sensibilità e il linguaggio proprio dei figli” (264), in un attenggiamento di grande coerenza una formazione etica efficace implica il mostrare alla persona fino a che punto convenga a lei stessa agire bene. Oggi è spesso inefficace chiedere qualcosa che esiga sforzo e rinunce, senza mostrare chiaramente il bene che con ciò si potrebbe raggiungere” (265).
 
Con accenti pedagogi davvero innovativi il Papa ricorda che “l’educazione morale è un coltivare la libertà mediante proposte, motivazioni, applicazioni pratiche, stimoli, premi, esempi, modelli, simboli, riflessioni, esortazioni, revisioni del modo di agire e dialoghi che aiutino le persone a sviluppare quei principi interiori stabili che possono muovere a compiere spontaneamente il bene” (267).
 
Ma nell’opera educativa deve prevedere in considerazione il valore della sanzione perché bambini e adolescenti si rendano conto che “le cattive azioni hanno delle conseguenze” (268). Ma in termini positivi Papa Francesco invita a orientare i figli a chiedere perdono, a riparare il danno causato agli altri, a riconoscere con gratitudine che è stato un bene per lui crescere in una famiglia, a sopportare le esigenze imposte da tutto il processo formativo. Insomma il Papa è persuaso che “corretto con amore si sente considerato, percepisce che è qualcuno, avverte che i suoi genitori riconoscono le sue potenzialità” (269).
 
Papa Francesco ricorda che l’opera educativa esige paziente realismo e assicura che “i contributi preziosi della psicologia e delle scienze dell’educazione mostrano che occorre un processo graduale nell’acquisizione di cambiamenti di comportamento, ma anche che la libertà ha bisogno di essere incanalata e stimolata, perché abbandonata a sé stessa non può garantire la propria maturazione” (273).
 
Non poteva mancare da parte del Papa l’indicazione del luogo priviegiato dell’opera educativa: infatti, scrive: "la famiglia è la prima scuola dei valori umani, dove si impara il buon uso della libertà” (274).
La famiglia è l’ambito della socializzazione primaria, è il primo luogo in cui si impara a collocarsi di fronte all’altro, ad ascoltare, a condividere, a sopportare, a rispettare, ad aiutare, a convivere, a recuperare la prossimità, a prendersi cura, ecc. Non manca un riferimento alle tecnologie della comunicazione che se ben utilizzate possono essere utili per collegare anche i membri della famiglia.
 
È significativa l’attenzione che il testo dedica alla educazione sessuale, un tema relativamente nuovo nella pastorale della Chiesa. L’Esortazione ne sostiene la necessità soprattutto oggi “in un’epoca in cui si tende a banalizzare e impoverire la sessualità”. Essa va realizzata “nel quadro di un’educazione all’amore, alla reciproca donazione” (280). "Sì all'educazione sessuale". Il bisogno è lì e dobbiamo chiederci "se le nostre istituzioni educative hanno raccolto questa sfida... in un'epoca in cui la sessualità tende ad essere banalizzata e impoverita". La sana educazione deve essere effettuata "nel quadro più ampio di una formazione all’amore, al reciproco dono di sé" (280). Il testo avverte che l'espressione 'sesso sicuro' trasmette "un atteggiamento negativo verso la naturale finalità procreativa della sessualità, come se un eventuale bambino fosse un nemico da cui proteggersi. Questo modo di pensare promuove il narcisismo e l'aggressività in luogo dell’accettazione" (283).
 
Ma “l’educazione dei figli dev’essere caratterizzata da un percorso di trasmissione della fede” (287). Il Papa è persuaso che “la famiglia deve continuare ad essere il luogo dove si insegna a cogliere le ragioni e la bellezza della fede, a pregare e a servire il prossimo” (287). Ovviamente “la trasmissione della fede presuppone che i genitori vivano l’esperienza reale di avere fiducia in Dio, di cercarlo, di averne bisogno …” (287). È fondamentale, infatti che i figli vedano il loro rapporto con Dio nelle azioni quotidiane a partire dallapreghiera personale e familiare e dalle espressioni della pietà reliogiosa e popolare.
E il Santo Padre conclude il capitolo settimo affermando: “l’esercizio di trasmettere ai figli la fede, nel senso di facilitare la sua espressione e la sua crescita, permette che la famiglia diventi evangelizzatrice, e che spontaneamente inizi a trasmetterla a tutti coloro che le si accostano, anche al di fuori dello stesso ambiente familiare” (289).
Così le famiglie saranno vere Chiese domestiche e fermento evangelizzatore nella società.

 

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